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E - IMPEGNI ASSUNTI DALL’ULCES ED I PIÙ IMPORTANTI RISULTATI CONSEGUITI  (*)

 


Nel corso delle attività svolte dall’Anfaa, di cui al precedente capitolo, era emersa anche l’estrema gravità delle condizioni di vita dei minori con disabilità, in particolare intellettiva, soprattutto di quelli ricoverati in istituti a carattere di internato (1).
La situazione si presentava molto complessa e difficile da affrontare, in quanto caratterizzata da un esteso e spietato rifiuto sociale che si manifestava anche e soprattutto nei settori dell’assistenza, della sanità, della prescuola, dell’istruzione dell’obbligo e dell’inserimento lavorativo.
Tenuto conto degli inevitabili e fortissimi ostacoli che avrebbero sicuramente contrastato le iniziative dirette al rispetto delle esigenze vitali e dei diritti costituzionali di questi nostri concittadini, l’Anfaa, superando difficoltà di varia natura, aveva operato per la costituzione di un raggruppamento di organizzazioni sociali.
Era stata quindi creata una federazione, l’Uipdm (Unione per la promozione dei diritti del minore, ora Ulces – Unione per la lotta contro l’emarginazione sociale), alla quale avevano aderito le due scuole di servizio sociale operanti a Torino (Onarmo e Unsas), alcune associazioni (2) e diverse persone che si erano impegnate a «svolgere ogni attività a favore dei minori, in particolare di quelli minorati fisicamente o psichicamente, abbandonati, esposti all’abbandono o comunque bisognosi di aiuto, al fine di rendere concreti ed effettivi i principi sanciti dalla Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo approvata dalle Nazioni Unite il 20 dicembre 1959» (3).
L’Uipdm era presieduta da Emilio Germano, magistrato a capo della prima Sezione civile del Tribunale di Torino e collaboratore del giornale “La Stampa” di Torino; Vice Presidenti i direttori delle scuole di servizio sociale (Don Aldo Guglielmo Ellena e Maria Luisa Addario), segretario Francesco Santanera.
Il primo e allarmante problema affrontato dall’Uipdm aveva riguardato l’iniziativa dell’Amministrazione provinciale di Torino diretta alla costruzione di un istituto neuro-psico-pedagogico di ben 500 posti letto (4), di cui erano già stati individuati sia la localizzazione, sia il finanziamento.
Nella relazione predisposta dall’Amministrazione provinciale di Torino “Studio delle prospettive per l’apertura di un istituto neuro-psico-pedagogico provinciale” «per l’assistenza e il recupero dell’infanzia anormale psichica e disadattata», veniva precisato che, alla data del 30 giugno 1965, i ricoverati a carico dell’ente erano mille e duecento, collocati in 64 istituti, in gran parte situati fuori del Piemonte. I ricoveri concernevano anche «minori con un deficit intellettivo rilevante, ma con qualche fondamento di limitato ed orientato recupero». Veniva altresì puntualizzato che «i ricoveri del 1952/3 riguardavano minori tutti gravi, spedalizzati in manicomio od in istituti di tipo manicomiale» (5).
Essendo rimasti infruttuosi i contati presi con Assessori e Consiglieri della Provincia di Torino, nonché con le altre Autorità interessate, l’Uipdm decideva di organizzare un incontro pubblico, la “Tavola rotonda sull’assistenza ai subnormali con particolare riferimento al progettando istituto neuro-psico-pedagogico”, tenutasi il 29 marzo 1966 a Torino.
