Torino, 14 novembre 2017

IMPORTANTI PROVVEDIMENTI
SUI
DIRITTI DELLE PERSONE COLPITE DA PATOLOGIE E/O DA DISABILITA’ CON AUTONOMIA LIMITATISSIMA O NULLA

 

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Segnaliamo alcuni importanti provvedimenti che confermano il diritto pienamente e immediatamente esigibile alle cure socio-sanitarie domiciliari, semi-residenziali e residenziali degli anziani malati cronici non autosufficienti, delle persone con demenza senile, dei pazienti con rilevanti disturbi psichiatrici e autonomia molto limitata e dei soggetti con handicap intellettivo grave, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001 “Definizione dei livelli essenziali di assistenza” (Lea) le cui norme sono cogenti in base all’articolo 54 della legge 289/2002.
Ricordiamo che il pieno e immediato diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie di tutti i cittadini italiani è sancito non solo dalla Costituzione ma anche dalla legge 833/1978 il cui articolo 2 stabilisce che il Servizio sanitario nazionale deve assicurare «la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali che ne siano le cause, la fenomenologia e la durata» e deve altresì provvedere «alla tutela della salute degli anziani, anche al fine di prevenire e di rimuovere le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione». Inoltre l’articolo 1 della stessa legge 833/1978 sanciva e sancisce che il Servizio sanitario nazionale deve fornire le prestazioni domiciliari e residenziali «senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio» sanitario nazionale.
In merito alle somme richieste ai familiari, si veda l’articolo di Massimo Dogliotti, Magistrato della Corte di cassazione e Docente di diritto presso l’Università di Genova “Sul contributo chiesto ai parenti degli assistiti in tempi di crisi economica”, pubblicato sulla rivista “Famiglia e diritto”, n. 7, 2013. L’Autore affronta la questione dei contributi economici richiesti ai parenti degli assistiti alla luce della discutibile sentenza della Corte costituzionale n. 296, 2012 e sostiene l’illegittimità di alcune leggi regionali in materia. Si vedano anche le sentenze 12 e 13 più sotto riportate.
Per quanto concerne le eventuali minacce (da parte di operatori sanitari, socio-sanitari, ecc.) segnaliamo che la Corte di Cassazione, Sezione II, con la sentenza 89/182005 ha stabilito che «al fine del delitto di violenza privata non è richiesta una minaccia verbale o esplicita, essendo sufficiente un qualsiasi comportamento od atteggiamento sia verso il soggetto passivo sia verso altri, idoneo a incutere timore ed a suscitare la preoccupazione di subire un danno ingiusto, onde ottenere, mediante tale intimidazione, che il soggetto passivo sia indotto a fare, tollerare od omettere qualcosa».


1. Sentenze n. 509/2000 e 275/2016 della Corte costituzionale
Nella sentenza n. 509/2000 la Corte costituzionale ha evidenziato che «secondo un principio desumibile dalla giurisprudenza di questa Corte, il diritto ai trattamenti sanitari necessari per la tutela della salute è “garantito ad ogni persona come un diritto costituzionalmente condizionato all’attuazione che il legislatore ne dà attraverso il bilanciamento dell’interesse tutelato da quel diritto con gli altri interessi costituzionalmente protetti” (ex plurimis, sentenza n. 267 del 1988, n. 304 del 1994, n. 218 del 1994). Bilanciamento che, tra l’altro, deve tener conto dei limiti oggettivi che il legislatore incontra in relazione alle risorse organizzative e finanziarie di cui dispone, restando salvo, in ogni caso, quel “nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana” (sentenze n. 309 del 1999, n. 267 del 1998, n. 247 del 1992), il quale impone di impedire la costituzione di situazioni prive di tutela, che possano appunto pregiudicare l’attuazione di quel diritto».
Nella sentenza n. 275/2016 la Corte costituzionale ha precisato che «il diritto Il diritto all’istruzione del disabile è consacrato nell’articolo 38 della Costituzione, e spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione ed attuazione di esso, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale. La natura fondamentale del diritto, che è tutelato anche a livello internazionale dall’articolo 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con legge 3 marzo 2009, n. 18, impone alla discrezionalità del legislatore un limite invalicabile nel “rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati” (sentenza n. 80 del 2010), tra le quali rientra il servizio di trasporto scolastico e di assistenza poiché, per lo studente disabile, esso costituisce una componente essenziale ad assicurare l’effettività del medesimo diritto».


