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D - PRINCIPALI ATTIVITÀ SVOLTE DALL’ANFAA E BASILARI RISULTATI RAGGIUNTI

 

Anche se da molte persone e organizzazioni viene segnalato che le iniziative di base dirette contro l’emarginazione dei più deboli sono state avviate nel 1968, in realtà i primi interventi sono stati quelli dell’Anfaa, Associazione nazionale famiglie adottive e affilianti (1), ora Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie, fondata a Torino nel dicembre 1962, anno in cui i minori ricoverati negli istituti a carattere di internato erano oltre 300mila, di cui ben 21 mila non erano stati riconosciuti dai loro procreatori.
Pertanto questi ultimi avrebbero potuto/dovuto essere affidati a scopo di adozione o di affiliazione dopo poche settimane dalla nascita alle assai numerose famiglie italiane e straniere, in attesa spesso da anni.
Al riguardo occorre tener presente che negli anni ’60 erano oltre 50mila gli enti e gli uffici pubblici di assistenza, il cui funzionamento mangia-soldi era assicurato dalla presenza degli assistiti (minori, fanciulli e adulti con disabilità, anziani poveri e/o colpiti da patologie inguaribili e da limitata o nulla autonomia, ecc.) (2).
Allo scopo di individuare gli interventi da assumere, i dirigenti ed i Soci attivi dell’Anfaa, come prima attività, presero in attenta considerazione non solo le condizioni di vita degli oltre 300 mila minori ricoverati negli istituti, spesso veri e propri lager, ma altresì l’esame della situazione politico-istituzionale esistente nel nostro Paese.
Per quanto concerne i minori istituzionalizzati, era stata sconcertante la constatazione che da anni erano note le numerose ricerche scientifiche che avevano evidenziato i deleteri effetti della carenza di cure familiari sul loro sviluppo psico-fisico.
In particolare, occorre sottolineare che nel 1957 l’Editrice Universitaria di Firenze aveva pubblicato il libro “Cure materne e igiene mentale del fanciullo”, il cui Autore, John Bowlby, riferiva in merito alle numerose ricerche compiute in vari Stati, dai quali emergeva senza alcuna ombra di dubbio che assai negativi e persistenti erano i deleteri effetti della carenza di cure familiari sullo sviluppo psico-fisico dei fanciulli istituzionalizzati, compresi quelli inseriti in strutture con personale idoneo professionalmente e adeguato numericamente alle esigenze dei minori ricoverati.
Nonostante l’estrema gravità dei risultati dei lavori del Bowlby, confermati da numerosi altri esperti, nessuno in Italia era intervenuto a segnalare le devastanti conseguenze per i 300 mila minori ricoverati in strutture a carattere di internato, spesso veri e propri ghetti.
In merito alla situazione politico-istituzionale, tenuto conto dell’influenza della Democrazia cristiana e della Chiesa cattolica, nonché del fortissimo potere dei 50 mila enti e uffici pubblici di assistenza e della influenza, anche culturale, del settore privato, l’Anfaa aveva deciso di evitare che le iniziative da intraprendere a tutela delle esigenze vitali dei fanciulli istituzionalizzati diventassero un terreno di scontro fra i partiti di maggioranza e di opposizione.
Scelse pertanto di concentrare le attività sulla massima diffusione possibile delle evidenze scientifiche che dimostravano la devastante gravità dell’istituzionalizzazione dei minori anche in tenera età.
Di qui la scelta dell’Anfaa di chiedere più volte al Prof. Michel Soulé, pediatra e neuropsichiatra infantile del Centro internazionale dell’infanzia di Parigi, di venire nel nostro Paese a relazionare sui temi della carenza di cure familiari.
Venne quindi condotta una martellante campagna informativa (convegni, dibattiti, documenti, articoli, ecc.) per cui le problematiche relative all’istituzionalizzazione dei minori vennero conosciute da decine di migliaia di persone e diventarono anche materia di articoli su giornali e riviste informative, nonché di dibattiti televisivi (3).
