Prospettive assistenziali, n. 76, ottobre - dicembre 1986

 

 

Libri

 

 

A. MAZZOTTI, Istruzioni per la vecchiaia, Editori Riuniti, Roma, 1986, pp. 270, L. 15.000.

 

Argiuna Mazzotti guarda alla vecchiaia con l'occhio del medico e con quello del politico: ed anche, il che non è meno importante per un libro che si rivolge anche agli anziani, con l'occhio di chi è animato da un affettuoso umorismo. I diversi capitoli di cui si compone questo libro, raggruppati per argomenti intorno ad un tema centrale, toccano molti dei problemi della vita quotidiana degli anziani: Mazzotti, che si è sem­pre occupato di problemi della terza età, ha scelto una formula lieve e scherzosa ma, appun­to per questo, adatta a farsi leggere. II libro è pieno di suggerimenti utili. La sua lettura potrà infrangere molti stereotipi e contribuire a dare una immagine diversa della vecchiaia: ma anche e soprattutto potrà fornire un aiuto concreto a quanti non sanno come prevenire acciacchi e curare malesseri lievi e fastidiosi.

Il libro comprende i seguenti capitoli: geron­tologia, termalismo e ginnastica, servizi, farmaci, alimentazione, fegato e ricambio, cardiovasco­lare, respiratorio-immunologico, urogenitale, scheletro osseo, tegumenti, vista, udito, neuro­logia.

Per quanto riguarda gli anziani cronici non autosufficienti, l'Autore afferma «I vecchi cro­nici sono più cittadini degli altri perché hanno più bisogno di cure. Sì, anche di quelle ospeda­liere, checché se ne dica, perché se l'ospedale li cura a dovere, belli, lindi, massaggiati, mobi­lizzati, con le attenzioni dovute e le terapie del caso, volete vedere come stanno subito meglio? Certo se uno li sbatte nel letto in corridoio, vi­cina agli spifferi delle finestre, li minaccia se di notte hanno bisogno o non li cura perché tanto é vecchio o, peggio, li rimpinza di medicine, una per ogni sintomo, si capisce che va a finire male. Ma questo vale per tutti, non solo per chi è croni­co e vecchio. Diciamo che al malato vecchio che va in ospedale perché non urina più non basta il catetere, ha bisogno di qualche cura in più pro­prio perché è cronico e soprattutto più assisten­za, sennò si confonde, si disorienta e può stare peggio (...). Tutti sono capaci di dare pillole e sciroppi e non ci vuole molto a fare iniezioni e fleboclisi tanto in voga. Se per cura si intende questo, certo non ci vuole l'ospedale. E come lo chiamate voi imboccare l'ammalato, fare i lavag­gi vescicali e sostituire il catetere urinario, de­tergere una piaga da decubito, fare il clistere e rinnovare la biancheria, mutare il punto d'appog­gio del bacino e dei talloni, aspirare il muco e il catarro, mobilizzare l'articolazione anchilosata, massaggiare il muscolo, medicare il dolore? Bra­vi, lo chiamate assistenza perché la cura è quan­do serve a qualcosa e i vecchi quando sono vera­mente ammalati non possono migliorare e più di assisterli non si può (...). Sì, va bene il cro­nicario. In ospedale no».

E più avanti: «Quando si parla di cronici biso­gna sapere di che cosa si parla; esistono, sono una realtà, è inutile far finta di non saperla. Anzi, più si va avanti e si inventeranno metodi di cura più efficaci per salvare la vita della gente e più aumenteranno, non solo, ma saranno anche più gravi».

 

 

E. TERESA BIAVATI, Quando arrivano i «fatt’ curagg’» - L'impatto del malato con l'istituzione ospedale. Che fare quando si soffre e si è soli? Storie quasi sempre vere di «venditori di spe­ranza», Cappelli Editore, Bologna, 1986, pp. 146, L. 10.000.

 

Le vicende descritte da E. Teresa Biavati non sono frutto di fantasia: sono almeno nel loro nu­cleo centrale, fatti e situazioni accaduti.

«Fatt' curagg'» nel lessico bolognese è colui che offre conforto, aiuto, solidarietà al cittadino bisognoso, sia nel campo della sanità che dell'assistenza.

Questa funzione può essere svolta dal malato del letto accanto, dall'amico disponibile, dal co­noscente occasionale.

Il ruolo del «fatt' curagg'» è e sarà indubbia­mente prezioso, specialmente nell'attuale situa­zione in cui si lesinano i finanziamenti al settore sanitario, e il personale, soprattutto infermieri­stico e riabilitativo, è assolutamente insuffi­ciente.

Mentre è doveroso favorire l'azione del volon­tariato, occorre far attenzione a non creare alibi alla carenza del personale paramedico e a non favorire l'ingiustificata contrapposizione fra gli addetti sanitari ed i volontari.

Secondo certa stampa, i primi sono sempre e tutti freddi, burocratici, senza sentimenti, calco­latori e impreparati; i secondi invece sarebbero sempre e tutti generosi, spontanei, attivi e com­petenti.