2. Sentenza n. 36/2013 della Corte costituzionale
La Corte costituzionale ha precisato che «l’attività sanitaria e socio-sanitaria a favore di anziani non autosufficienti [identiche sono le norme concernenti le persone con disabilità intellettiva o con autismo e limitatissima o nulla autonomia] è elencata tra i livelli essenziali di assistenza sanitaria dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001». Nella stessa sentenza la Corte costituzionale ha definito non autosufficienti le «persone anziane o disabili che non possono provvedere alla cura della propria persona e mantenere una normale vita di relazione senza l’aiuto determinante di altri».
3. Sentenza n. 4074/2008 del Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha evidenziato il diritto alla continuità educativa e didattica di un minore con una grave forma di autismo al quale erano state ripetutamente cambiati gli insegnanti di sostegno e gli educatori.
Nella sentenza viene sottolineato che «il continuo cambiamento dell’insegnante di sostegno e dell'educatore (con ovvie ricadute in termini di regressione delle esperienze e degli apprendimenti compiuti dal bambino) abbia compromesso l'omogeneità e la continuità dell'intervento individuale in favore del soggetto disabile».


4. Sentenza n. 1154/2010 del Tribunale di Firenze
La Sezione lavoro del Tribunale di Firenze, dopo aver rilevato che «l’atto amministrativo contenente una sorta di “liste a scorrimento” effettuata sulla base di una valutazione comparativa, seppur di carattere essenzialmente tecnico, delle posizioni dei richiedenti e lo stesso atto amministrativo che l’ha prevista, devono ritenersi radicalmente nulli o, comunque illegittimi», ha condannato l’Asl 10 di Firenze a rimborsare ai congiunti di una anziana malata cronica non autosufficiente, ricoverata in una Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) la somma di euro 42.385,20 quale importo della quota sanitaria spettante alla stessa Asl.


5. Sentenza della Corte di Cassazione n. 1873/2010
Nella sentenza viene precisato che «com’è noto i principi fondamentali che regolano nella vigente legislazione l'esercizio della professione medica richiamano da un lato il diritto fondamentale del malato di essere curato ed anche rispettato come persona, dall'altro i principi dell'autonomia e della responsabilità del medico che di quel diritto si pone quale garante nelle sue scelte professionali. Il richiamo al rispetto di quel diritto e di quei principi è assoluto, nella legge, sotto tutti i punti di vista, avendo peraltro, il primo, rilievo costituzionale ed essendo stato ripetutamente oggetto di interventi del Giudice delle leggi che ne hanno ribadito il significato ed il valore sotto ogni possibile profilo. Nel praticare la professione medica dunque il medico deve, con scienza e coscienza, perseguire un unico fine: la cura del malato utilizzando i presidi diagnostici e terapeutici di cui al tempo dispone la scienza medica, senza farsi condizionare da esigenze di natura diversa, da disposizioni, considerazioni, valutazioni direttive che non siano pertinenti rispetto ai compiti affidatigli dalla legge ed alle conseguenti e relative responsabilità».


6. Sentenza n. 785/2011 del Tar della Lombardia
Il Tar della Lombardia ha condannato il Comune di Dresano a risarcire nella misura di euro 2.200 il danno esistenziale subito dalla minore R. S. «in quanto l’illegittimo comportamento del Comune ha determinato uno slittamento della data di inizio del servizio [frequenza di un centro diurno per soggetti con grave handicap intellettivo, ndr] da settembre a novembre 2009». Inoltre nella sentenza viene precisato che «ove i genitori avessero dimostrato che, nel periodo di colpevole ritardo dell’Amministrazione comunale, essi abbiano provveduto direttamente e a proprie spese ad assicurare un servizio equivalente alla propria figlia minore, i relativi costi avrebbero rappresentato l’ammontare del danno patrimoniale risarcibile in loro favore».


7. Sentenza n. 1738/2011 del Tar della Lombardia
La Sezione Terza del Tar della Lombardia ha dichiarato illegittime le norme del Comune di Desio che, nel proprio regolamento riguardante la concessione di contributi aveva previsto che «il richiedente per accedere alla prestazione deve dimostrare di avere preventivamente richiesto gli alimenti agli obbligati e deve presentare idonea dichiarazione dei tenuti per legge attestante l’impegno a partecipare al progetto di aiuto secondo le rispettive possibilità economiche». Pertanto anche il Tar della Lombardia ha confermato che, com’è previsto dall’articolo 438 del Codice civile «gli alimenti possono essere chiesti SOLO da chi versa in istato di bisogno e non in grado di provvedere al proprio mantenimento» e che in base al successivo articolo 441 «se gli obbligati agli alimenti non sono concordi sulla misura, sulla distribuzione e sul modo di somministrazione degli alimenti, provvede l’autorità giudiziaria».