Le relazioni introduttive erano state svolte dai seguenti esperti: Umberto Dell’Acqua, Dirigente del Centro di formazione e assistenza per minorati in età evolutiva del Comune di Milano; Angelo Donelli, Direttore dell’Ente Scuola Assistenti Educatori di Milano; Alberto Giordano, Docente di neuropsichiatria infantile; Manuel Gutierrez, Docente di psicologia differenziale e clinica, nonché Direttore del Centro medico psico-pedagogico del Pontificio Ateneo Salesiano di Roma; Aurelia Vaccarino Castagnone, Assistente sociale ed esperta del Comitato regionale piemontese della programmazione economica.
I contenuti delle relazioni, la partecipazione di quasi 500 persone ed i numerosi interventi decisamente contrari al progettato istituto avevano creato le condizioni per la rinuncia dell’iniziativa da parte dell’Amministrazione provinciale di Torino (6).
Da notare che le iniziative dell’Uipdm e delle altre organizzazioni, dirette ad evitare la costruzione del mega istituto, erano state continuamente ostacolate dall’Anffas che, come era emerso nei mesi successivi, già allora intendeva creare una propria struttura a carattere di internato, denominato inizialmente “Villaggio del subnormale”(7).
La positive risultanze dell’iniziativa dell’Uipdm avevano indotto molti esperti e numerose istituzioni pubbliche e private a riconsiderare le problematiche relative all’istituzionalizzazione di minori e di adulti, nonché a valutare le possibili alternative.
Le questioni da affrontare erano assai complesse, anche in relazione alla presenza di oltre 50 mila enti e uffici pubblici operanti nel settore dell’assistenza, nonché di un nugulo di strutture private: tutti uniti nel non voler modificare le loro posizioni.
L’obiettivo dell’Uipdm era il trasferimento ai Comuni singoli o associati di tutte le competenze in materia di assistenza sociale, allora gestite dalle Province, dall’Onmi – Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, dagli Eca – Enti comunali di assistenza (8), dai Patronati e dalle Casse scolastiche, nonché dai 25 enti nazionali per gli orfani e assimilabili e dalle moltitudini delle altre istituzioni pubbliche (9).
Tenuto conto delle numerose e gravissime carenze delle norme allora vigenti che molto spesso negavano le vitali esigenza delle persone con disabilità, l’Uipdm, dopo aver effettuato le opportune ricerche informative e concordato le alternative, predisponeva il testo della proposta di legge d’iniziativa popolare “Interventi per gli handicappati psichici, fisici, sensoriali ed i disadattati sociali” (10).
La raccolta delle firme, oltre 200mila, era stata molto impegnativa in quanto erano coinvolte numerose organizzazioni di tutte le Regioni. Inoltre, contemporaneamente alle singole sottoscrizioni della proposta, era obbligatoria l’autenticazione da parte di un notaio o di un cancelliere della Pretura o del Tribunale del luogo oppure di un giudice conciliatore o di un segretario comunale.
In data 21 aprile 1970 aveva avuto luogo la prima presentazione al Senato della proposta di iniziativa popolare con allegate 66.420 firme. Successivamente erano state raccolte altre 130mila sottoscrizioni.
I risultati ottenuti dall’Uipdm erano stati molto positivi. A seguito delle centinaia di incontri, organizzati per la raccolta delle firme, a decine di migliaia di persone, a centinaia di amministratori di servizi pubblici e di strutture private, nonchè a numerose organizzazioni sociali erano state fornite informazioni sulle esigenze vitali dei cittadini con disabilità, nonché sulle occorrenti prestazioni (11), creando quindi le condizioni per l’approvazione della legge 118/1971, che stabiliva per la prima volta numerose disposizioni a favore degli invalidi civili (assistenza sanitaria, pensione di inabilità, assegno di accompagnamento, preparazione professionale, eliminazione delle barriere architettoniche, frequenza scolastica, ecc.).