Siamo d'accordo con l'Autrice sul fatto che il volontariato dovrebbe avere «un ruolo sociale sempre crescente, sia in forme individuali, spic­ciole, del "buon aiuto", sia in forme energiche; provocatorie, contestatarie, per combattere inve­terate tendenze al "dolce far niente", menefre­ghismi, abusi, clientelismi, ed infine leggi statali e regionali irrispettose dei diritti di cittadini che in certe fasi della loro vita non sono autosuffi­cienti né in grado di difendersi». Ci sembra, però, che moltissimi gruppi di volontariato, negli ultimi anni, abbiano scelto, nel campo dell'assi­stenza, il ruolo di lubrificatori dell'emarginazione e non quello di difensori dei diritti della popola­zione, soprattutto di quella più indifesa.

 

 

AA.VV., Le vieillard et la mort, Edition de L'Uni­versité de Bruxelles (Avenue Pavil Héger, 26 Bruxelles 1050), 1985, pp. 58, 175 franchi belgi.

 

La pubblicazione, che raccoglie gli atti della giornata di studio del 26 novembre 1983 orga­nizzata dal Centro di aiuto ai morenti - Gruppo di ricerca e formazione, contiene i seguenti ar­ticoli:

- N. CALEVOI - D. RAZAVI, Préface;

- CI. JAVEAU, Vieillir et mourir: une perspecti­ve sociologique;

- R. NOEL, Le vieillard et le problème de la mort;

- W.J. DEKONINCK, La démence sénile: proces­sus irréversible d'une mort cérébrale?;

- J. GERIN et B. WAUTELET, Deuil et dépres­sion chez le vieillard;

- M. YLIEFF, Les soignants et le dément: vécu et réactions dans un service de psychogé­riatrie;

- M.T. GAUTHIER, Quand guérir ne veut plus rien dire.

 

 

DARIO REI, Un'idea del welfare state - Profili di politica sociale, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1984, pp. 93, L. 7.500.

 

Da qualche tempo in Italia si parla sempre più di welfare state, stato sociale, stato assisten­ziale: della sua crisi, soprattutto. Quello che suc­cede nella previdenza, nella sanità, nei servizi sociali, nell'assistenza, nel fisco, nell'occupazio­ne, interessa ovviamente tutti, o quasi. Le espres­sioni su ricordate entrano nel linguaggio comune, col loro carico di problemi e di aspettative.

Ma che cosa significano: meglio, di cosa trat­tano? In questo libro l'Autore ha raccolto note, materiali e considerazioni che cercano di deli­neare una prima «idea del welfare». Farsi una idea è il bisogno che ad un certo punto si av­verte, quando di un fenomeno importante si han­no informazioni scarse o confuse, e se ne vuol capire il carattere generale, il quadro d'insieme.

Il testo si è venuto formando insieme all'at­tività didattica svolta dall'Autore in scuole per operatori sociali (educatori e assistenti sociali) a Torino. Il taglio sintetico, l'impostazione per schemi generali, i limitati rimandi a fatti, dati e letture supplementari, testimoniano di questa delimitazione originaria.

 

 

- Atti del Seminario nazionale (Bologna, 18 feb­braio 1985), «Attualità della vaccinazione con­tro il morbillo in Europa e in Italia», Edizioni della Tipografia Compositori, Bologna, 1986, pp. 47, prezzo non indicato;

- Atti del Convegno nazionale (Bologna, 19 feb­braio 1985), «Il problema dell'incontinenza uri­naria nel disabile adulto», Edizioni della Tipo­grafia Compositori, Bologna, 1985, pp. 107, prezzo non indicato.

 

Gli atti sono stati pubblicati a cura dell'ANFFAS di Bologna, Sezione Studi e Ricerche.

L'intento dell'ANFFAS, nell'attivare il dibattito sul morbillo, è stato quello di fornire un'informa­zione scientifica precisa sulle gravi complicanze che potrebbero derivare dalla malattia e sulla conseguente importanza della vaccinazione; tut­to ciò anche in considerazione del piano generale varato dalla Regione europea dell'OMS (Organiz­zazione Mondiale della Sanità) per la totale eli­minazione della patologia dall'Europa entro il 1995.

Ad un anno di distanza, gli Atti relativi al Se­minario si pongono quindi non solo come valido strumento conoscitivo della patologia, ma soprat­tutto della sua prevenzione.

Il Convegno nazionale sull'incontinenza urina­ria, finalizzato alla ricerca delle modalità e degli strumenti per una riabilitazione globale dell'indi­viduo in età adulta, disabile per varie cause, pre­se in analisi anche il delicato aspetto psicologi­co: una patologia di questo tipo influisce inevita­bilmente sotto il profilo morale del malato limi­tandone le possibilità di accettazione della disa­bilità e, conseguentemente, di recupero.

Per questo motivo il dibattito, e gli Atti che ne riportano lo svolgimento, vertono su di un'ana­lisi della malattia a livello psico-fisico nonché sull'esame dei programmi riabilitativi e sugli au­sili sanitari oggi in commercio.

 

 

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