Prospettive assistenziali, n. 41, gennaio-marzo 1978

 

 

I SERVIZI SANITARI E ASSISTENZIALI A CUBA

FRANCO GOBETTI

 

 

«È possibile liberarsi da tanta miseria soltan­to con la morte, per questo sì c'è l'aiuto dello Stato: a morire. Il 90% dei bambini di campagna è divorato dai parassiti che si infiltrano dalla ter­ra attraverso le unghie dei piedi scalzi. La società si commuove alla notizia del sequestro o dell'as­sassinio di una creatura, però rimane criminal­mente indifferente di fronte all'assassinio in massa che si commette con tante migliaia e mi­gliaia di bambini che muoiono ogni anno per man­canza di risorse, agonizzano straziati dal dolore e i cui occhi innocenti, lucidi di morte, sembrano fissi verso l'infinito come a chiedere perdono per l'egoismo umano affinché non cada sopra gli uo­mini la maledizione di Dio. E quando un padre di famiglia lavora quattro mesi all'anno, con cosa può comprare cibo e medicine ai suoi figli? Cre­sceranno rachitici, a trent'anni non avranno un dente sano in bocca, avranno sentito dieci milio­ni di discorsi, e alla fine moriranno di miseria e delusione.

L'accesso agli ospedali dello Stato, sempre strapieni, è solo possibile mediante la raccoman­dazione di un notabile politico che esigerà il vota del disgraziato e di tutta la sua famiglia in modo che Cuba sia sempre uguale o peggiore».

FIDEL CASTRO (1)

 

 

Le parole pronunciate da Fidel Castro davanti al tribunale che nel '55 lo processava per l'assal­to alla Caserma Moncada, autodifesa ma soprat­tutto denuncia della miseria in cui versava il po­polo cubano a causa della corruzione batistiana e dello sfruttamento nordamericano, divenute uno dei testi base della rivoluzione, tratteggiano drammaticamente anche le condizioni sanitarie in cui l'isola versava prima che l'Esercito ribelle della Sierra Maestra, appoggiato dal movimento urbano, conquistasse il potere.

La carenza di strutture sanitarie era acuita dal­la loro diseguale distribuzione sul territorio: la città dell'Avana, con circa 1/4 della popolazione del paese, concentrava nel '5B il 61,7% dei posti letto, il 63% dei medici, 3 delle 6 scuole per in­fermieri. Nelle campagne, e particolarmente nel­le zone montane, mancavano totalmente istitu­zioni sanitarie e l'assistenza medica era rara­mente accessibile alla popolazione costretta a confidare unicamente nei guaritori delle santerie.

Fra le malattie più diffuse: malaria, TBC, infezio­ni intestinali, poliomielite, difterite; alti indici di mortalità infantile e materna.

La previdenza sociale era limitata all'iniziativa privata. La trasformazione della società, a partire dagli anni '60, ha profondamente mutato le con­dizioni di vita delle masse e le condizioni sani­tarie.

 

Organizzazione economica, politica, amministrativa

La rivoluzione cubana ebbe il suo periodo di gestazione tra il '53 e il '56, fra il fallito attacco alla caserma di Santiago e lo sbarco del battello Granma da cui non si salvarono che 12 uomini fra i quali Fidel e Raul Castro, Che Guevara, Ca­milo Cienfuegos, Juan Almeida, i leggendari co­mandanti della guerriglia che, dalla Sierra Mae­stra, nella zona orientale dell'isola a mille chilo­metri dalla capitale, in tre anni sconfisse la dit­tatura militare di Batista. La crescente ostilità degli Stati Uniti contribuì, fra il '59 e il '63, ad ac­celerare la trasformazione in senso socialista del nuovo regime che inizialmente, nella sua ideolo­gia e nei suoi provvedimenti, si connotava sol­tanto come nazionalista-radical-democratico. Do­po le nazionalizzazioni nei settori chiave della energia e delle comunicazioni che infransero il rapporto di completa sudditanza economica dagli USA, che Cuba aveva sempre subito, vi furono la prima riforma agraria che spazzò il latifondo e la seconda riforma agraria con la quale la pro­prietà terriera venne limitata a dimensioni colti­vabili a livello familiare. Successivamente venne la statizzazione delle imprese industriali e com­merciali. L'economia cubana è oggi una economia socialista pianificata, la cooperazione e la collet­tivizzazione in agricoltura sono incoraggiate ma non imposte.

Gli indirizzi di sviluppo puntano sulla mecca­nizzazione e sulla razionalizzazione nel lavoro dei campi (specie nel massacrante raccolto della canna da zucchero), sull'allevamento e sull'indu­stria di trasformazione. Esiste la piena occupa­zione ed è lamentata una carenza di forza lavoro; il lavoro femminile viene incentivato anche per ragioni strettamente economiche oltre che per scelta politica; tuttavia le donne rappresentano ancora soltanto il 25% dei lavoratori. Nel piano quinquennale si mira, fra l'altro, a triplicare la capienza degli asili nido, ai quali i bambini ven­gono ammessi teoricamente fin dal 15° giorno, anche allo scopo di alleggerire la donna dalla cura quotidiana dei figli, oltre che per deconge­stionare le città; si dà impulso alla costruzione di scuole medie ad internato nelle campagne (escuela secundaria basica al campo); inoltre la legislazione prevede la partecipazione paritaria del marito ai lavori domestici e all'allevamento dei figli (2).

