Prospettive assistenziali, n. 77, gennaio-marzo 1987

 

 

Libri

 

 

AA.VV., Per un ospedale più umano, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (MI), 1986, pp. 126, L. 8.000.

 

Il libro contiene tre capitoli: «Umanizziamo l'ospedale» di Pier Luigi Marchesi, Priore gene­rale dell'Ordine Ospedaliero S. Giovanni di Dio - Fatebenefratelli, che gestisce duecento ospe­dali sparsi nei cinque continenti; «L'etica per una medicina umana» di Sandro Spinsanti, inse­gnante di morale medica alla Facoltà di medicina dell'Università Cattolica di Roma e di pastorale degli infermi presso la Pontificia Università Late­ranense; «Il contributo delle scienze umane nell'opera umanizzante del personale sanitario» di Ariberto Spinelli, psicologo libero professioni­sta nel campo clinico-terapeutico e in quello del­la formazione psicologica di medici, infermieri, dirigenti ospedalieri e aziendali.

Segue in appendice, l'intervento pronunciato da Pier Luigi Marchesi al VI Sinodo dei Vescovi (ottobre 1983).

Nel primo capitolo viene sottolineato che «un ospedale che cura il malato ma non si preoccupa della sua persona rischia di diventare disumano e disumanizzante nel senso più ampio del termi­ne» tenuto conto che «il bisogno fondamentale dell'uomo è quello di essere riconosciuto come persona degna di se stessa, degna cioè di riceve­re attenzione, premura e amore al di là delle dif­ferenze di cultura, di istruzione, di classe sociale, di religione e di razza».

Prosegue P.L. Marchesi: «Se l'uomo entra nell'ospedale e rimane sconosciuto, si trova imme­diatamente emarginato. Se non viene accolto co­me persona singola ma come numero, rientra nel­la realtà inanimata delle cose, delle attrezzature, degli strumenti. Se il malato non è al centro dell'ospedale, al centro degli interessi di tutti gli operatori, altri si mettono al suo posto. Non è ra­ra negli ospedali vedere emergere la centralità del medico, o dell'amministrativo o del sindaca­lista o del religioso: tutti usurpatori perché il po­sto centrale non spetta ai medici, né agli infer­mieri, né agli amministrativi, né alle comunità dei religiosi o delle religiose, dove ce ne sono (...) Per il malato l'ospedale non è il bar, il cine­ma o lo stadio: è il luogo nel quale si può non essere curati bene, si può essere trascurati, sé può morire (...). Da anni scopro una cronica atti­tudine negli operatori sanitari, anche religiosi, a non considerare lo sconvolgimento fisico ed emo­tivo, che il ricovero in ospedale rappresenta per il malato, proprio perché per questi operatori lo ospedale è un ambiente familiare al quale sono perfettamente abituati».

Un'altra causa di crisi è dovuta al fatto che «la malattia e il ricovero obbligano l'ammalato a trascurare tutta quella serie di relazioni umane e sociali che rendono, oggi, dura e complicata la vita nei paesi industrializzati: il fatto di non po­tersi più occupare della famiglia, del lavoro, dell'educazione dei figli, dei rapporti sociali diventa spesso fonte di grave preoccupazione per chi en­tra in ospedale (...). L'uomo vive la sua malattia in modo unico e irripetibile, assillato da problemi dei quali, noi operatori spesso non ci occupiamo: ci buttiamo - quant'è più facile! - sul suo orga­no malato e ci riempiamo d'orgoglio se qualche volta, quasi per degnazione, diamo una risposta non solamente tecnica alle sue domande. Ecco, questa è la grande barriera che ci separa dal ma­lato, lo trasforma in un uomo lontano, sconosciu­to».

Oltre alle critiche, sono contenute le proposte. Secondo P. L. Marchesi l'ospedale «deve essere spalancato, vale a dire aperto, trasparente», «deve presentare una mappa del potere ben pre­cisa, trasparente a tutti i livelli; compresi quelli dei religiosi», «l'ospedale deve credere nel lavo­ro di gruppo», «deve attuare la formazione per­manente». S. Spinsanti, dopo aver rilevato che «mentre il medico seduce il malato con la spie­gazione “scientifica” della malattia, il malato esercita una seduzione sul medico perché gli ri­sparmi un confronto personale con se stesso e gli faccia percorrere la strada che offre una mi­nore resistenza», propone la costituzione di «co­mitati etici» sull'esempio di quelli attuati negli Stati Uniti.

Detti comitati hanno compiti consultivi e sono «costituiti da medici, personale amministrativo degli ospedali, parenti e loro familiari».