Altre iniziative dell’Uipdm e dell’Ulces

Fra le molteplici iniziative assunte dall’Uipdm e dall’Ulces a difesa delle vitali esigenze e della dignità dei nostri concittadini in gravi difficoltà, si segnala quanto segue:
• l’invio ai Componenti della Commissione “De Fidelium Apostolato” del Concilio Ecumenico Vaticano II di un appello, datato 1° ottobre 1965, e altre attività (incontri con il Cardinale Lercaro, uno dei quattro Moderatori del Concilio, con Vescovi ed Esperti conciliari, in particolare Don Rolando) volte ad ottenere, nell’ambito dello Schema XIII, un pronunciamento a favore delle persone deboli (12);
• organizzazione ad Assisi nei giorni 14, 15 e 16 maggio 1967, con la collaborazione attiva dell’Anfaa, di un seminario di studio sui problemi dell’infanzia sola, dell’adozione e dell’affidamento familiare a scopo educativo con la partecipazione di oltre 200 persone (dirigenti di enti, medici, psicologi, assistenti sociali, ecc.), avente in particolare lo scopo di individuare le attività da intraprendere per la corretta emananda legge sull’adozione speciale e per porre le basi per l’avvio degli affidamenti familiari a scopo educativo dei minori non inseribili presso i loro genitori o i relativi parenti e non adottabili in quanto non totalmente privi di assistenza materiale e morale da parte delle sopra citate persone (13);
• invio, alla Commissione “Assistenza pubblica all’infanzia” del Centro per la riforma del diritto di famiglia, della relazione (allegata al verbale del Consiglio direttivo dell’Uipdm del 29 settembre 1967) in cui veniva evidenziato che non è «possibile rielaborare il sistema dell’assistenza ai minori nati nel matrimonio o fuori di esso indipendentemente da una riorganizzazione di tutto il settore» per i seguenti motivi: «a) l’assistenza al minore e al suo nucleo familiare dovrebbe costituire un tutt’uno inscindibile; b) l’assistenza economica dovrebbe essere erogata in base alla situazione di ogni singolo caso – bisogno e non secondo classificazioni formali (ad esempio madri nubili); c) i servizi assistenziali dovrebbero essere organizzati in modo da garantire, individuato il bisogno, la continuità delle prestazioni al soggetto e al suo nucleo familiare, anche in questo caso al di la delle classificazioni formali; d) i servizi assistenziali dovrebbero altresì essere organizzati in modo da soddisfare anche una pluralità di bisogni con l’intervento del minor numero possibile di organizzazioni; e) il settore assistenziale non dovrebbe limitarsi alle attività operative, ma altresì partecipano alla elaborazione delle politiche sociali»;
• denuncia della situazione dell'istituto di osservazione presso il Tribunale per i minorenni di Torino, in cui venivano rinchiusi fino a 60 ragazzi che non avevano commesso reati, ma erano ricoverati d'urgenza dai giudici per irregolarità della condotta. A seguito di numerose proteste sulle opprimenti condizioni di vita dei minori, il centro di osservazione veniva chiuso;
• attività rivolte alla creazione a Torino delle scuole per la formazione di educatori specializzati e di terapisti della riabilitazione. Le scuole sono state istituite dalla Provincia di Torino;
• varie iniziative per la promozione dell'inserimento prescolastico e scolastico degli handicappati, con particolare riguardo a quelli intellettivi, nelle normali sezioni e classi, e conseguente soppressione delle scuole speciali e differenziali;
• denuncia penale del Presidente nazionale dell'Onmi (Opera nazionale per la protezione della maternità e dell'infanzia) e di altre autorità poiché negli istituti di assistenza all'infanzia, quasi sempre operanti senza essere in possesso della preventiva autorizzazione a funzionare prevista dall'art. 50 del regio decreto 15 aprile 1926 n. 718, si verificavano con preoccupante frequenza maltrattamenti in danno dei minori ricoverati. Inoltre la denuncia metteva in risalto che spesso i titolari degli istituti non trasmettevano i prescritti elenchi trimestrali al giudice tutelare, togliendo così ogni possibilità di adozione ai bambini in situazione di abbandono; veniva inoltre segnalato che i controlli sulle istituzioni assistenziali erano scarsi e inesistenti. I processi celebrati a Torino, Roma, Venezia e in altre città, hanno fatto conoscere all'opinione pubblica la drammatica situazione dei bambini e degli adolescenti ricoverati in istituti pubblici e privati di assistenza;
• opposizione alla creazione dell'istituto regionale (non costruito) per handicappati fisici, psichici e sensoriali di Sarre (Aosta), con la proposta di servizi alternativi;
• collaborazione alla realizzazione e stesura dell'accordo Provincia di Torino - Sindacati in materia di servizi psichiatrici di territorio, accordo firmato il 13 luglio 1973;
• sostegno giuridico e legale alle famiglie costituitesi parte civile nei processi penali contro i dirigenti dell'istituto dei Celestini di Prato e della struttura di Maria Diletta Pagliuca con sede a Grottaferrata;
• partecipazione alla stesura e raccolta delle firme della proposta di legge di iniziativa popolare "Competenze regionali in materia di servizi e scioglimento degli enti assistenziali". La proposta (firme raccolte oltre 100.000) è stata presentata alla Camera dei deputati in data 8 marzo 1976;
• opposizione alla costruzione (non realizzata) a Orio Canavese, Torino, di un ospedale per bambini lungodegenti. 




NOTE

(*) Tutte le iniziative riguardanti direttamente o indirettamente i minori sono state concordate con l’Anfaa e quasi sempre attuate insieme all’Ulces.

