Prospettive assistenziali, n. 78, aprile-giugno 1987

 

 

Notiziario dell'Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie

 

 

DUE BAMBINI SIEROPOSITIVI ABBANDONATI ANCHE DALLE AUTORITÀ PUBBLICHE

 

Pubblichiamo su questo argomento un comuni­cato stampa e una lettera del CSA.

 

Comunicato stampa (1)

Il caso dei due bambini sieropositivi, esploso a Torino nei giorni scorsi ha, pur con modalità discutibili, messo in evidenza un risvolto dram­matico quanto ignorato, legato al dilagare del­l'AIDS. La vicenda ha sottolineato un preoccu­pante vuoto sia nel campo dell'informazione e della preparazione a questo riguardo, sia nel cam­po dei servizi predisposti per far fronte con ur­genza e competenza ad un problema che ha pre­vedibili prospettive di espansione.

A questo proposito riteniamo necessarie alcu­ne considerazioni:

1 - Ancora una volta i giornali e la televisione hanno infierito su due piccoli abbandonati, pub­blicizzando i loro nomi, le loro fotografie, sca­vando senza pudore né rispetto nella storia per­sonale e familiare della presunta «madre» (giu­ridicamente non lo è, in quanto il minore non è stato da lei riconosciuto) di uno di loro, tossi­codipendente, prostituta, additata anche lei con nome, cognome, fotografia, ecc. al pubblico giu­dizio di milioni di lettori e telespettatori.

Un'operazione di «sciacallaggio» giornalisti­co che crediamo non abbia niente da spartire con il «dovere di cronaca». Spiace dover con­statare come, ancora una volta, l'informazione sia stata confusa con lo spettacolo, senza consi­derare le conseguenze future di questi «scoops» sui protagonisti di questa dolorosa vicenda.

2 - Una maggior riservatezza da parte degli ope­ratori sanitari dell'Ospedale Regina Margherita e di chi era a conoscenza delle situazioni e dei nomi, non avrebbe forse potuto evitare una dan­nosa quanto inutile pubblicità?

Chi fa così abilmente leva sull'emotività gene­rale, sull'informazione approssimativa e semina allarmismi e paure non si rende conto di favo­rire il gioco di chi «spinge» per la creazione di repartini o comunità sanitarie per bambini siero­positivi in situazione di abbandono? Una volta di più ci si vuole illudere di poter risolvere un problema isolandolo, delegandone la responsabi­lità ad altri. Si propende così per la soluzione più comoda, anche se è la più emarginante.

3 - Non si può peraltro dimenticare che, come la situazione dei due bimbi è stata segnalata, numerose famiglie si sono rese immediatamente disponibili all'affidamento, coscienti e consape­voli dell'impegno e della responsabilità che in­tendevano assumersi. Non è quindi corretto so­stenere che non ci sono risorse e disponibilità.

Quello che ci sembra essere mancato, almeno in questo caso, è un maggior collegamento, una più attenta integrazione tra i vari Enti, servizi, associazioni cui competono gli interventi in cam­po assistenziale. Separatezza e mancanza di in­formazione e collaborazione non aiutano ad atti­vare e coordinare risorse che, come si è visto, sono largamente disponibili.

4 - Ci sembra indispensabile, in situazioni di questo tipo, poter contare sulla massima chiarez­za da parte dei medici. Questi devono, assumersi la responsabilità di evidenziare i problemi sani­tari relativi all'inserimento familiare, indicando­ne le precauzioni e i rischi.

Solo con premesse chiare e precise, con la piena assunzione da parte di tutti delle proprie responsabilità e delle proprie competenze si po­trà intervenire con più tempestività e con più efficacia, tenendo presente innanzi tutto qual è la soluzione migliore per i bambini.

5 - Crediamo che si possa far tesoro di questa negativa esperienza per programmare meglio gli interventi per il futuro. Per questo chiediamo all'Assessorato alla Sanità della Regione Piemon­te di predisporre al più presto delle direttive che spieghino con precisione le norme igienico-sani­tarie che le persone che si occupano di bambini sieropositivi debbono conoscere ed osservare, in relazione anche agli eventuali diversi stadi della malattia. Questa conoscenza è essenziale per co­loro che provvedono ai piccoli (genitori, parenti, affidatari, personale di comunità alloggio e di istituti di assistenza) e per quanti (amministrato­ri, giudici, operatori) devono attuare gli interventi nei confronti dei bambini che non possono vivere con i loro familiari.

Con la più stretta collaborazione di tutte le par­ti interessate, è possibile nel breve termine pre­disporre un programma articolato di interventi a favore dei minori sieropositivi in situazione di ab­bandono, secondo le priorità previste dalla legge 184/83, volti ad evitare l'ospedalizzazione di que­sti piccoli, quando non sia strettamente neces­saria.

6 - Il diritto a crescere in famiglia deve essere assicurato ad ogni bambino, individuando la si­tuazione più idonea ad ogni singolo caso.

Oltre alla speranza che si provveda al più pre­sto una sistemazione familiare per i due bimbi sieropositivi, ci auguriamo che uguale attenzione venga dedicata ai 70.000 e più minori ancora isti­tuzionalizzati. Le conseguenze del ricovero in istituto e della carenza di cure familiari sono così deleterie che difficilmente vengono superate e non in tutti i casi, dal successivo idoneo inse­rimento in famiglie valide.

 

Lettera del CSA (2)

Siamo ben lieti che per il piccolo R. sia pre­visto entro pochi giorni l'inserimento in una fa­miglia adottiva o affidataria («La Stampa» del 9.4.87) (3).

Siamo invece molto preoccupati della situa­zione di M. Le chiediamo di intervenire presso gli enti assistenziali responsabili o di convocare Lei stesso una conferenza stampa per la ricerca di una idonea famiglia adottiva o affidataria che si impegni, fino a quando il minore sarà ricoverato in ospedale, a seguirlo con la massima inten­sità e calore possibile, al fine di attenuare le negative conseguenze dell'ospedalizzazione e delle carenze di cure familiari.

Riteniamo che l'attuazione di detta iniziativa possa anche abbreviare la degenza ospedaliera.

 

 

(1) Comunicato stampa emesso il 10 aprile 1987 dall'ANFAA, dal Coordinamento nazionale comunità di acco­glienza, dal Gruppo Abele e dall'ULCES. Ha aderito il Coor­dinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base.

(2) Testo della lettera inviata dal Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base al Presidente del Tri­bunale per i minorenni di Torino in data 14 aprile 1987.

(3) L'inserimento familiare di R. non è stato confermato.

 

 

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