Prospettive assistenziali, n. 97, gennaio-marzo 1992

 

 

Notiziario dell'Unione per la lotta contro l'emarginazione sociale

 

 

SEMPRE PEGGIO LA SITUAZIONE DEGLI ANZIANI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI: IN PERICOLO ANCHE IL FUTURO NOSTRO E DEI NOSTRI CONGIUNTI

 

Le condizioni degli anziani cronici non autosufficienti continuano a peggiorare: gravemente carenti sono gli interventi delle Regioni, delle Unità sanitarie (o socio-sanitarie) locali e dei Comuni (1).

Allucinanti sono le notizie apparse sui giornali:

- La Gazzetta del Piemonte del 6 ottobre 1991. Nell'articolo "Anziani, un pianeta costella­to di dolore" si afferma: «Le case di riposo si tra­sformano sovente in lager, ma sono in pochi ad accorgersene. Sembra impossibile, ma è realtà quotidiana. L'ultimo caso, quello di Cassine, co­me quello di Gabiano Monferrato, dove i "nonni" e le "nonne" erano trattati alla stregua di animali da soma - legati ai letti oppure costretti a "lavar­si" il volto con le loro urine - è tremendamente emblematico».

- La Gazzetta del Piemonte del 10 ottobre 1991 riferisce in merito ad una struttura di Pre­mosello (Novara), già ispezionata dai NAS due mesi prima, in cui sono stati trovati anziani in con­dizioni «indegne anche di farci vivere un cane».

- La Stampa del 10 novembre 1991 - Rubrica "Specchio dei tempi". Viene riferita la vicenda accaduta il 2 novembre 1991. Una paziente di 84 anni viene dichiarata guarita dall'ospedale di Avigliana (Torino) nonostante che «al momento della dimissione era reduce da un intervento ur­gente eseguito da appena 10 giorni con 39° di temperatura interna, con gravi problemi di cuore».

- La Stampa del 23 novembre 1991 - «Un'an­ziana signora ospite di una casa di riposo è stata trovata legata al letto con delle fettucce dai cara­binieri dei NAS di Bologna, durante un'ispezione. Nel corso della stessa visita, i militari hanno rin­venuto un'altra anziana, non riportata nel registro delle presenze, con evidenti segni di maltratta­mento».

- La Repubblica del 26 novembre 1991 - La signora A.C. di 99 anni, con una frattura al femo­re, è stata rifiutata da 13 ospedali della provincia di Torino (Pinerolo, Avigliana, Rivoli, Orbassano, Chivasso, Moncalieri) e in quelli della città (Nuo­vo Martini, Maria Vittoria, CTO, Molinette) ai quali si era rivolto l'ospedale di Giaveno privo di orto­pedia. Anche all'Assessore alla sanità della Re­gione Piemonte è sorto il sospetto che il rifiuto non sia stato determinato dalla mancanza del posto letto, ma dall'età della paziente.

- La Stampa dell'11 febbraio 1992: «Un pen­sionato di 84 anni è stato dimesso dall'ospedale di Sestri Levante all'insaputa delle persone che lo conoscevano e aiutavano ed è stato lasciato dai militi di un'ambulanza davanti alla sua abita­zione, una casa fatiscente nei pressi della chiesa di Ognio, frazione di Neirone, scalzo con indosso solo un pigiama sporco» (2).

- La Gazzetta del Piemonte del 19 febbraio 1992: «I polsi legati da due calze di nylon alla spalliera del letto, l'addome immobilizzato da un laccio di stoffa, per coperta un telo di lana grezza rosicchiata dai topi. Sul materasso escrementi e urina». Così è stata trovata dai NAS in una pen­sione abusiva di Ceres (Torino).

 

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In merito alla situazione degli anziani cronici non autosufficienti riportiamo integralmente la lettera inviata il 20 gennaio 1992 dal CSA, Comi­tato per la Difesa dei Diritti degli Assistiti alle se­guenti autorità: Prefetto di Torino; Presidenti Consiglio, Giunta, IV Commissione; Assessori Sanità e Assistenza, Capi Gruppo della Regione Piemonte; Sindaco, Assessore Sanità e Assi­stenza, Capi Gruppo Comune di Torino; Ammini­stratori Straordinari USSL Torinesi; Presidenti e Componenti Comitato Garanti USSL Torinesi; Coordinatori sanitari e amministrativi USSL Tori­nesi; Presidente Ordine Mauriziano; Direttore Sanitario Ospedale Mauriziano; Arcivescovo di Torino; Presidente e Segretario Ordine dei Me­dici di Torino; Presidenze ANCI e Lega per le Autonomie Locali; Organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL; Associazioni sociali; Mezzi di informazione (3).

 

«Si segnalano alle S.V. le seguenti situazioni estremamente preoccupanti sotto il profilo uma­no e sociale.

«1. Con una brutalità finora sconosciuta a To­rino, l'Ospedale Mauriziano, in data 7 gennaio 1992, ha dimesso e trasferito con ambulanza alla propria abitazione di Torino, via Canova, la Signora E.G.F. di anni 81, che, a causa della frattura al femore non era e non è assolutamen­te in grado di muoversi dal letto e quindi di provvedere alle proprie fondamentali esigenze di vita.

La Signora E.G.F. vive da sola e non ha pa­renti. Solo la solidarietà dei vicini di casa (che non sono stati nemmeno avvisati delle dimissio­ni) ha consentito alla malata di poter sopravvi­vere.