Di conseguenza un gruppo sempre più numeroso e documentato di nostri esperti (giuristi, neuropsichiatri infantili, psicologi, ecc.) e di operatori confermavano i deleteri effetti dell’emarginazione minorile.
Di particolare importanza la costituzione a Parigi, promossa dall’Anfaa, il 21 aprile 1963 del Comitato internazionale di intesa fra le associazioni di famiglie adottive della Francia, del Belgio, del Lussemburgo e successivamente della Svizzera, dell’Olanda, degli Stati Uniti e del Canadà che, fra le altre iniziative, si era rivolto al Concilio Ecumenico Vaticano II al fine di ottenere una dichiarazione a favore dell’inserimento familiare dei bambini soli.
Va altresì segnalato che nei mesi di luglio e agosto 1965 l’Anfaa aveva inviato a circa duemiladuecento Padri conciliari una lettera/appello che aveva contribuito ad ottenere l’inserimento nel decreto sull’Apostolato dei Laici del Concilio Ecumenico Vaticano II della seguente frase: «Fra le varie opere di apostolato familiare ci sia concesso di enumerare le seguenti: adottare come figli propri i bambini in stato di abbandono». Al riguardo va evidenziato che l’espressione latina del testo «Infantes derelictos in filios adoptare» dice molto di più della traduzione italiana. Infatti “In filios” esprime, e giustamente, la risultanza effettiva di piena filiazione, mentre “come figli” può sembrare un semplice paragone (4).
La citata importantissima dichiarazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il competente e attivo sostegno di giuristi, medici, psicologi e altri operatori, nonchè le continue pressanti e forti sollecitazioni dell’Anfaa avevano consentito, senza però modificare le allora vigenti norme sull’adozione tradizionale e sull’affiliazione, l’approvazione della legge 431/1967 istitutiva dell’adozione legittimante dei minori «privi di assistenza materiale e morale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi», aventi meno di anni otto al momento della segnalazione della loro situazione all’Autorità giudiziaria (5).
L’impegno dell’Anfaa non era certamente finito con l’approvazione della legge 431/1967. Infatti numerose e intense erano state le opposizioni.
In particolare, con circolare datata 11 settembre 1967, l’Ufficio IV del Ministero di grazia e giustizia aveva addirittura segnalato che «in merito ai problemi tecnici e organizzativi posti dall’applicazione della legge 5 giugno 1967 n. 431 sull’adozione speciale» era opportuno che «si soprassedesse dal prefissare meccanismi di applicazione particolare» fino a quando non sarebbe stato reso noto l’esito delle iniziative in corso riguardanti studi e incontri anche di carattere interdisciplinare.
Tenuto conto delle iniziative dirette a contrastare l’adozione dei bambini senza famiglia (6), l’Anfaa aveva richiesto il sostegno di organizzazioni e persone affinché promuovessero incontri o predisponessero articoli o altre iniziative al fine di sollecitare le istituzioni interessate (giudici tutelari, magistrati della Procure e dei Tribunali per i minori, enti pubblici, ecc.) ad assumere le occorrenti iniziative dirette al corretto e tempestivo inserimento adottivo dei fanciulli senza famiglia (7) .
Poiché le decisioni relative all’adozione dei minori erano troppo spesso assunte con notevoli ritardi da parte dei Tribunali per i minorenni, l’Anfaa aveva predisposto un testo, presentato dall’On. Macchiavelli e approvato dal Parlamento con la legge n. 181/1968 che aveva modificato positivamente la situazione dei Tribunali per i minorenni di Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino, stabilendo che tutti i giudici dovevano operare a tempo pieno, non essendo più consentito che essi potessero svolgere funzioni presso altri uffici giudiziari. Era inoltre stabilito che per i Tribunali e le Procure per i minorenni di Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Genova, Lecce e Venezia le norme sopra indicate dovevano essere applicate solamente ai Presidenti dei Tribunali per i minorenni ed ai relativi Procuratori.
