Prospettive assistenziali, n. 76, ottobre - dicembre 1986

 

 

IL DIRITTO DEGLI ANZIANI MALATI CRONICI ALLE CURE OSPEDALIERE: UNA LETTERA DEL SINDACATO PENSIONATI CGIL - LA NOSTRA RISPOSTA

 

 

«Prospettive assistenziali» ha pubblicato sul n. 75 (luglio-settembre 1986) un editoriale dal ti­tolo «Il sindacato pensionati Cgil contro il diritto degli anziani cronici non autosufficienti alle cure ospedaliere» (pagg. 1-4).

A questo riguardo, Alberta Pagano, della Segre­teria nazionale Spi/Cgil ci ha inviato la lettera che pubblichiamo. In calce, la replica della reda­zione di «Prospettive assistenziali».

 

La lettera della SPI/CGIL

«A proposito dell'editoriale, non benevolo, che ci avete dedicato sul n. 75 della vostra rivista Prospettive assistenziali, vi saremmo grati se voleste darci un po’ di spazio per alcune conside­razioni brevi, questa volta, ma disponibili ad ogni ulteriore confronto che possa essere utile a chia­rire le rispettive posizioni. Noi infatti apprezzia­mo il vostro impegno contro l'emarginazione so­ciale; anche se non sempre e non necessaria­mente concordiamo sulle proposte, come è legit­timo, senza perciò criminalizzare il pensiero altrui.

«Non da oggi il Sindacato Pensionati della CGIL e la CGIL sono con le forze che operano perché il Servizio Sanitario Nazionale sia efficien­te, efficace e qualificato: in grado di prevenire, curare, riabilitare al meglio, in grado di produrre salute. Con CISL e UIL e con ampio concorso di forze di progresso e di operatori socio-sanitari abbiamo voluto la territorializzazione del servi­zio sanitario, anche per restituire all'ospedale le sue funzioni proprie di intervento nelle fasi acu­te della malattia, e abbiamo insistito sulla neces­sità di integrare il servizio sanitario con quello sociale: c'è una ampia e approfondita letteratu­ra; c'è una ricca e particolareggiata documenta­zione che dimostrano come possa essere perico­loso sanitarizzare tutti i bisogni anche sociali o, peggio, ospedalizzare tutti i bisogni sanitari; c'è una legislazione avanzata. Si tratta dunque di rea­lizzare un sistema complesso di servizi sanitari e sociali, come peraltro stanno facendo le Regio­ni in ottemperanza del DPR 616/77, della Legge 833/?8, ecc. per dare a tutti i cittadini, anche ai cronici non autosufficienti, “le migliori risposte al bisogno sanitario” perché “intervento sanita­rio non è equivalente di intervento ospedaliero”. La citazione è dal documento “Diritti delle per­sone gravemente non autosufficienti”.

«Noi abbiamo partecipato alle riunioni del gruppo informale che ha prodotto quel documen­to, contribuendo - ci sembra con qualche risul­tato - alla sua elaborazione; noi siamo per il ri­spetto del diritto dei malati cronici alle cure ospedaliere - quando necessarie - e siamo con­trari alle dimissioni dall'ospedale, esaurita la cura, senza soluzioni alternative; ma siamo anche decisamente contrari all'ospedalizzazione forza­ta del cronico in reparti e repartini ospedalieri, all'ospedale che "insegue" il cronico fino a casa, come invece risulta dalle proposte organizzative allegate al documento, che perciò non abbiamo sottoscritto.

«Mario Corsini questo sostiene e lo argomen­ta, come è suo diritto, nei modi che gli sembrano più opportuni. Sia chiaro dunque che la vostra po­lemica non è con lui, ma con il Sindacato pensio­nati della CGIL; Sindacato che, proprio per affer­mare il diritto degli anziani cronici alle cure ospe­daliere - quando necessarie -, ha denunciato lo stato di abbandono dei cronici nelle corsie de­gli ospedali e il fatto che l'ospedale causa la maggior parte dei non autosufficienti, così ha denunciato il degrado di case di cura e di riposo pubbliche e private e i troppi interessi che gira­no intorno all'“affare” anziani. E poiché la de­nuncia non basta e vogliamo dare risposte giuste ai bisogni molteplici degli anziani, cronici e non, abbiamo avanzato proposte che davvero consen­tano tutte le cure al meglio, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, nell'ospedale e fuori, ma anche un adeguato sistema di servizi sociali e di soluzioni alloggiative, una seria qualificazione degli operatori, un servizio di geriatria, forme precise di sostegno alla famiglia che assiste un cronico, ecc. sforzandoci di tener conto dell'arti­colata realtà degli anziani e del nostro paese, compreso il Mezzogiorno.

«Su queste proposte vogliamo un confronto».

