Prospettive assistenziali, n. 159, luglio - settembre 2007
NUOVE
OPPORTUNITÀ PER IL VOLONTARIATO CON LA “CLINICAL GOVERNANCE”
Pierantonio Visentin (*)
una domanda
Cosa pensate di questa proposta
che state per ricevere? Immaginate di essere invitati
dai vostri politici e amministratori locali, e che questi vi dicano:
«Siamo logorati dalle lamentele e dalle
proteste nei confronti dei servizi sanitari, pertanto vi chiediamo di decidere
con noi come distribuire l’offerta delle prestazioni assistenziali
per i prossimi anni: i soldi che abbiamo sono questi (…), e non uno di più, e
dobbiamo scegliere come spenderli. Avete voglia di decidere con noi?».
Vi sembra una cosa seria? Oppure pensate che sia un’iniziativa inutile? Per potersene
fare un’idea è meglio cercare di capire perché in Gran Bretagna sono sorte
esperienze di questo tipo, nell’ambito di una politica sanitaria nota con il
nome di Clinical Governance.
definizione di clinical governance
Il termine Clinical Governance è stato introdotto nel 1993
dall’Organizzazione mondiale della Sanità, per sintetizzare i numerosi fattori
che determinano la qualità dell’assistenza sanitaria e per incoraggiare
modalità di gestione dei servizi sanitari in grado di
coinvolgere tutti i soggetti nel miglioramento della qualità dei servizi. Il
termine Governance
è la sintesi tra government
(governo, che sottende un processo dirigistico, dall’alto) e alliance
(condivisione, alleanza, ossia processo partecipato, che nasce dal basso). Pertanto sarebbe più appropriata una traduzione parziale “Governance
clinica”, piuttosto di una traduzione completa “Governo clinico”, perché non si
tratta di regole di vero governo, imposte, bensì di modalità di lavoro
condivise.
Il Servizio sanitario nazionale
britannico ha promosso
Accanto al coinvolgimento dell’utenza,
nel modello britannico della Clinical Governance hanno un’importanza fondamentale
l’amministrazione e le competenze scientifiche. Per quanto concerne il primo
aspetto, alle direzioni delle aziende sanitarie viene
attribuita anche la responsabilità della qualità clinica dei servizi offerti
(senza interferire con l’autonomia professionale degli operatori sanitari);
conseguentemente la qualità e l’appropriatezza delle
prestazioni erogate vengono sistematicamente valutate con strumenti idonei. Ma
se sono oggetto di intervento qualità e appropriatezza delle prestazioni,
l’importanza delle
prove scientifiche
Quando un malato si rivolge a più
sanitari per avere un’indicazione sul trattamento più indicato, è tutt’altro che infrequente sentirsi consigliare terapie
diverse, anche in contrasto fra loro. In alcuni casi l’eterogeneità dei
comportamenti dei medici può essere giustificata con l’esistenza di grossi
margini di discrezionalità nelle decisioni, ma in molti casi l’eterogeneità non
è spiegabile, specie quando la letteratura ha
identificato quali sono i provvedimenti efficaci e quelli inefficaci, o
addirittura dannosi. Metodologi e clinici hanno da
anni sviluppato tecniche di revisione sistematica
della letteratura scientifica, di classificazione delle prove e di elaborazione
delle raccomandazioni, le quali vengono raccolte in linee-guida che si sono
dimostrate in grado di migliorare i comportamenti dei sanitari, rendendoli più
aderenti alle acquisizioni scientifiche consolidate. Questa è l’Ebm, ma non è sufficiente insegnarla nelle Università o
diffonderla con l’aggiornamento.
Nel Regno Unito è stata fondata
un’agenzia pubblica, indipendente, che si chiama Nice (National
Institute for Clinical Excellence - Istituto
nazionale per l’eccellenza sanitaria e clinica), che ha il compito di
diffondere direttive e linee guida sulle iniziative di salute pubblica e su
pratiche sanitarie supportate da buone prove di efficacia.
I documenti affrontano anche gli aspetti etici e le preferenze dei cittadini, e
sono completati da analisi economiche e da analisi di impatto
(queste valutazioni compongono il technology assessment).
Dal punto di vista organizzativo,
il Nice è costituito da un corpo interno molto
ristretto di metodologi, cui si aggiungono operatori
sanitari esterni e rappresentanti dei cittadini, che vengono di volta in volta
coinvolti per contribuire alla stesura e all’approvazione delle varie
linee-guida. L’organizzazione centralista
dell’agenzia trova spiegazione nel fatto che non è conveniente che ogni azienda
sanitaria attivi dei gruppi di lavoro per la valutazione delle
tecnologie sanitarie. Soprattutto, non è accettabile che vi siano differenze
incontrollate nell’erogazione dell’assistenza fra aziende sanitarie e fra
regioni diverse. Quando un trattamento è efficace e sostenibile, oppure quando
ci sono motivi etici che ne suggeriscono l’erogazione, vi è l’esigenza di
assicurare un’equità di accesso alle prestazioni,
rendendo omogenee le tipologie e gli standard delle prestazioni offerte dal
servizio sanitario, indipendentemente dall’area geografica di residenza del
singolo cittadino.
