Editoriale
I
DIRITTI DEI PIÙ DEBOLI E LA DIFESA DEI PRIVILEGI DA PARTE DEI PROGRESSISTI E
DEI CONSERVATORI: UN PREOCCUPATO APPELLO DEL CARDINALE MARTINI
Nel solenne pontificale tenutosi
il 6 dicembre 1997 nella basilica di Sant’Ambrogio, l’Arcivescovo di Milano,
Carlo Maria Martini, ha pronunciato un forte discorso, di cui riproduciamo le
parti più significative.
Coloro che vogliono veramente che
siano rispettate le esigenze fondamentali di vita ed i diritti delle persone
più deboli, e cioè di coloro che non sono in grado di autodifendersi,
dovrebbero meditare sulle parole del Cardinale Martini che, preoccupato a causa
dell’attuale convergenza fra progressisti e conservatori, denuncia «la comune
logica individualistica dei diritti privati e della conservazione dei privilegi
di quelli che li hanno già, con il conseguente affievolimento di vigore nel
sostenere i diritti sociali di coloro che ancora non ne godono».
In particolare, i 500 mila
volontari italiani e le loro organizzazioni dovrebbero interrogarsi su quel che
fanno o non fanno di fronte alle allarmanti ingiustizie di notevole e crescente
entità: un milione di anziani e adulti cronici non autosufficienti a cui è
negato il diritto alle cure sanitarie, i 30-40 mila minori ancora ricoverati in
istituti di assistenza, le migliaia di malati psichiatrici abbandonati dal
Servizio sanitario nazionale e le perduranti carenze di intervento che
continuano a verificarsi nei confronti dei soggetti con handicap intellettivo.
A loro volta le forze politiche,
gli amministratori, i funzionari e gli operatori dovrebbero avere l’umiltà e la
capacità di verificare serenamente le loro effettive posizioni culturali ed
operative, non dimenticando che anch’essi ed i loro congiunti possono aver
bisogno di beneficiare degli interventi che attualmente negano ai più deboli.
Infine, occorrerebbe che gli
organismi collegati con la chiesa cattolica o con altre confessioni religiose –
che gestiscono istituti di ricovero assistenziale per anziani, handicappati e
minori – valutassero se la loro attività è veramente diretta alla tutela delle
esigenze e dei diritti delle persone più indifese.
L’assenza di iniziative da parte
dei suddetti enti per la promozione del diritto alle cure sanitarie dei vecchi
inguaribili, per l’attuazione della legge 184/1983 sull’adozione e l’affido, e
per la creazione di comunità alloggio per gli handicappati adulti senza
famiglia, ci induce a ritenere che il loro scopo effettivo sia l’esclusione
sociale dei loro assistiti. Sulla stessa linea si pongono gli ospedali e le
case di cura di proprietà delle congregazioni religiose che dimettono gli
anziani cronici non autosufficienti, anche nei casi in cui non siano
praticabili le cure domiciliari.
Le parole del Cardinale Martini
«(...) Pur vivendo noi una stagione che sembra fatta apposta per rafforzare
i contrasti, si può dire che sul terreno delle ideologie – e anche spesso dei
comportamenti – tutti tendiamo più o meno a pensare e ad agire nello stesso
modo. Se, da una parte, ciò potrebbe rendere meno conflittuali le contese
partitiche, non possiamo non avvertire che tale convergenza silenziosa di
cosiddetti “conservatori” e di cosiddetti “progressisti” avviene su linee di
tendenza che costituiscono una decadenza rispetto alla nostra tradizione
culturale e civile.
«Cadute le grandi ideologie, i diversi filoni si stanno come implicitamente
accordando sulla esaltazione delle ragioni dell’individuo e sulla difesa degli
interessi di gruppo. Le differenze tra le grandi visioni della vita, e le
conseguenti tendenze della politica, consistono oggi tutt’al più nel
considerare l’individuo o quale soggetto di libero e non sindacabile esercizio
del potere economico oppure nel considerarlo, sia pure nel quadro di una
generica solidarietà sociale, quale soggetto di libero e non sindacabile
espletamento di comportamenti etici.