Va, inoltre, precisato che la Signora E.G.F a causa di altre patologie, non sempre è mental­mente lucida.

L'Ospedale Mauriziano ha dimesso la Signora E.G.F. violando, com'è ormai diventata una triste consuetudine per quasi tutti gli ospedali torinesi pubblici e privati, la dignità, le esigenze ed i di­ritti della paziente e contravvenendo alle leggi vigenti le quali stabiliscono, fin dal 1955, che le cure ospedaliere o presso altre strutture sanita­rie devono essere fornite per tutto il tempo ne­cessario in base alle esigenze dell'anziano ma­lato acuto, cronico, convalescente o lungode­gente.

«2. Con una frequenza impressionante i medici alterano le diagnosi di "malattia di Alzheimer" e altre forme di demenza senile, in quanto l'Asses­sorato alla sanità e assistenza e la Commissione medica del Comune di Torino hanno finalmente capito che i cittadini colpiti dalla malattia di Alzheimer sono persone malate e quindi, in base alle leggi vigenti, non a carico dei settore assi­stenziale ma del Servizio Sanitario nazionale. Poiché le USSL Torinesi non riconoscono come infermi i malati di Alzheimer, moltissimi medici di base e ospedalieri alterano la diagnosi di "malat­tia di Alzheimer" in "vasculopatia cerebrale". II gioco è fatto in quanto le persone con la suddet­ta diagnosi non sono più considerate malate dall'Assessorato all'assistenza e dalla Commis­sione sanitaria del Comune di Torino e, pertanto, vengono ricoverate negli istituti di assistenza so­ciale IRV, Carlo Alberto, ecc.

«3. Nessun sviluppo è stato dato dalla Regione Piemonte e dalle USSL piemontesi al Servizio di ospedalizzazione a domicilio per anziani malati acuti e cronici, nonostante i positivi risultati rag­giunti dal 1986 ad oggi da quello gestito dall'USSL Torino Vili. Le condizioni richieste da questo Comitato per l'istituzione degli altri servizi di ospedalizzazione a domicilio sono: vantaggi terapeutici per il paziente, disponibilità di parenti o terze persone e loro idoneità, costi nettamente inferiori al ricovero in ospedale o in altre strutture sanitarie, necessità di personale medico e infer­mieristico non superiore a quella per il trattamen­to ospedaliero di pazienti aventi analoghe condi­zioni di salute.

L'ospedalizzazione a domicilio è anche il servi­zio prioritariamente richiesto dai 24.500 firmatari della proposta di legge di iniziativa popolare "Riordino degli interventi sanitari a favore degli anziani cronici non autosufficienti e realizzazione delle Residenze sanitarie assistenziali» presenta­ta al Consiglio regionale piemontese il 15.7.1991.

Con delibera del 24 settembre 1991, la Giunta della Regione Piemonte ha posto vincoli tali da impedire la creazione di servizi di ospedalizza­zione a domicilio.

«4. Continuano a funzionare a Torino le pen­sioni abusive su cui ha indagato la magistratura nel marzo dello scorso anno. I tenutari delle sud­dette pensioni, alcune veri e propri lager, conti­nuano a realizzare lauti guadagni. Con un sem­plice provvedimento dell'Autorità giudiziaria, sa­rebbe possibile sequestrare le strutture dando incarico al Comune e alle USSL Torinesi di ricer­care nel minor tempo possibile la sistemazione più idonea dei ricoverati, sistemazione che per gli anziani autosufficienti potrebbe essere realiz­zata in poche settimane, tenuto conto che gli isti­tuti gestiti dal Comune di Torino hanno più di 200 posti vuoti.

«Grati se le S.V. vorranno assumere i provvedi­menti di competenza per la tutela della dignità, delle esigenze e dei diritti degli anziani, in parti­colare di quelli cronici non autosufficienti, questo Comitato resta a disposizione».

 

Commento

L'omissione di prestazioni curative agli anzia­ni dilaga. La situazione è ben più grave dell'eu­tanasia, che almeno presuppone il consenso dell'interessato.

Il futuro nostro e dei nostri congiunti è in gra­ve pericolo: perché tacere? Dove sono e che cosa fanno le organizzazioni di volontariato? Conseguono, come stabilisce l'art. 1 della legge 11 agosto 1991 n. 266 le «finalità di carattere so­ciale, civile e culturale individuate dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province autonome di Trento e Bolzano e dagli Enti locali» per negare le esi­genze, la dignità ed i diritti degli anziani cronici non autosufficienti? Si tratta di ignoranza, di di­sinteresse o di complicità?

 

 

(1) È sperabile che l'approvazione da parte del Parlamen­to del progetto obiettivo sulla tutela della salute degli anzia­ni, avvenuta il 30 gennaio 1992, segni una svolta nella dire­zione del riconoscimento effettivo delle esigenze, della di­gnità e dei diritti degli anziani stessi, in particolare di quelli colpiti da patologie croniche e da non autosufficienza.

(2) Segnaliamo che, in data 12 febbraio 1992 Luciano Giusti, Presidente del CLOD, Comitato Ligure per l'Ospe­dalizzazione a Domicilio ha presentato in proposito un esposto alla Procura della Repubblica presso la Pretura di Chiavari.

(3) Nonostante che della vicenda della Signora E.G.F abbiano riferito i giornali, nessuna autorità si è degnata di rispondere; nemmeno i Sindacati CGIL, CISL, UIL dei Pen­sionati hanno ritenuto necessario scrivere una riga o dire una parola sull'argomento.

 

 

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