Il Nice esprime pareri sulla base delle
migliori prove scientifiche, sia in materia di farmaci, sia di prestazioni
assistenziali alla persona. La disciplina più trattata è l’oncologia. La
trasparenza e l’indipendenza (o la dichiarazione di conflitto) sono requisiti
fondamentali. I pareri provengono dai pazienti, dall’industria, dal personale,
dai manager e dai politici. In particolare, il Nice ritiene essenziale il coinvolgimento dei cittadini,
con la creazione di un consiglio ad hoc. Inizialmente l’opinione pubblica
temeva il tentativo di razionare le risorse del servizio sanitario, specie in
merito alla prescrivibilità di alcuni
farmaci, ma ora il Nice viene considerato un organismo necessario e ogni mese
si registrano circa cinque milioni di download di documenti e di linee-guida dal sito internet
(www.nice.org.uk/guidance), di cui il 40% dagli Usa.
È fondamentale tenere presente
che il Nice, da solo, non garantisce una buona Clinical Governance,
perché è necessaria anche un’attività di audit, per valutare e controllare
in che misura sono rispettate le raccomandazioni più accreditate della comunità
scientifica internazionale. Ed è altrettanto
necessario che all’audit
seguano interventi correttivi per le situazioni in cui il mancato rispetto
delle raccomandazioni Nice non è giustificato dalla discrezionalità, ma
sottende vere e proprie inappropriatezze, abusi e
cattiva pratica.
il controllo dei
rischi
È noto che da diversi anni sono aumentati i conflitti fra utenti e servizi sanitari. Sempre
più frequentemente tali conflitti approdano nelle aule giudiziarie, e gli
organi di informazione danno un crescente risalto alle
lamentele nei confronti dei servizi sanitari. Molteplici sono le cause di
questi fenomeni, fra i quali si possono ricordare la diffusione di una
concezione della medicina onnipotente e infallibile (fatto di cui sono
responsabili prevalentemente i medici), e l’aumento delle aspettative
della cittadinanza. Alcune aziende sanitarie si sono dotate di
organismi dedicati a fronteggiare i rischi sanitari (unità di risk management - gestione del rischio) e
hanno adottato provvedimenti concreti: strumenti e procedure idonei ad evitare
i rischi, individuazione tempestiva degli eventi indesiderati, monitoraggio
degli errori e insegnamenti derivanti dagli errori più comuni.
Uno delle ragioni per cui
In Gran Bretagna
il contributo dei
cittadini e dei volontari
Il concetto-base del modello
britannico di Clinical Governance è
la scelta: i pazienti scelgono come, dove e quando accedere
ai servizi sanitari. Il motore della trasformazione è questa possibilità di
scegliere di andare nelle strutture dove il servizio è migliore o dove si
ritiene che risponda meglio alle proprie esigenze. Queste scelte determinano la
politica di investimenti del Governo centrale, che
finanzierà maggiormente i centri che forniscono prestazioni migliori, generando
a cascata una competizione e una diversificazione dei servizi.
Ogni anno vengono
misurate e rese pubbliche le performance
di tutte le strutture sanitarie nazionali. Quando la
performance è scarsa, una commissione di controllo interviene, anche con
durezza. Qualunque episodio di malfunzionamento viene
valutato, anche su segnalazione dei pazienti, e se non vengono apportate delle
modifiche sostanziali i soggetti interessati possono subire sanzioni anche
molto gravi. Questo è ritenuto il modo più efficace per
indurre il miglioramento, perchè così per sopravvivere le strutture sanitarie
devono cambiare in meglio.
L’adozione di linee-guida,
protocolli e procedure avviene con il coinvolgimento di tutti gli operatori
sanitari e, accanto a questi, dei cittadini, dei pazienti, delle associazioni,
dei volontari. Tutte le strategie sono sottoposte ad un continuo processo di revisione e correzione. La posizione governativa è quella di
avere concesso libertà e democrazia, di avere dato la possibilità di sedersi ad
un tavolo per risolvere i problemi, con il risultato che il successo o
l’insuccesso è decretato, come già detto, dalla scelta dell’utenza, vale a dire
“dai piedi dei cittadini”, che decidono di andare in un posto piuttosto che in
un altro.
Il coinvolgimento dei cittadini
riguarda anche la programmazione e gli investimenti, e raggiunge il massimo
livello di formalizzazione all’interno di ogni azienda
sanitaria territoriale. Per affrontare questi aspetti bisogna conoscere
l’assetto giuridico delle aziende sanitarie britanniche.
il problema
economico
A questo punto verrebbe spontaneo
fare la seguente equazione: Clinical Governance uguale “prestazioni appropriate” più
“controllo dei rischi” più “partecipazione dei cittadini”. Non è così, perché
non è eludibile il problema del reperimento di risorse economiche per servizi
sanitari sempre più costosi. Nel mondo il problema è affrontato con una
graduazione di interventi che oscilla dalle forme meno
garantiste di liberismo e privatizzazione, fino alle forme più egualitariste di completa gratuità fondata sulla ridistribuzione della ricchezza.