8. Sentenza n. 1340/2012 del Giudice di Pace di Bologna
Dopo aver ricordato che il soggetto con disabilità grave ed i suoi congiunti «sono persone che affrontano giornalmente situazioni familiari difficili e gravose» ha dichiarato nulla e priva di efficacia la cartella esattoriale di euro 1558,36 emessa da Equitalia Palis per conto del Comune di Bologna per il pagamento di un contributo relativo alla frequenza di un centro diurno. Preso atto che «sussiste nel caso di specie la malafede del Comune per avere lo stesso utilizzato il processo deliberatamente per fini estranei alla sua funzione», il Giudice ha condannato il Comune di Bologna non solo al pagamento delle spese di causa sostenute dal genitore della persona disabile calcolate in euro 930,00, ma anche al versamento di euro 500,00 a titolo di risarcimento del danno per responsabilità aggravate ex articolo 96 del Codice di procedura penale.


9. Sentenza n. 2866/2012 del Tribunale di Firenze
Il Tribunale di Firenze ha evidenziato che «la gestione di un servizio pubblico affidata per convenzione ad una struttura assistenziale privata, anziché resa direttamente dall’ente pubblico, non fa tuttavia mutare la natura del rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione e quindi questo servizio, che è sicuramente pubblico per antonomasia, non perde tale caratteristica solo perché offerto dalla struttura privata convenzionata con l’ente pubblico territoriale e con l’Asl».


10. Sentenza del Tar delle Marche n. 32/2013
Il Tar delle Marche ha condannato il Comune di Cartoceto (Pu) al pagamento delle spese di giudizio sostenute dalla ricorrente, quantificate in euro 3mila, nonché al versamento alla succitata di euro 10mila per i danni patrimoniali e non patrimoniali da essa subiti a causa dell’omessa attuazione del servizio di trasporto scolastico della figlia con disabilità grave, poiché «non si può non ritenere che il genitore di un figlio disabile al quale venga negata l'erogazione di un servizio assistenziale previsto dalla legge solo per ragioni burocratiche e che sia per questo costretto a prestare personalmente l'assistenza, non subisca un pregiudizio a livello psicologico e morale per lo stress legato alla necessità di adeguare le proprie attività lavorative e personali alle succitate situazione»


11. Sentenza n. 326/2013 del Tar del Piemonte
Il Tar del Piemonte ha precisato nella che sono illegittime «le liste di attesa per la fruizione dei servizi di “educativa territoriale” per i disabili e di “assistenza domiciliare” per i disabili» poiché si tratta «di servizi che rientrano, a tutta evidenza, nelle definizioni di cui all’allegato 1.C., punti 8 e 9 (dedicati, nel quadro dei servizi socio-sanitari, all’assistenza territoriale, semiresidenziale e residenziale del disabile, la quale deve comprendere anche prestazioni di riabilitazione)». La sentenza 326/2013 conferma il diritto pienamente e immediatamente esigibile delle persone con disabilità alle prestazioni di “assistenza domiciliare”.


12. Sentenza n. 887/2013 del Tar della Lombardia
Viene nuovamente confermato che gli enti pubblici, nel caso in esame il Comune di Milano, non possono sostituirsi alla persona priva di mezzi economici per richiedere gli alimenti ai congiunti tenuti agli alimenti ai sensi degli articoli 433 e seguenti del Codice civile.


13. Sentenza n. 2121/2013 del Tar della Lombardia
È estremamente importante rilevare che il Tar ha precisato che «il novellato Titolo V della Costituzione ex articolo 117, comma 2, lettera l) riserva la materia “Ordinamento civile” alla legislazione statale esclusiva». Pertanto in materia di contribuzioni economiche le Regioni ed i Comuni non hanno alcuna competenza: devono applicare le leggi dello Stato e possono soltanto approvare norme più favorevoli per gli assistiti.


14. Sentenza del 20 gennaio 2014 del Tribunale di Ascoli Piceno
Il Comune di Ascoli Piceno è stato condannato a versare euro 20mila ad una persona con disabilità grave per i comportamenti discriminatori dei propri servizi, comportamenti vietati dagli articoli 2 e 3 della legge 67/2006 “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazione”.