Dott. Prof. Alberta Pagano

Segreteria Nazionale SPI/CGIL

 

La replica della redazione di «Prospettive assistenziali»

Alberta Pagano della Segreteria nazionale del Sindacato Pensionati CGIL non fa alcun riferi­mento alle norme vigenti e non smentisce quanto andiamo affermando da anni: gli anziani e gli adulti cronici non autosufficienti hanno - per legge - diritto alle cure sanitarie, comprese quelle ospedaliere nei casi in cui non sia possibi­le intervenire a livello domiciliare o ambulatoria­le. Dette cure devono essere fornite gratuitamen­te e senza limiti di durata da personale specializ­zato.

È quindi sconcertante l'affermazione della Pa­gano circa la competenza dell'ospedale esclusi­vamente «nelle fasi acute della malattia».

Inoltre, la Pagano non smentisce né corregge quanto è stato scritto nel libretto «I servizi ter­ritoriali per gli anziani - Proposte per la riforma rivendicativa», redatto nel maggio scorso dalla Commissione nazionale socio-sanitaria del Sinda­cato Pensionati SPI/CGIL, con la collaborazione del Servizio studi SPI/CGIL (da noi citato nell'edi­toriale del n. 75) in merito alla destinazione delle case protette assistenziali non solo ai cronici non autosufficienti, ma anche alle persone «con ma­lattie in fase di stabilizzazione» e cioè ancora in fase acuta!

In dette case protette, in cui opera personale privo di qualsiasi qualificazione professionale (1), le spese sono a carico dell'utenza in tutto o in parte. Infatti nel suddetto opuscolo è prevista che sia lasciata «a disposizione dell'utente una somma non inferiore al 50% della pensione so­ciale». Per cui chi ha una pensione di 800 mila lire al mese, dovrebbe trattenere per sé 115 mila lire (metà della pensione sociale) e versarne 685 mila. Questo pagamento dovrebbe essere fat­to, secondo lo SPI/CGIL, nonostante che le leggi vigenti sanciscano la gratuità delle prestazioni sanitarie e nonostante che i lavoratori abbiano pagato e continuino a pagare contributi assicura­tivi per essere curati proprio in caso di malattie acute o croniche (2).

Ricordiamo che finora la SPI/CGIL (e ciò pur­troppo vale anche per gli altri sindacati) non si è mai opposta alle richieste di contributi fatte dai Comuni e dalle USL ai parenti degli anziani cro­nici non autosufficienti ricoverati in istituti di as­sistenza, case protette comprese, nonostante che dette richieste non siano ammesse dalla legge (Cfr. Dogliotti, Obbligo alimentare e prestazioni assistenziali in Prospettive assistenziali, n. 72, ottobre-dicembre 1985). Al riguardo ricordiamo quanto è stato dichiarato nel corso del convegno sulle residenze protette organizzato dalla Regio­ne Emilia Romagna, Modena, 28-29 e 30 ottobre 1982 «Abbiamo l'esempio di due anziani che per non far pagare delle cifre così grosse al parenti, si sono lasciati morire, hanno smesso di mangia­re e a un certo punto se ne sono andati».

La Pagano afferma che con il servizio di ospe­dalizzazione a domicilio l'ospedale insegue il cro­nico fino a casa. A noi va benissimo; auspichiamo anzi che il progresso della medicina consenta un giorno di generalizzare questo tipo di intervento. Sarebbe un mezzo eccellente per svuotare i noso­comi.

Definire «forzato» il ricovero del cronico in ospedale, significa forse ritenere «libero» il ri­covero nelle case protette? Inoltre abbiamo avan­zato proposte alternative al ricovero in ospedale (3) sulle quali la Pagano non si pronuncia.

Ovviamente restiamo disponibili al confronto, e siamo veramente dispiaciuti che al convegno sul tema «L'anziano non autosufficiente - Proble­mi e prospettive», svoltosi ad Aosta dal 23 al 25-10-1986, il Segretario nazionale dello SPI/CGIL, presente ai lavori, non abbia partecipato al dibat­tito.

 

 

(1) Si tratta in genere di inservienti assolutamente non in grado non solo di rispondere alle esigenze curative e riabilitative dei pazienti, ma nemmeno di valutarne la por­tata. La presenza di personale infermieristico nelle case protette per i non autosufficienti è assai limitata. Ad esem­pio la delibera della Giunta della Regione Emilia Romagna n. 4735 del 19 ottobre '82 prevede che durante le ore diurne siano garantite «6 ore di assistenza infermieristica giorna­liere ogni 20 anziani ospitati» e cioè mediamente 18 minu­ti al giorno per persona! Nella stessa delibera è prevista la presenza notturna dell'infermiere solo nelle strutture «che ospitano oltre 70 anziani non autosufficienti».

(2) Cfr. F. Santanera «Sancito dalla legge 4 agosto '55 n. 692 il diritto degli anziani cronici non autosufficienti al­le cure sanitarie, comprese quelle ospedaliere», in Pro­spettive assistenziali, n. 73, gennaio-marzo 1986.

(3) Cfr. «Servizi per le persone gravemente non auto­sufficienti: criteri guida e proposte», in Prospettive assi­stenziali n. 75, luglio-settembre 1986.

 

 

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