Il Governo britannico ha avviato
la devoluzione, il decentramento e la privatizzazione
dei servizi sanitari pubblici, trasformando le vecchie aziende sanitarie
pubbliche (Nhs Trust) nelle attuali Nhs Foundation Trust
(Fondazioni del servizio sanitario), a capitale pubblico e privato. Le
Fondazioni sono rette da un Consiglio di amministrazione
che rappresenta i finanziatori sia pubblici sia privati. Un aspetto
fondamentale è l’interlocuzione con la comunità per la pianificazione del
futuro. Anche gli stessi pazienti possono diventare
soci delle Fondazioni. Esse hanno piena autonomia gestionale
e operano nella comunità, rispettando principi e standard del Servizio
sanitario nazionale (ora si comprende meglio quale importante ruolo abbia il
Nice nel garantire il livello delle prestazioni). Il fulcro della loro attività
sono le prestazioni connesse con le cure territoriali,
erogate in base al tariffario nazionale. Le Fondazioni sono indipendenti
dal Ministero della salute, possono cercare risorse sia dal pubblico sia dai
privati, possono reinvestire i risparmi anche in esercizi differenti.
Le Fondazioni che funzionano
meglio sono quelle che vengono maggiormente finanziate
dal Governo centrale, il cui intendimento è di spazzare via monopoli e
privilegi, incentivando partnership e
joint-venture. Il Governo stabilisce
tariffe fisse per le prestazioni specialistiche di pubblico e privato, e
imposta degli standard nazionali di riferimento per la remunerazione dei
medici, cui tutti devono aderire senza eccezioni.
Il Governo britannico definisce
le Fondazioni come il cuore di un Servizio sanitario guidato dai pazienti, e
ritiene così completato il sistema della Clinical Governance, che rappresenta la più
profonda trasformazione sanitaria attuata nel Regno Unito negli ultimi decenni.
aspetti critici e
opportunità
Il nostro Ministero della salute
ha più volte annunciato l’intenzione di introdurre
La maggiore perplessità legata
alla Clinical Governance è
rappresentata dal fatto che, nel modello britannico, essa appare
indissolubilmente legata a forme di privatizzazione della sanità pubblica che sono piuttosto distanti dalle nostre tradizioni. È naturale
chiedersi se in Italia vi sia l’intendimento di introdurre
Un aspetto critico che riguarda
da vicino i lettori è quello del coinvolgimento degli
utenti, specie delle associazioni dei malati e dei volontari. Come verranno scelti i soggetti da coinvolgere? Quali saranno i
criteri per decidere se un’associazione è rappresentativa? Emergono due nodi:
il conflitto di ruolo e il conflitto di interesse. Un
esempio di conflitto di ruolo è quello delle
associazioni molto politicizzate: è noto che il volontariato può essere un buon
serbatoio di voti, e pertanto molti politici iniziano la loro carriera proprio
in associazioni di volontariato, tessendo legami tra politica e associazioni. Un
esempio di conflitto di interesse è quello delle
associazioni finanziate dall’industria: ricordate il caso del Presidente della
Repubblica che criticò i legami fra associazioni di malati e case farmaceutiche?
E ricordate il caso del massiccio invio di
corrispondenza al Ministero della sanità (con affrancatura pagata da
un’industria farmaceutica) per protestare contro il mancato rimborso di un
farmaco per l’osteoporosi? Il problema dei legami con il potere politico ed
economico deve essere affrontato con la trasparenza: ogni associazione dovrebbe
dichiarare i propri legami con altre associazioni e, soprattutto, dovrebbe
dichiarare da chi riceve i propri finanziamenti.
In conclusione, forse non è superfluo
ricordare che il coinvolgimento dei cittadini negli aspetti gestionali
di un’azienda sanitaria rappresenterebbe un forte deterrente per i fenomeni di
corruttela legati alle nuove opere, alle ristrutturazioni, alle forniture e
alle manutenzioni. Questi fenomeni sono gravi perché non determinano solo un
danno economico alla comunità, ma anche un aumento dei rischi.
Se si vuole
importare un modello, bisogna ispirarsi alle sue parti migliori, che possono
correggere più efficacemente le distorsioni del nostro sistema, anche
valorizzando il ruolo del volontariato indipendente, meritevole di ricoprire
ruoli istituzionali di consultazione. In questo modo, il modello della Clinical Governance, basato sulle conoscenze
scientifiche, potrà consentire partecipazioni trasparenti anche ai “non
esperti”, che esprimeranno le loro preferenze e contribuiranno alle decisioni
sull’assistenza dei malati, creando i presupposti per una vera crescita civile,
perché si sarà data voce anche alle persone più svantaggiate.
(*) Geriatra, Ospedale Molinette di Torino.
www.fondazionepromozionesociale.it