Tuttavia, nonostante i miglioramenti derivanti dalla legge n. 181/1968, i ritardi causati dalla disorganizzazione dei Tribunali e delle Procure per i minorenni erano sempre di più inaccettabili.
Pertanto, presi gli opportuni accordi con l’Unione italiana dei Giudici per i minori, un’assistente sociale dell’Anfaa e alcuni soci si erano recati presso tutti i Tribunali per i minorenni al fine di acquisire una adeguata e sicura conoscenza della situazione.
Dalle interviste effettuate e dai dati raccolti erano state riscontrate condizioni di lavoro assolutamente negative: insufficienza del personale (magistrati, cancellieri e segretari), necessità del riconoscimento dell’autonomia dei Tribunali e delle Procure e conseguenti esigenze della specializzazione di tutti i magistrati minorili, nonché urgenza della stabile collaborazione con specialisti (psicologi, assistenti sociali, ecc.). Erano state addirittura riscontrate carenze riguardanti i locali e la mancanza di scrivanie, di sedie, di macchine da scrivere e altre attrezzature (8).
Dopo continue e ripetute sollecitazioni dell’Anfaa e dell’Uipdm, la pubblicazione di articoli su giornali e riviste, finalmente veniva approvata la legge n. 35/1971, in base alla quale tutti i magistrati dei Tribunali e delle Procure per i minorenni erano a tempo pieno e la loro consistenza numerica era stata aumentata da 62 a 126 (9).
Fra gli altri importanti risultati ottenuti dall’Anfaa si segnalano i seguenti (10):
- promozione della costituzione del Ciai, Centro italiano per l’adozione internazionale, con lo scopo di avviare le iniziative necessarie sia per l’adozione in Italia dei bambini senza famiglia dei Paesi in via di sviluppo, sia per sensibilizzare, in Italia e all’estero, l’opinione pubblica, gli operatori e le Autorità, alle problematiche dei fanciulli senza famiglia, in modo da indurre le Autorità dei Paesi stranieri ad assumere le occorrenti iniziative (sostegni alla famiglia di origine, adozione, ecc.);
- azione nei confronti del Governo e del Parlamento diretta ad evitare la ratifica da parte dell’Italia della Convenzione relativa al riconoscimento della filiazione materna dei minori nati fuori dal matrimonio, redatta dalla Commissione internazionale dello stato civile. In base a detta Convenzione il rapporto di filiazione, che allora – come adesso – viene stabilito mediante il riconoscimento effettuato dalla madre, sarebbe stato effettuato anche a seguito di una semplice dichiarazione fatta da qualsiasi persona, pur in contrasto con la volontà della madre stessa (11);
- azioni dirette all’approvazione di provvedimenti per l’erogazione di aiuti concreti alle famiglie in difficoltà socio-economiche allo scopo di evitare l’istituzionalizzazione dei loro figli;
- attività volte alla tempestiva e corretta informazione dei figli adottivi in merito alla loro situazione familiare;
- l’approvazione con la legge n. 274/1968 della proposta di legge, presentata, su iniziativa dell’Anfaa, dall’On. Martuscelli, in base alla quale sono state modificate le norme dell’ordinamento dello stato civile per quanto concerne le indicazioni “nato presumibilmente nel mese di” (il giorno non era indicato) e “luogo di nascita ignorasi”, indicazioni che erano trascritte nei certificati di nascita, nelle pagelle scolastiche, nei passaporti, nei libretti di lavoro e in tutti gli altri documenti rilasciati a coloro che erano stati abbandonati in tenera età e non identificati.