15. Sentenza n. 25011/2014 delle Sezioni unite della Corte di Cassazione
Il piano educativo individualizzato per il sostegno scolastico di un alunno con disabilità, una volta elaborato con il concorso degli insegnanti e degli operatori della sanità pubblica, deve essere attuato e non può essere rimodulato per la scarsità delle risorse messe a disposizione.


16. Sentenza n. 189/2014 del Tar del Piemonte
Il Tar del Piemonte prima con l'ordinanza n. 388/2012 ha sospeso la delibera del CISS 38 con sede in Cuorgnè Torino in cui «a seguito della riduzione dei finanziamenti che sta determinando l'impossibilità di garantire a tutti coloro che ne fanno richiesta di prestazioni (…) anche se rientranti nei Livelli essenziali di assistenza» veniva approvata la predisposizione «delle liste d'attesa per l'accesso a strutture semiresidenziali». Poi con la sentenza 189/2014 ha precisato che le prestazioni semiresidenziali per soggetti adulti con disabilità intellettiva grave «rientrano pacificamente nei Livelli essenziali di assistenza» e che «gli enti locali coinvolti sono (…) immediatamente tenuti a far fronte ai suddetti oneri (…) essendo stati vincolati ad applicare una disposizione immediatamente precettiva introdotta a tutela di una fascia di popolazione particolarmente debole». Nella sentenza viene altresì evidenziato che «gli enti locali sono tenuti a garantire i relativi servizi utilizzando tutti gli strumenti a loro disposizione per reperire i necessari fondi senza che su tale obbligo possano incidere i sempre più pressanti tagli economici».


17. Sentenza n. 207/2015 della Corte di Appello di Firenze
Viene puntualizzato che l’impegno sottoscritto da un congiunto di un infermo ricoverato in una Rsa «non ha alcuna possibilità di essere interpretato come contratto d’ospitalità, dato che vede obbligato un soggetto diverso dal fruitore del servizio e per il prezzo su quest’ultimo gravante: esso ha valore e contenuto di fideiussione per il pagamento della quota sociale». Pertanto, come ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26863/2008, gli impegni assunti dai parenti dei ricoverati in una Rsa o altra struttura a titolo di integrazione della retta di degenza sono sempre revocabili. Al riguardo si veda anche l’articolo dell’Avv. Roberto Carapelle, “Sentenza della Corte di Cassazione sul recesso dell’impegno di corrispondere l’integrazione della retta di ricovero”, pubblicato sul n. 165, 2009 della rivista “Prospettive assistenziali”.


18. Sentenza n. 339/2015 del Consiglio di Stato
Preso atto delle condizioni di salute della signora A. B., la Sezione terza del Consiglio di Stato ha precisato che: «la qualifica di anziano non autosufficiente (…) non esclude che a detta condizione possa associarsi quella più grave di disabile». Mentre l’Unità socio-sanitaria locale di Bussolengo (Verona) e la Regione Veneto sostenevano che le prestazioni fornite dalla Rsa alla signora A. B. rientravano fra le attività socio-sanitarie, il Consiglio di Stato ha riconosciuto «la prevalenza delle prestazioni sanitarie rispetto a quelle assistenziali che con essa concorrono, rese in favore di malato in condizione di disabile, caratterizzata da gravità e cronicità», fatto che «determina, in linea con il concorde orientamento della giurisprudenza di questo consesso, esclusivo impegno economico del Servizio sanitario regionale negli oneri e spese». Da tenere presente che la relazione medica era così redatta: «Diagnosi: tetraplegia, afasia, disfagia in paziente con esiti di ischemia temporale bilaterale cortico-sottocorticale ed emorragica dei nuclei della base sinistra. Esiti di embolia polmonare ripetuta ed infarto del miocardio apicale. Fibrillazione atriale… è invariato il quadro di gravissima disabilità Per la persistenza dell’aritmia da fibrillazione atriale… introdurre in terapia l’anticoagulante orale (…)». Segnaliamo che nel ricorso presentato dall’Avv. Maria Teresa Tezza era stato allegata la documentazione che comprovava la gravità delle condizioni di salute della signora A. B. Analoghe sono le sentenze n. 7020/2015 della prima Sezione civile del Tribunale di Milano, n. 9017/2015 della terza Sezione civile dello stesso Tribunale di Milano, n. 689/2016 del Tribunale di Verona, n. 14180/2016 della seconda Sezione civile del Tribunale di Roma e n. 617/2017 del Tribunale di Monza.