A. Spinelli, trattando il tema della formazione del personale, cita il caso di medici che avevano frequentato corsi di aggiornamento con il risulta­to che «avevano sì acquisito un gran numero di nozioni, ma non erano minimamente riusciti a modificare il loro approccio con il malato. Le dif­ficoltà continuavano, anzi, in alcuni casi l'accre­scimento culturale trasferito nel rapporto col pa­ziente si era rivelato dannoso».

Propone pertanto una «formazione psicologica centrata sul rapporto interpersonale» (...) che «consenta di integrare funzioni differenti, pur nel rispetto dei limiti del proprio ruolo senza in­vasione di spazi altrui e senza nulla concedere alla onnipotenza».

Molte sono le considerazioni contenute nel vo­lume che dovrebbero essere motivo di riflessione da parte di tutto il personale ospedaliero.

Due sole osservazioni: il libro non tratta il pro­blema delle persone ospedalizzate che non sono in grado di manifestare le proprie esigenze vitali (fame, sete, dolore, ecc.) o sono in grado di espri­merle senza essere capaci di soddisfarle autono­mamente.

Ci sembra che l'espulsione di queste persone dagli ospedali, quando non sia possibile interve­nire a domicilio, costituisca un atto altamente disumano che dovrebbe essere censurato in pri­mo luogo sul piano etico-sociale.

Infine abbiamo notevoli perplessità circa i co­mitati etici.

 

 

AA.VV., Provvidenze legislative a favore dei mu­tilati ed invalidi civili, ciechi civili e sordomuti - Tutela economica - Compendio informativo-stati­stico 1974-1984, Ministero dell'Interno - Direzio­ne generale dei servizi civili, Roma, 1985, pp. 138, Edizioni fuori commercio.

 

Si tratta di una pubblicazione rigorosa, ricca di dati statistici, utilissima per tutti coloro (ammi­nistratori, operatori, associazioni, movimenti di base, ecc.) che si occupano dei problemi degli handicappati e, in particolare, degli interventi economici a favore dei mutilati e invalidi civili, ciechi civili e sordomuti.

L'indice della pubblicazione é il seguente:

- Attribuzioni statuali e competenze del Mini­stero dell'interno

- Legislazione sulle provvidenze economiche

- Definizione delle invalidità:

- mutilati ed invalidi civili

- ciechi civili

- sordomuti

- Modalità per il conseguimento delle provvi­denze

- Meccanizzazione del servizio Descrizione dei codici delle categorie

- Stanziamenti di bilancio

- stato di previsione per l'anno finanziario 1985

- serie storica 1974-1984

- Consuntivi di bilancio:

- spese sostenute per l'assistenza alle categorie assistite negli anni 1974-1984

- Quadro storico degli importi mensili delle provvidenze e delle condizioni economiche richieste:

- mutilati ed invalidi civili (dal 1966 al 1984)

- ciechi civili assoluti (dal 1970 al 1984)

- ciechi civili parziali (dal 1970 al 1984)

- sordomuti (dal 1969 al 1984)

- Provvidenze economiche a favore dei mutilati ed invalidi civili e sordomuti e condizioni eco­nomiche richieste, in vigore al 1° novembre 1984:

- mutilati ed invalidi civili

- ciechi civili

- sordomuti

Interessanti le tavole statistiche:

- Assistiti per categorie dal 1974 al 1984; per­centuali di incremento rispetto all'anno pre­cedente e all'anno base 1974;

- Assistiti bimestralmente nell'anno 1984 per codici e categorie, media bimestrale e incre­mento rispetto alla media dell'anno prece­dente;

- Assistiti al 31 dicembre 1984, per codici e specifiche categorie;

- Assistiti al 31 dicembre 1984, per specifiche categorie e relative percentuali di incidenza rispetto al totale;

- Assistiti al 31 dicembre 1984 per categorie, province e regioni; percentuali rispetto alla popolazione residente al 31 marzo 1984; Assistiti aventi diritto all'indennità di accom­pagnamento al 31 dicembre 1984; ripartizione per categorie, province e regioni;

- Importo mensile delle pensioni, assegni e indennità di accompagnamento dal 1974 al 1984; indici di incremento annuale.

Assolutamente inaccettabile è invece la pubbli­cità fatta ad alcune associazioni a pag. 138 nel capitolo concernente «Associazione e rappresen­tanza dei mutilati ed invalidi civili (ANMIC); dei ciechi civili (UIC); dei sordomuti (ENS)». Al ri­guardo ci permettiamo di ricordare alla Direzio­ne generale dei servizi civili del Ministero dell'interno che l'art. 18 della Costituzione italiana precisa che «i cittadini hanno diritto di asso­ciarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati dalla legge penale».

 

 

www.fondazionepromozionesociale.it