NOTE


 (1) L’affiliazione, istituto giuridico istituito dal fascismo, aveva lo scopo primario di fornire come mano d’opera gratuita i minori senza famiglia soprattutto ai contadini, senza stabilire alcun rapporto stabile. Difatti essi cessavano giuridicamente al compimento del 21° anno di età. L’affiliazione veniva utilizzata anche per stabilire con la famiglia dei genitori con i loro figli allora denominati adulterini, oppure per instaurare un vincolo con i fanciulli che non potevano essere adottati in quanto l’età minima prevista dalla legge per ciascun adottante (la moglie e il marito) era di 50 anni, riducibile a 40 nei casi di comprovata sterilità o impotenza. L’adozione era da decenni utilizzata perché «col sistema dell’adozione la falcidia fiscale successoria si riduce economicamente», come aveva precisato Carlo Manera nel libro “Eredità senza tasse”, La Tipografia di Varese, 1963.

(2) Notizie dettagliate sulle “Caratteristiche salienti dell’assistenza sociale negli anni ’60” sono riportate sul “Memoriale delle vittime dell’emarginazione sociale”, consultabile in questo sito.

(3) Non risulta nemmeno che, prima delle iniziative assunte dall’Anfaa, siano stati pubblicati commenti o recensioni del libro del Bowlby sia nelle riviste scientifiche che in quelle divulgative.

(4) Finora (dicembre 2020) sono stati adottati oltre 200mila minori italiani o stranieri.

(5) Notizie dettagliate sulle attività svolte dall’Anfaa per ottenere la legge 431/1967 e la sua corretta attuazione sono contenute nel libro di Francesco Santanera, “Adozione a bambini senza famiglia. Le iniziative dell’Anfaa”, Manni Editore, 2003. Nel libro, che riproduce articoli pubblicati su “Prospettive assistenziali”, sono ricordate le numerose persone e organizzazioni che hanno sostenuto le richieste dell’Anfaa. Per una documentata conoscenza dei minori ricoverati negli istituti negli anni ’60, si veda il libro di Bianca Guidetti Serra e Francesco Santanera, Il Paese dei Celestini, Istituti di assistenza sotto processo, Einaudi, 1973. Esperienze di ex ricoverati sono descritte nei seguenti libri: Nunzia Coppedè, Al di là dei girasoli (Cottolengo di Roma), Edizione “Sensibili alle foglie”, 1992; Emilia De Rienzo e Claudia De Figueredo, Anni senza vita al Cottolengo (di Torino), Il racconto e le proposte di due ex ricoverati, Rosenberg & Sellier, 2000; Giuseppe Fucci, Infanzia calpestata. Adolescenza rubata (Istituto dei Celestini di Prato), Casa Editrice Menna, 2011.

(6) A causa del boicottaggio del Ministero di grazia e giustizia, l’Anfaa e l’Unione italiana per la promozione dei diritti del minore avevano provveduto alla stampa e all’invio ai Giudici tutelari di migliaia di copie delle “Schede nominative di minore di anni 21” utilizzate per la segnalazione dei fanciulli ricoverati negli istituti e la successiva trasmissione ai Tribunali per i minorenni. Cfr. il n. 2/1967 di “Attualità e notizie dell’Unione italiana per la promozione dei diritti del minore”.

(7) Nel citato libro “Adozione e bambini senza famiglia” sono elencati i principali convegni organizzati dopo l’entrata in vigore della legge 431/1967 (pag. 242 e seguenti), i più importanti articoli (pag. 268 e seguenti), le due trasmissioni televisive (pag. 286 e 287), le proposte di legge (pag. 288 e seguenti), nonché le iniziative assunte dall’Anfaa e dall’Unione per la promozione dei diritti del minore.

(8) Un resoconto dettagliato dell’indagine svolta dall’Anfaa è reperibile nell’articolo di Francesco Santanera, Funzionalità degli Uffici giudiziari minorili in relazione all’applicazione della legge sull’adozione speciale, Maternità e infanzia, n. 5, 1969. Analoghe le carenze riscontrate dall’Anfaa nell’indagine conoscitiva sugli Uffici dei Giudici tutelari, condotta con il metodo del questionario.

(9) Da notare che nel 1971 i magistrati in servizio erano 6.882.

(10) Più avanti, in un apposito capitolo, sono elencati altri risultati conseguiti dall’Anfaa unitamente ad altre organizzazioni di volontariato dei diritti. Di rilevante importanza le iniziative dirette ad ottenere la corretta e tempestiva attuazione della legge 431/1967, l’estensione dell’adozione legittimante a tutti i minori senza famiglia compresi quelli dei Paesi del Terzo Mondo, l’approvazione di norme concernenti l’affidamento familiare di minori a scopo educativo, nonché il pieno riconoscimento della filiazione adottiva, anche per quanto riguarda i rapporti di parentela.

(11) Cfr. l’articolo “Chi aveva ragione nell’interpretazione della Convenzione relativa al riconoscimento materno dei figli naturali?”, Prospettive assistenziali, n. 3/4, 1968.



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