19. Sentenza numero 2649/2015 del Tar della Lombardia
La sentenza riconosce il diritto del minore con disabilità, non in grado di gestirsi autonomamente, di essere sempre assistito da un aiutante durante tutta tutto l'orario di frequentazione di un centro diurno.


20. Sentenza n. 3640/2015 del Consiglio di stato
Dopo aver precisato che «il potere regolamentare attribuito ai Comuni e agli enti gestori non può essere inteso come attribuzione di un autonomo potere in materia», viene segnalato che l’indennità di accompagnamento può essere computata ai fini della compartecipazione della persona con invalidità totale alla retta della struttura residenziale solamente nel caso in cui la stessa assicuri tutti i servizi necessari ai bisogni quotidiani. Inoltre, nel determinare la quota di compartecipazione, il Consiglio di Stato puntualizza che vanno considerate le spese personali che in concreto la persona disabile sostiene, per cui vanno calcolate nella misura in cui gli consentono una vita dignitosa.


21. Sentenza n. 3806/2015 del Consiglio di Stato
Contrariamente alle norme della Regione Puglia che prevede la transitorietà dei ricoveri presso le Rsa, il Consiglio di Stato ha precisato che «la Rsa non è abilitata a sostituirsi all’Asl nel valutare le condizioni e le esigenze del paziente» precisando che «se, salvo specifica contraria prescrizione, può presumersi che un prolungamento del ricovero e del trattamento non comportino danni, ma vantaggi per il paziente, non può invece presumersi altrettanto per una dimissione decisa da parte della Rsa unilateralmente (senza una decisione ed assunzione di responsabilità del paziente e dei familiari). Peraltro, una simile decisione, in mancanza della possibilità o della disponibilità della famiglia a prendersi carico del paziente, o di una autorizzazione al ricovero presso una diversa struttura o al ricorso all’assistenza domiciliare, equivarrebbe davvero a mettere il paziente “in mezzo ad una strada” (con ogni conseguenza giuridica, a tacere della distonia rispetto ad elementari regole di solidarietà».


22. Ordinanza numero 9135/2015 della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'illegittimità della cartella esattoriale che individua il tutore come debitore di contributi a carico dell'interdetto.


23. Sentenza n. 15679/2015 della Corte di Cassazione
È stata dichiarata illegittima la richiesta avanzata dal Comune di Pavia per il pagamento del servizio di refezione fornita da un centro diurno frequentato da un soggetto con grave disabilità, che aveva assunto come riferimento le risorse dell’intero suo nucleo familiare. La Corte di Cassazione ha confermato che per le prestazioni rivolte «a persone con handicap permanente grave, nonché a soggetti ultrasessantacinquenni non autosufficienti al fine di determinare la contribuzione a carico dell’assistito, deve essere valutata esclusivamente la sua situazione economica e non quella del nucleo familiare».


24. Sentenza n. 560/2016 del Tar della Lombardia
Il Tar ha evidenziato che « i diritti sociali sono diritti perfetti, esigibili per il solo riconoscimento che hanno in Costituzione, a prescindere dalla esistenza di una legislazione ordinaria che ne definisca il contenuto» e che «la Corte Costituzionale ha chiarito che la garanzia costituzionale dei diritti fondamentali ha per oggetto il "contenuto essenziale" degli stessi (v. con riferimento al diritto alla salute le sentenze 267/1998, 252/2001 e 309/1999), il quale dev’essere sempre garantito gratuitamente, anche in presenza di difficoltà economiche dell’ente, alle persone indigenti o in gravi condizioni economiche».


25. Sentenza numero 689/2016 del Tribunale di Verona
Se le prestazioni assicurate a favore di un soggetto colpito da Alzheimer sono caratterizzate «da particolare rilevanza terapeutica della componente sanitaria» tanto che «la mancanza di un continuo ed assiduo monitoraggio sanitario» mette «in gioco la condizione di vita e di sopravvivenza della paziente», le relative prestazioni fornite dalla struttura residenziale (casa di riposo) sono a totale carico del Servizio sanitario. Si veda anche la sopra citata sentenza numero 339/2015 del Consiglio di Stato.


26. Sentenza numero 893/2016 del Tribunale di Ancona
Il diritto alle congiunte prestazioni residenziali e semiresidenziali della persona con disabilità grave è incomprimibile anche in merito alle esigenze di bilancio.