«V’è chi, in nome della morale, si oppone a posizioni libertarie sull’etica
individuale, e fa notare che non si può dar libero spazio a comportamenti
anomali nel campo, ad esempio, della sessualità, della ostensione ed
esaltazione della violenza, della tossicodipendenza, ecc. senza doverne pagare
le conseguenze anche sociali con fatti abnormi di cui siamo stati testimoni
negli ultimi tempi.
«La corrente di opinione che ragiona così, che viene perciò detta conservatrice
e moralistica, non si rende conto tuttavia che una deriva liberistica in campo
economico e sociale ha le stesse matrici che essa deplora nei comportamenti
morali individuali.
«Dalla medesima matrice di una cultura individualistica dei diritti privati
nascono dunque sia le forme libertarie (chiamate progressiste) che vorrebbero
legittimata ogni forma espressiva dell’agire singolo, dalla droga alla licenza
di qualunque sperimentazione sugli embrioni, sia le forme istituzionali ed
economiche proprie di un mondo che si dice conservatore e che propugna un
approccio liberistico ai problemi sociali ed economici, che sancisca la
priorità del principio di efficienza, del profitto e della competitività. A
tutte e due le forme del pensare e dell’agire è comune il rifiuto del primato
della gratuità sul possesso, dell’essere sull’avere.
«Preoccupa questa omologazione dei baricentri sotto la spinta di una comune
logica individualistica dei diritti privati e della conservazione dei privilegi
di quelli che li hanno già, con il conseguente affievolimento di vigore nel
sostenere i diritti sociali di coloro che ancora non ne godono. Si ha
l’impressione che nessuno sfugga a questa deriva. Non ci si avvede che la
stessa mentalità che avversa le “devianze” produce poi di fatto quella stessa
cultura che sta chiedendo di essere “omologata” in tutti i suoi particolarismi
senza limiti di rispetto dell’ethos
comune.
«In particolare non può non bastare ai cattolici, attenti al mistero della
gratuità e quindi alle ragioni dei più deboli, di quelli che non hanno niente
da offrire né come merce di scambio né come sostegno politico; non basta, dico,
di sentirsi rassicurati da alcune proposte parziali, indipendentemente dal
disegno di costruzione globale della città di tutti.
«Non bastano alcune difese di diritti specifici e di valori particolari se
non sono collocate nel quadro di un miglioramento complessivo dello Stato e di
promozione di tutti i cittadini: ciò comporta l’attualità perenne di problemi
come il lavoro, la casa, l’equità fiscale e distributiva, i grandi temi insomma
dello Stato sociale. Come pure non bastano le affermazioni di attenzione al
sociale o ai poveri se poi si accetta di fatto quel primato delle scelte
individuali e della loro legittimazione che passa sopra ai comportamenti etici
del senso comune offendendo i più sprovveduti.
«Appare quindi importante in questo momento dare rappresentanza alle
esigenze di vera solidarietà e socialità, che sole possono vincere
l’aggressività degli esclusi e le paure della società (...).
«All’attenzione verso gli ultimi la nostra società sembra non sentirsi più
costretta, come qualche decennio fa, dalla cosiddetta rabbia dei poveri. Essi, nella società detta dei due terzi, stentano a far sentire la loro stessa voce e quindi
a trovare una seria rappresentanza politica.
«Ma se l’ordine del bene pervertito dagli egoismi individuali non assume
più come vindice la rabbia del povero (il furore
di cui parlava Steinbeck nel suo celebre romanzo) – ma sappiamo, purtroppo, di
avere una rabbia dei poveri anche poco lontano dalle porte di casa nostra –,
esso si vendica proprio con l’indebolimento generale dello spirito di
solidarietà e il trionfo degli egoismi individuali».
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