Prospettive assistenziali, n. 81, gennaio-marzo 1988

 

 

Specchio nero

 

 

ALLE SOGLIE DEL DUEMILA I BAMBINI «ORFANI» ASSISTITI SOLO DALLA CARITA’?

 

Sul «Corriere della Sera» di domenica 10 gennaio 1988 (pag. 11) è uscita la seguente lettera:

«Visto che le cronache dei giornali sono sempre in negativo, vorrei sottolineare un fatto accaduto a me e che può suscitare considerazioni ottimistiche sul prossimo. Nell'avvicinarsi del Natale, eravamo angosciate dal fatto che non avevamo nulla da offrire ai nostri orfani. (Preciso che ospitiamo cinquecento bambini e che per volere del fondatore, il beato Bartolo Longo non chiediamo aiuto allo Stato e ci manteniamo con la carità dei benefattori devoti alla Madonna del Rosario di Pompei). In breve, raggranellati i po­chi spiccioli risparmiati sulle spese quotidiane, li abbiamo spediti a due ditte sperando che ci potessero aiutare. Non solo ci hanno rispedito i pochi soldi che avevamo mandato, ma ci hanno fatto pervenire dolciumi e merci sufficienti a far trascorrere ai nostri orfani un bellissimo Natale».

Suor M. Liliana Matrone (Pompei)

 

Questi 500 bambini (si badi: cinquecento!) so­no veramente orfani, cioè privi di madre e di pa­dre? Allora, perché non è stata data loro una fa­miglia, come prescrive sin dal 1967 la legge sull'adozione speciale in Italia? Oppure, si tratta di minori con problemi familiari di varia natura per i quali si continua ad intervenire con il solo strumento del ricovero in istituto?

È corretto far credere alla gente che, alle soglie del Duemila ed in violazione delle leggi vigenti sin dal secolo scorso, l'infanzia «povera» ed ab­bandonata si tutela soltanto con la carità (e, ma­gari, con raccolte di carta, stracci, pane duro op­pure con un versamento sul conto corrente invia­to a tappeto dagli istituti agli abbonati del tele­fono) e non con gli interventi che Stato ed enti locali debbono assicurare ai più deboli?

 

 

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