27. Sentenza n. 1631/2016 del Tar della Lombardia
La sentenza n. 1631/2016 della terza Sezione del Tar della Lombardia precisa che «nel caso di persona con disabilità, maggiorenne, non coniugata e senza figli che vive con i genitori, il nucleo ristretto è composto dalla sola persona con disabilità. In sede di calcolo dell'Isee si terrà conto solo dei redditi e patrimoni di tale persona».


28. Sentenza 22786/2016 della Corte di Cassazione
Al personale ausiliario della scuola compete anche l'assunzione di responsabilità, rischio e disagio in merito alla realizzazione del piano dell'offerta formativa. Ne consegue in particolare anche l'obbligo della sostituzione dei pannolini.


29. Sentenza n. 14180/2016 del Tribunale di Roma
Il Tribunale di Roma ha condannato «la Regione Lazio al pagamento in favore di A.B. della somma complessiva di Euro a 13.393,44» quale restituzione degli importi versati a titolo di compartecipazione della retta di ricovero presso una Rsa del padre «affetto da demenza da Alzheimer di grado medio severo ed altre patologie correlate». Si vedano anche le sopra citate sentenze numero 309/2015 e 689/2016.


30. Sentenza del Tar della Toscana 1367/2016
Con la sentenza n. 1367/2016 il Tar della Toscana, a seguito del ricorso presentato dai genitori di un alunno della prima classe di un liceo linguistico formata da 31 ragazzi, di cui due con disabilità, ha evidenziato che, in base al decreto del Presidente della Repubblica n. 81/2009, le classi «degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, ove accolgano alunni con disabilità, debbono essere costituite di norma da non più di venti alunni» e che l’esistenza di margini di discrezionalità stabiliti dal legislatore incontra «comunque il limite del rispetto di un nucleo indefettibile di garanzia per gli interessati», come è stato precisato dalla sentenza n. 80/2010 della Corte costituzionale. Nella sentenza viene altresì precisato che «la qualificazione del diritto all’istruzione, quale diritto fondamentale del disabile rappresenta un approdo da tempo condiviso in seno alla giustizia amministrativa, la quale riconosce come l’obbiettivo primario resti quello della massima tutela possibile degli interessati all’istruzione e all’integrazione nella classe e nel gruppo scolastico: un diritto che assume natura individuale, ma anche sociale, dal momento che l’istruzione rappresenta uno dei fattori maggiormente incidente sui rapporti dell’individuo e sulle sue possibilità di affermazione personale e professionale».


31. Sentenza n. 46/2017 del Consiglio di Stato
Nella sentenza n. 46/2017 il Consiglio di Stato ha evidenziato che l’erogabilità della integrazione della retta da parte del Comune, nel caso in esame quello di Legnano «deve certo tener conto delle esigenze finanziarie del Comune, secondo un ragionevole equilibrio tra i valori costituzionali in gioco (…), ma queste ultime non possono assurgere giammai, come pretende il Comune appellante, a ragioni condizionanti addirittura il ricovero dell’assistito, che necessiterebbe di un previo assenso del Comune, né possono totalmente annullare il “nucleo irriducibile” del fondamentale diritto all’assistenza che spetta alla persona bisognosa di ricovero stabile presso strutture residenziali, sì da concludersi, illegittimamente, nell’integrale rigetto dell’istanza volta ad ottenere una compartecipazione al pagamento della retta, dovuta ai sensi dell’articolo 6, comma 4, della legge n. 238 del 2000». Il Consiglio di Stato ha precisato inoltre che «la pretesa comunale di imporre alla persona richiedente una previa concertazione circa la struttura appropriata presso la quale ricoverarsi, al fine di ottenere l’integrazione economica della retta da parte del Comune, è illegittima perché contrastante, a livello della legislazione nazionale, non solo con l’articolo 6, comma 4, della legge n. 328 del 2000 (che prevede la sola previa informazione del Comune, come ora si dirà), ma anche, a livello di legislazione regionale lombarda, con gli articoli 2 e 7 della legge regionale n. 3 del 2008, che garantisce la libertà di scelta dell’assistito, salvo il limite dell’appropriatezza, che nel caso di specie, incontestabilmente, è stata valutata al momento dell’inserimento dell’assistita presso la Rsa», evidenziando altresì che «l’appropriatezza del ricovero, che compete all’autorità sanitaria, non può essere messa in discussione dal Comune chiamato ex- lege all’integrazione della retta».


