Intervista a mons. Vincenzo Paglia su La Stampa
“La comunità prima dei letti in ospedale. Così si riforma il welfare per gli anziani”.
Il 10 agosto 2026 un’intervista a mons. Vincenzo Paglia pubblicata da La Stampa ha rilanciato, in buona sostanza, l’idea delle cure a casa prima dei posti letto in RSA. Da lì è nato un confronto pubblico che ha coinvolto la Fondazione promozione sociale, le famiglie, i caregiver e numerosi commentatori sui social.
In questa pagina sono raccolti, in ordine, i documenti essenziali: l’articolo-intervista originario de La Stampa del 10 agosto, la lettera aperta a mons. Paglia e l’appello della Fondazione promozione sociale alle famiglie, l’aggiornamento della Petizione contro la legge 33, le testimonianze ricevute dalle famiglie e una selezione dei commenti pubblicati su Facebook. Tutte le testimonianze private e i materiali social qui allegati sono pubblicati in versione anonimizzata.
Il punto centrale del dossier: in Piemonte circa 17mila persone non autosufficienti ricoverate in RSA pagano l’intera retta senza beneficiare della quota sanitaria, nonostante le prestazioni residenziali di lungoassistenza rientrino nei LEA.
L’articolo 30 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017 prevede, previa valutazione multidimensionale e presa in carico, una quota a carico del Servizio sanitario nazionale pari al 50% della tariffa giornaliera per i trattamenti di lungoassistenza residenziale.
La casa può essere il luogo migliore quando le condizioni cliniche, familiari e assistenziali lo consentono e quando esistono vere cure domiciliari. Quando invece la non autosufficienza richiede assistenza continuativa e il ricovero in RSA è il setting appropriato, la famiglia non può essere lasciata sola a sostenere una prestazione che rientra nei Livelli essenziali di assistenza.
Il dossier parte dalla intervista a mons. Vincenzo Paglia pubblicata da La Stampa il 10 agosto 2026. È da quelle affermazioni sulle “case prima dei letti” che prendono avvio la reazione della Fondazione e le successive testimonianze argomentate delle famiglie.
“La comunità prima dei letti in ospedale. Così si riforma il welfare per gli anziani”.
La reazione si sviluppa in tre documenti principali: l’appello alle famiglie e la lettera aperta a mons. Paglia a cura della Fondazione, oltre all’aggiornamento della Petizione nazionale contro la legge 33/2023 e i suoi effetti sulla non autosufficienza.
L’invito rivolto ai familiari delle persone anziane malate non autosufficienti a raccontare alla Regione Piemonte e a La Stampa la loro esperienza concreta.
Il documento politico e giuridico centrale: diritti esigibili, LEA, limiti dell’assistenza domiciliare e quota sanitaria RSA negata a migliaia di persone.
Il testo del nuovo Aggiornamento inviato ai sostenitori della Petizione online contro la legge 33/2023 che collega la questione Paglia alla critica della legge 33/2023 e alla richiesta di cure domiciliari di lungo termine come diritto esigibile, non come onere scaricato sulle famiglie.
Le testimonianze qui raccolte (anonimizzate) mostrano, da punti di vista diversi ma convergenti, che il ricorso alla RSA quando necessario non è “abbandono”, ma spesso l’esito di anni di cura familiare, tentativi di gestione al domicilio, aggravamenti clinici, costi divenuti insostenibili e mancate risposte del sistema pubblico.
Una risposta ironica ma durissima all’idea di una famiglia sempre disponibile: nuclei ridotti, lavoro, pluripatologie, decadimento cognitivo e bisogno di assistenza continua.
Un’esperienza di assistenza dopo un grave ictus e una riflessione netta: la vera alternativa non è casa contro struttura, ma cura contro abbandono.
Il racconto di chi ha atteso la presa in carico del Servizio sanitario (nel frattempo l'anziano muore) e denuncia la distanza tra il Piemonte descritto come virtuoso e la realtà delle liste d’attesa.
Una vicenda particolarmente significativa: progetto domiciliare non attivato, aggravamento, indicazione residenziale urgente e oltre 17mila euro sostenuti in tre mesi prima della quota sanitaria.
Il peso fisico, emotivo e organizzativo dell’assistenza quotidiana di un caregiver e la domanda su quali sostegni reali siano disponibili quando la non autosufficienza aumenta.
Quattro anni di assistenza domiciliare a una madre con Alzheimer, poi il ricovero in RSA. La famiglia paga l’intera retta di 3.448 euro al mese senza quota sanitaria: “Non basta l’amore, a questi livelli l’amore non basta più!”.
I commenti al post de La Stampa con cui è stata rilanciata l’intervista a mons. Paglia confermano gli stessi temi delle testimonianze: famiglie che non “abbandonano”, difficoltà di assistenza h24, lavoro dei figli, costi delle badanti, demenze, necessità di cure competenti e insufficienza dei servizi domiciliari. La raccolta è pubblicata in forma anonimizzata.
Raccolta delle schermate principali con oscuramento dei nomi dei profili, organizzata in un unico PDF per una consultazione più agevole.