Prospettive assistenziali, n. 121, gennaio-marzo 1998

 

 

Editoriale

 

I DIRITTI DEI PIÙ DEBOLI E LA DIFESA DEI PRIVILEGI DA PARTE DEI PROGRESSISTI E DEI CONSERVATORI: UN PREOCCUPATO APPELLO DEL CARDINALE MARTINI

 

 

Nel solenne pontificale tenutosi il 6 dicembre 1997 nella basilica di Sant’Ambrogio, l’Arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, ha pronunciato un forte di­scorso, di cui riproduciamo le parti più significative.

Coloro che vogliono veramente che siano rispettate le esigenze fondamentali di vita ed i diritti delle persone più deboli, e cioè di coloro che non sono in grado di autodifendersi, dovrebbero meditare sulle parole del Cardinale Martini che, preoccupato a causa dell’attuale convergenza fra progressisti e conservatori, denuncia «la comune logica individualistica dei diritti privati e della conservazione dei privilegi di quelli che li hanno già, con il conseguente affievolimento di vigore nel sostenere i diritti sociali di coloro che ancora non ne godono».

In particolare, i 500 mila volontari italiani e le loro organizzazioni dovrebbero interrogarsi su quel che fanno o non fanno di fronte alle allarmanti ingiustizie di notevole e crescente entità: un milione di anziani e adulti cronici non autosufficienti a cui è negato il diritto alle cure sanitarie, i 30-40 mila minori ancora ricoverati in istituti di assistenza, le migliaia di malati psichiatrici abbandonati dal Servizio sanitario nazionale e le perduranti carenze di intervento che continuano a verificarsi nei confronti dei soggetti con handicap intellettivo.

A loro volta le forze politiche, gli amministratori, i funzionari e gli operatori dovrebbero avere l’umiltà e la capacità di verificare serenamente le loro effettive posizioni culturali ed operative, non dimenticando che anch’essi ed i loro congiunti possono aver bisogno di beneficiare degli interventi che attualmente negano ai più deboli.

Infine, occorrerebbe che gli organismi collegati con la chiesa cattolica o con altre confessioni religiose – che gestiscono istituti di ricovero assistenziale per anziani, handicappati e minori – valutassero se la loro attività è veramente diretta alla tutela delle esigenze e dei diritti delle persone più indifese.

L’assenza di iniziative da parte dei suddetti enti per la promozione del diritto alle cure sanitarie dei vecchi inguaribili, per l’attuazione della legge 184/1983 sull’adozione e l’affido, e per la creazione di comunità alloggio per gli handicappati adulti senza famiglia, ci induce a ritenere che il loro scopo effettivo sia l’esclusione sociale dei loro assistiti. Sulla stessa linea si pongono gli ospedali e le case di cura di proprietà delle congregazioni religiose che dimettono gli anziani cronici non autosufficienti, anche nei casi in cui non siano praticabili le cure domiciliari.

Le parole del Cardinale Martini

«(...) Pur vivendo noi una stagione che sembra fatta apposta per rafforzare i contrasti, si può dire che sul terreno delle ideologie – e anche spesso dei comportamenti – tutti tendiamo più o meno a pensare e ad agire nello stesso modo. Se, da una parte, ciò potrebbe rendere meno conflittuali le contese partitiche, non possiamo non avvertire che tale convergenza silenziosa di cosiddetti “conservatori” e di cosiddetti “progressisti” avviene su linee di tendenza che costituiscono una decadenza rispetto alla nostra tradizione culturale e civile.

«Cadute le grandi ideologie, i diversi filoni si stanno come implicitamente accordando sulla esaltazione delle ragioni dell’individuo e sulla difesa degli interessi di gruppo. Le differenze tra le grandi visioni della vita, e le conseguenti tendenze della politica, consistono oggi tutt’al più nel considerare l’individuo o quale soggetto di libero e non sindacabile esercizio del potere economico oppure nel considerarlo, sia pure nel quadro di una generica solidarietà sociale, quale soggetto di libero e non sindacabile espletamento di comportamenti etici.

«V’è chi, in nome della morale, si oppone a posizioni libertarie sull’etica individuale, e fa notare che non si può dar libero spazio a comportamenti anomali nel campo, ad esempio, della sessualità, della ostensione ed esaltazione della violenza, della tossicodipendenza, ecc. senza doverne pagare le conseguenze anche sociali con fatti abnormi di cui siamo stati testimoni negli ultimi tempi.

«La corrente di opinione che ragiona così, che viene perciò detta conservatrice e moralistica, non si rende conto tuttavia che una deriva liberistica in campo economico e sociale ha le stesse matrici che essa deplora nei comportamenti morali individuali.

«Dalla medesima matrice di una cultura individualistica dei diritti privati nascono dunque sia le forme libertarie (chiamate progressiste) che vorrebbero legittimata ogni forma espressiva dell’agire singolo, dalla droga alla licenza di qualunque sperimentazione sugli embrioni, sia le forme istituzionali ed economiche proprie di un mondo che si dice conservatore e che propugna un approccio liberistico ai problemi sociali ed economici, che sancisca la priorità del principio di efficienza, del profitto e della competitività. A tutte e due le forme del pensare e dell’agire è comune il rifiuto del primato della gratuità sul possesso, dell’essere sull’avere.

«Preoccupa questa omologazione dei baricentri sotto la spinta di una comune logica individualistica dei diritti privati e della conservazione dei privilegi di quelli che li hanno già, con il conseguente affievolimento di vigore nel sostenere i diritti sociali di coloro che ancora non ne godono. Si ha l’impressione che nessuno sfugga a questa deriva. Non ci si avvede che la stessa mentalità che avversa le “devianze” produce poi di fatto quella stessa cultura che sta chiedendo di essere “omologata” in tutti i suoi particolarismi senza limiti di rispetto dell’ethos comune.

«In particolare non può non bastare ai cattolici, attenti al mistero della gratuità e quindi alle ragioni dei più deboli, di quelli che non hanno niente da offrire né come merce di scambio né come sostegno politico; non basta, dico, di sentirsi rassicurati da alcune proposte parziali, indipendentemente dal disegno di costruzione globale della città di tutti.

«Non bastano alcune difese di diritti specifici e di valori particolari se non sono collocate nel quadro di un miglioramento complessivo dello Stato e di promozione di tutti i cittadini: ciò comporta l’attualità perenne di problemi come il lavoro, la casa, l’equità fiscale e distributiva, i grandi temi insomma dello Stato sociale. Come pure non bastano le affermazioni di attenzione al sociale o ai poveri se poi si accetta di fatto quel primato delle scelte individuali e della loro legittimazione che passa sopra ai comportamenti etici del senso comune offendendo i più sprovveduti.

«Appare quindi importante in questo momento dare rappresentanza alle esigenze di vera solidarietà e socialità, che sole possono vincere l’aggressività degli esclusi e le paure della società (...).

«All’attenzione verso gli ultimi la nostra società sembra non sentirsi più costretta, come qualche decennio fa, dalla cosiddetta rabbia dei poveri. Essi, nella società detta dei due terzi, stentano a far sentire la loro stessa voce e quindi a trovare una seria rappresentanza politica.

«Ma se l’ordine del bene pervertito dagli egoismi individuali non assume più come vindice la rabbia del povero (il furore di cui parlava Steinbeck nel suo celebre romanzo) – ma sappiamo, purtroppo, di avere una rabbia dei poveri anche poco lontano dalle porte di casa nostra –, esso si vendica proprio con l’indebolimento generale dello spirito di solidarietà e il trionfo degli egoismi individuali».

 

 

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