la regione
piemonte è molto generosa con le case di cura private: regala anche migliaia di
euro
Con delibera del 5 agosto 2002, n.
46-6882, la Giunta della Regione Piemonte ha recepito l’accordo intervenuto fra
l’Assessore regionale alla sanità e le Associazioni Aiop e Aris che
rappresentano le case di cura private.
Per l’anno 2002 è stato concordato un
budget complessivo di 225 milioni di euro, corrispondente a 436 miliardi delle
vecchie lire.
Per l’anno 2002 «le tariffe relative alle attività di acuzie e post acuzie (esclusa
l’attività di riabilitazione di 2° e 3° livello), da riconoscere alle strutture
accreditate (…) sono rivalutate dell’8%».
Perché un aumento così rilevante, visto
che i dati Istat segnalano un incremento del 2,6%?
Inoltre, la delibera regionale prevede
che «per le strutture private
definitivamente accreditate in classe A (…) vene stabilita, quale ulteriore
riconoscimento per gli adeguamenti strutturali, tecnologici e procedurali, una
quota aggiuntiva pari al 5% delle tariffe determinate con il presente accordo».
Per quanto riguarda le case di cura
private della “Area clinica nella fase intensiva e di supporto all’emergenza
(breve e media degenza)” la delibera in oggetto «facendo riferimento ad un raggruppamento di 70 posti letto (dotazione
media delle strutture esistenti)» prevede il seguente fabbisogno di
operatori:
personale infermieristico n. 14 costo
annuo euro 490.000,00
ausiliari n. 22 » » » 594.000,00
coordinatore n. 1 » » » 35.000,00
personale di riabilitazione n. 6 » » » 216.000,00
medici n. 8 » » » 784.000,00
maggiori costi per turni (10%) » » » 211.900,00
1° totale parziale 2.330.900,00
Nella tabella allegata alla delibera,
il suddetto totale (euro 2.330.900,00) risulta aumentato a euro 3.027.142,86
con la dizione “Totale con altri costi + 30%”.
Infine il totale “Costi struttura e
ammortamento” risulta essere di euro 3.481.214,29.
Sulla base dei dati sopra riportati,
tenendo conto del tasso di occupazione dei posti letto del 90%, la tariffa
giornaliera è individuata in euro 151,39.
Detto importo viene aumentato a euro
152,90 con la seguente motivazione, a nostro avviso, ingiustificatamente
generica: «È stata calcolata la media
ponderata fra la tariffa giornaliera risultante dalle analisi sui costi del
personale necessario all’attività normale dell’area individuata e quella
risultante dall’incremento dei costi derivanti dalla maggiore presenza di
personale sanitario su tutto l’arco delle 24 ore per assicurare l’attività di
urgenza di tale area».
Nella delibera è, altresì, previsto che
la somma di euro 152,90 venga arrotondata a euro 155,00 evidentemente per il
fatto che la Regione Piemonte è molto generosa. Infatti, per ogni unità di 70
posti il regalo alle case di cura è di 53.655,00 euro all’anno, oltre 100 milioni
di lire!
Inoltre, fatto della massima
importanza, nella delibera regionale non c’è traccia alcuna di norme rivolte a
verificare che le case di cura private mettano a disposizione tutto il
personale conteggiato nella retta a carico della Regione.
A questo proposito, ricordiamo che
nella delibera “Principi generali, criteri e procedure per l’affidamento a
terzi della gestione di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari.
Approvazione del capitolato tipo”, ratificata dal Consiglio comunale di Torino il
9 dicembre 1998, è previsto che «circa le
modalità di verifica inerenti i rapporti finanziari, andranno previste
periodiche verifiche dell’effettivo rispetto da parte degli aggiudicatori degli
obblighi assunti in sede di gara con possibilità da parte dell’Amministrazione
di richiedere la documentazione che lo comprovi (es. lista dei lavoratori,
busta paga dei lavoratori, documenti comprovanti i versamenti previdenziali)».
A nostro avviso, per porre le basi per
controlli effettivi, occorrerebbe che la Regione Piemonte integrasse l’accordo
intervenuto con le associazioni delle case di cura private vincolando il
versamento delle somme di sua spettanza alla presentazione della documentazione
(fotocopie del libro matricola, dei versamenti fatti all’Inps e delle fatture
rilasciate dal personale a rapporto professionale, ecc.) comprovante la
qualifica degli operatori in servizio, la loro effettiva presenza ed il
versamento da parte delle case di cura private dei relativi contributi
previdenziali.
La mancanza di questi elementi
impedisce sicuramente l’effettuazione di controlli validi.
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