32. Sentenza n. 3058/2017 del Consiglio di Stato
Nella sentenza n. 3058/2017 il Consiglio di Stato, recependo integralmente qual che aveva deciso la Corte di Cassazione nel provvedimento n. 21748/2007, ha evidenziato che «chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente. La tragicità estrema di tale stato patologico – che è parte costitutiva della biografia del malato e che nulla toglie alla sua dignità di essere umano – non giustifica in alcun modo un affievolimento delle cure e del sostegno solidale, che il Servizio sanitario deve continuare ad offrire e che il malato, al pari di ogni altro appartenente al consorzio umano, ha diritto di pretendere fino al sopraggiungere della morte». Pertanto risulta evidente che hanno diritto alle prestazioni sanitarie e/o socio-sanitarie senza limiti di durata anche tutte le persone non autosufficienti. Si segnala altresì che per aver negato nel 2008 il ricovero della figlia in coma in una struttura residenziale con oneri a carico del Servizio sanitario, con la sentenza n. 3058/2017 il Consiglio di Stato ha condannato la Regione Lombardia a versare al padre dell’inferma non autosufficiente euro 132.965,78 di cui euro 12.965,78 a titolo di danno patrimoniale ed euro 120mila a titolo di danno non patrimoniale.


33. Sentenza n. 430/2017 del Tar della Lombardia
Con la sentenza n. 430/2017 il Tar della Lombardia ha preso in esame il ricorso presentato dall'Amministratore di sostegno di una persona affetta da “schizofrenia paranoide fase residenziale” che «è stato ricoverato in mancanza di idonea iniziativa delle strutture sanitarie psichiatriche, su iniziativa dell'Amministratore di sostegno, previa autorizzazione del Giudice tutelare presso la struttura San Giacomo srl di Turate dal 10 luglio 2010 con relativo onere a carico del degente». Il ricovero veniva protratto su conforme parere del Giudice tutelare fino al 21 gennaio 2013. Alla richiesta del rimborso, l’Asl ed il Comune di Milano «opponevano un rifiuto, sul rilievo che la struttura ove era ricoverato (omissis) non era accreditata con il Servizio sanitario nazionale». Dopo aver respinto «le eccezioni di difetto di giurisdizione sollevate dal Comune e dall’Asl» ed aver accertato che «il paziente è affetto da patologie psichiatriche per le quali ha subito diversi trattamenti sanitari obbligatori dal 2008 ed oggi è ricoverato presso una struttura a carico dell'Azienda sanitaria» e che «l’ente sanitario era a conoscenza almeno dal 20 ottobre 2011 che la situazione patologica del (omissis) era divenuta incompatibile con la sua permanenza a casa e che erano necessari interventi di tipo residenziale da parte del Servizio sanitario», il Tar della Lombardia ha stabilito che «il pagamento della retta per ricovero presso la Comunità San Giacomo srl di Turate va posto a carico dell'Asl a titolo del danno sofferto per il ritardo nell'assunzione di una decisione di ricovero che, alla luce degli interventi del Giudice tutelare e dei rapporti con gli enti del Servizio sanitario regionale doveva essere adottato sin dall'inizio». Il Tar ha invece respinto «la domanda proposta nei confronti del Comune di Milano stante la patologia psichiatrica».


34. Sentenza n. 715/2017 del Tar del Veneto
Il provvedimento riguarda un soggetto «invalido al 100%, attualmente ospite della comunità alloggio (omissis)» al quale il Comune (omissis) «sulla base dei risparmi depositati sul conto corrente bancario del Sig. (omissis) pari ad euro 8739,00 alla data del 31 dicembre 2016 ha aumentato il contributo di compartecipazione a carico del medesimo, per il periodo aprile-dicembre 2017, giungendo ad una contribuzione mensile di euro 826,00 (…) reputando sufficiente “per qualsiasi emergenza” il mantenimento nel conto corrente della somma di euro 3mila». Ciò promesso il Tar del Veneto ha osservato che «dall'esame della normativa regolamentare sopra richiamata pare palese come la percentuale di contribuzione a carico del Comune (e, per differenza, la percentuale a carico del privato) sia strettamente consequenziale allo scaglione Isee nel quale si colloca il soggetto richiedente, con la conseguenza che non è possibile per l’Amministrazione comunale, per rideterminare la quota della propria compartecipazione, fare riferimento a parametri economici ulteriori (come ad esempio il saldo del conto corrente), soprattutto qualora tali parametri già rientrano nel calcolo dell'Isee, come appunto avvenuto nella presente fattispecie». Inoltre i giudici hanno evidenziato che «risulta del tutto immotivata ed arbitraria la determinazione del Comune di (omissis) in ordine alla soglia di euro 3mila che sarebbe sufficiente secondo l'Amministrazione comunale per fronteggiare “qualsiasi emergenza” in assenza di qualsivoglia parametro normativo che possa giustificare e legittimare tale scelta evidentemente penalizzante per il fruitore dei servizi residenzia.