(1) In merito si veda il paragrafo concernente le persone con disabilità del “Memoriale delle vittime dell’emarginazione sociale”.
(2) Avevano aderito all’Uipdm quali soci ordinari le Sezioni di Torino dell’Associazione italiana per l’assistenza agli spastici, dell’Associazione nazionale famiglie di fanciulli subnormali, del Centro assistenza Immigrati, del Centro volontari della sofferenza e dell’Ente Montessori, nonché il Centro di tutela minorile di Torino, l’Anfaa e le sopra citate due scuole di servizio sociale.
(3) Lo statuto dell’Uipdm, costituito con atto notarile il 10 giugno 1965, «quale federazione delle associazioni o sezioni di associazioni o enti o scuole che abbiano per scopo statutario la protezione, sotto qualunque aspetto, degli interessi dei minori e la formazione di personale specializzato» stabiliva altresì che «sono escluse le attività assistenziali dirette».
(4) Nella relazione dell’Amministrazione provinciale di Torino veniva segnalato che «le indicazioni più recenti sull’ampiezza che è opportuno non superare nei complessi ospedalieri, fanno ritenere che queste difficoltà o disfunzioni sopravvengono quando i posti letto superano i 500». Al riguardo si ricorda che nell’istituto medico-psico-pedagogico “Casa di cura Santa Rita” di Ficarolo (Rovigo) erano ricoverati ben 862 fanciulli “minorati psichici” di età compresa fra i 5 ed i 12 anni, pur essendo autorizzato solamente per il ricovero di 23 minori, senza che le Commissioni preposte alla vigilanza avessero per anni rilevato la più che evidente violazione.
(5) Cfr. il libro di Alberto Gaino, “Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione”, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2017.
(6) Nel documento del Consiglio direttivo dell’Uipdm del 6 agosto 1965 “Alcune considerazioni d’ordine generale sul problema dei subnormali” veniva precisato che le cure materne e paterne «fin dai primi mesi di vita sono indispensabili per il normale sviluppo psico-fisico, intellettuale, spirituale e sociale dei bambini», che «ogni sforzo, ma veramente ogni sforzo, deve essere fatto affinché i figli possano essere allevati ed educati secondo le cure costanti e dirette dei genitori», che «la costituzione di un villaggio di soli insufficienti mentali di così ampie dimensioni (500 ricoverati) è sconsigliabile sotto i profili educativo, assistenziale ed economico». Veniva quindi proposta l’istituzione di un servizio sociale avente lo scopo di «consigliare, aiutare e sostenere i genitori a reinserire i loro figli in famiglia», nonché la sperimentazione di una «azione per l’affidamento familiare di breve o lunga durata dei fanciulli non accolti dai genitori o da parenti». Di particolare importanza ed efficacia gli articoli del Presidente dell’Uipdm, Emilio Germano, pubblicati su “La Stampa”: “Un milione di ‘subnormali’ si possono e si devono recuperare. In Italia mancano i programmi ed i mezzi”, 30 novembre 1965; “I bambini ‘subnormali psichici’ possono essere integrati nella società. Occorre un piano organico, ragionevole e coraggioso”, 25 dicembre 1965; “L’assistenza ai bimbi subnormali affidata a troppi ‘enti di carità’. Il prete di Chieri arrestato per maltrattamenti”, 14 dicembre 1966; “Assicurare un’educazione adatta ai bimbi insufficienti fisicamente e mentalmente. Il problema dei cosiddetti ‘ascolastici’”, 8 ottobre 1967. Di particolare rilievo anche gli articoli pubblicati su “Oggi” da Neera Fallaci che all’epoca si firmava Neera Ferreri: “Invecchieranno restando bambini”, n. 1, 1965; Il calvario che dura tutta la vita”, n. 2, 1966; “Condannati a vivere come i vecchi”, n. 4, 1966; “Ho condannato mio figlio a vivere”, n. 20, 1966.
(7) Cfr. il capitolo “La sconcertante vicenda del Villaggio del subnormale di Rivarolo (Torino), ora Comunità La Torre” del “Memoriale delle vittime dell’emarginazione sociale”.
(8) Si trattava di 8.050 enti, totalmente autonomi rispetto alle Amministrazioni comunali.
(9) Cfr. il capitolo “Caratteristiche salienti del settore dell’assistenza sociale negli anni ’60” del “Memoriale delle vittime dell’emarginazione sociale”.
(10) La relazione e il testo della proposta di legge di iniziativa popolare sono pubblicati sul n. 5/6, 1969 di "Prospettive assistenziali”. Dai dibattiti organizzati per la raccolta delle firme era emersa l’inidoneità delle proposte relative ai disadattati sociali, settore che l’Uipdm e l’Ulces avevano poi affrontato sulla base di una diversa impostazione. Al riguardo si veda il n. 7, 1969 di “Prospettive assistenziali”.
(11) Anche se attualmente alcune prestazioni previste nella proposta di legge di iniziativa popolare sono superate, occorre tener conto della situazione esistente nel 1970, descritta nel capitolo “Caratteristiche salienti del settore dell’assistenza sociale negli anni ’60” e “Persone con disabilità: l’allarmante situazione a partire dagli anni ’60” del “Memoriale delle vittime dell'emarginazione sociale".
(12 ) Nel decreto sull’Apostolato dei Laici viene precisato: «Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia perché non avvenga che si offra come dono di carità ciò che è dovuto a titolo di giustizia; si eliminino non soltanto gli effetti, ma anche le cause dei mali».
(13 ) Cfr. il volume di Giuseppe Andreis, Francesco Santanera e Frida Tonizzo, L’affidamento familiare, Amministrazione per le attività assistenziali italiane e internazionale, Roma, 1973.



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