 

35. Sentenza n. 512/2017 del Tar del Piemonte
Con la sentenza n. 512/2017 il Tar del Piemonte, preso atto delle delibere della Giunta regionale del Piemonte n. 17/2005 e 85/2013, ha precisato che l'importo dell'Iva deve essere considerato già compreso nella tariffa delle rette di ricovero presso le Rsa piemontesi.
 
36. Sentenza n. 702/2017 del Tribunale di Rovigo
Il provvedimento riguarda una persona che «nel corso del tempo ha patito periodiche riacutizzazioni ed un costante aggravamento, sia della patologia psichiatrica, con conseguenti stati di agitazione, malessere, atteggiamenti di aggressività eterodiretta e assunzione incongrua di farmaci, tali da richiedere numerosi ricoveri in ambito ospedaliero, sia delle ulteriori patologie di interesse internistico che lo affliggevano per scarsa aderenza al protocollo terapeutico» e che «era in carico da anni ai servizi di psichiatria e che presentava un disturbo della personalità altamente disfunzionale, che incideva pesantemente non solo sulla sua capacità di stare in società e relazionarsi con gli altri, ma anche e soprattutto sulla sua capacità di curarsi ed assumere le numerose terapie farmacologiche prescrittegli sia in ambito psichiatrico che internistico, tra le quali risultavano in particolare quelle relative alla cura del diabete trattandosi di terapie salvavita». Ciò premesso, il Giudice precisa che risulta chiaramente che il ricovero «nelle strutture residenziali protette sia stato disposto a causa di problematiche sanitarie di tipo psichiatrico ed internistico» per cui sussiste una stretta correlazione «tra prestazioni sanitarie e assistenziali, tali da determinare la totale competenza del Servizio sanitario nazionale».

 

 

 

 

 

 

 

 


 
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Interventi dei Difensori civici

Il Difensore civico della Regione Piemonte Avv. Antonio Caputo, ha inviato a varie autorità di detta Regione la lettera datata 28 marzo 2013, prot. 432, avente per oggetto: “Principio di ‘continuità assistenziale’” in merito alle esigenze connesse alla presa in carico degli anziani non autosufficienti, cosi come imposto dalla normativa nazionale sui Livelli essenziali di assistenza e in relazione alle ordinanze cautelari n. 609/ 2012 e n.141/2013 del Tar del Piemonte.

Intervento del Difensore civico della Regione LazioDott. Felice Maria Filocamo.
Nella lettera del 21 novembre 2014, n. 0016981 Il Difensore civico della Regione Lazione ha precisato che «il principio di continuità assistenziale è diretta applicazione del diritto alla salute ex articolo 32 della Costituzione» e che «il diritto ai trattamenti sanitari è tutelato come diritto fondamentale nel suo nucleo irrinunciabile del diritto alla salute, protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana, il quale impone di evitare il formarsi di situazioni prive di tutela, che possono appunto pregiudicare l’attuazione (cfr. Corte costituzionale n. 432 del 2005 e n. 233 del 2003)».

Si veda anche: "Ricoveri gratuiti nelle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) 

Riferimenti  

Sentenza Corte costituzionale n. 509/2000

Norme sulle contribuzioni economiche e osservazioni in merito alla sentenza del Tar del Piemonte n. 326/2013”.

Sentenze del Tar della Lombardia n. 784 e 785/2011

Ordinanza del Tar del Piemonte n. 381/2012

Lettera datata 28 marzo 2013, prot. 432

Ordinanze cautelari n. 609/ 2012en.141/2013 del Tar del Piemonte. 

Sentenza Corte costituzionale n. 36/2013

Sentenza Tar Piemonte n. 326/2013

  

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Approfondimenti

Diritto di accesso
agli atti



Importante premessa ai ricorsi all'Autorita' giudiziaria


Servizio sanitario e Comuni sono obbligati a  garantire i LEA


Facsimili per richiedere prestazioni LEA (Centri diurni, ricoveri Rsa, comunità alloggio)



DIRITTO ALLE CURE
(video)



Sentenze di interesse


Norme precedenti alla 833/1978