Un grave problema, con pesanti riflessi sulla igiene e sulla salute, è quello dell'abitazione. Con la reforma urbana si è eliminata la proprietà im­mobiliare eccedente il fabbisogno personale e gli affitti sono stati ridotti ad un rapporto dell'8-10% del salario. Tuttavia molte case delle città, specie nella capitale, sono sovrappopolate e fatiscenti e buona parte della popolazione ru­rale vive in versioni variamente ammodernate del bohio, la tradizionale capanna di legno e fo­glie di palma. Le nuove palazzine a prefabbrica­zione standardizzata sorgono col concorso deter­minante di una forma originale di lavoro volon­tario (microbrigada).

Enormi sforzi sono stati compiuti nel campo dell'istruzione; tra il '61 ed il '62 una campagna di alfabetizzazione di massa ha vinto l'analfabe­tismo che riguardava quasi 1/3 della popolazio­ne. Ora è in corso un'ampia iniziativa per il con­seguimento da parte di tutti i lavoratori della li­cenza elementare (6° grado) attraverso appositi corsi simili alle nostre 150 ore.

Anche a causa delle difficili condizioni politi­che dell'inizio degli anni '60, caratterizzate dall'ingerenza americana anche armata (sbarco di Playa Giron, sabotaggi, controrivoluzione sulla Sierra Escambray, crisi dei missili, blocco eco­nomico) e dalle conseguenti difficoltà interne (crisi economica, emigrazione politica dei quadri e dei professionisti), l'assetto del potere fu per vari anni di tipo verticistico e centralizzato, ba­sato sugli apparati ministeriali, su un sistema di «istituti nazionali» di settore e soprattutto sull'onnipresenza da un capo all'altro del paese del pugno di uomini che avevano guidato la rivolu­zione.

 

L'autonomia locale

Nuove forme di potere, elettive e decentrate (poder popular), sono state istituite solo di re­cente con l'entrata in vigore della nuova Costitu­zione del 1976 e dopo la sperimentazione, negli anni '74 e '75, degli strumenti di autonomia locale nella provincia di Matanzas, prossima all'Avana. La Costituzione è una carta di tipo esplicitamen­te socialista che ha sancito la situazione socio­politica esistente portando tuttavia numerose in­novazioni nella struttura politico-amministrativa dello Stato.

Il territorio è stato suddiviso in province e co­muni abolendo le regioni, divisione amministra­tiva più piccola della provincia. Le province sono state portate da 6 a 14 più la municipalità spe­ciale dell'Isola dei Pini; la metropoli dell'Avana è stata suddivisa in circoscrizioni. I membri delle Assemblee provinciali o municipali sono eletti a suffragio universale e sono revocabili in qualsia­si momento dagli elettori. La formula generale del decentramento dei poteri statali (art. 66 Co­stituzione) prevede un sistema di «doppia subor­dinazione» di ogni apparato esecutivo ed ammi­nistrativo locale: legame politico e funzionale col poder popular del livello corrispondente e dipen­denza gerarchica con l'apparato superiore della stessa branca amministrativa.

Le materie trasferite ai poteri locali abbraccia­no tutte le funzioni statali, compresa la direzione delle unità di produzione e dei servizi di interes­se locale e cioè con raggio d'azione nel comune o nella provincia, e riguardano: i servizi sanitari, le scuole, gli esercizi pubblici, le attività sporti­ve, culturali e ricreative, i trasporti locali, il con­trollo, l'assegnazione e la manutenzione delle case, il commercio al minuto, l'approvvigiona­mento degli alimenti, le poste e telegrafi, la di­stribuzione della stampa, le industrie locali, ecc. (3). È allo studio l'opportunità di delegare altre funzioni come l'anagrafe, il catasto, gli uf­fici di collocamento e del lavoro, il servizio anti­incendi, gli uffici di leva militare, il commercio all'ingrosso, certe imprese edili ed altre unità industriali.

 

Partecipazione

Il partito non ha alcuna formale attribuzione di potere ma svolge unicamente funzioni di orienta­mento, stimolo, controllo politico verso gli orga­nismi centrali e periferici del poder popular, sen­za mai sostituirsi alle funzioni statali. Per esem­pio è prassi costante che il partito esprima pa­reri ufficiali e suggerisca emendamenti ai pro­getti di legge in discussione all'Assemblea na­zionale, senza che essi abbiano istituzionalmente un significato vincolante. La stessa prassi è os­servata dai Comitati di partito verso le assem­blee locali; la stessa cosa fanno, per gli argo­menti di loro interesse, le associazioni popolari. Il partito è un'organizzazione di quadri a cui si è ammessi dopo una rigida selezione. La vivacità politica dei cittadini cubani si esprime soprattut­to nelle organizzazioni di massa: la Centrale dei lavoratori (C.T.C.), l'Associazione dei piccoli con­tadini (A.N.A.P.), le Federazioni studentesche uni­versitaria e media (F.E.U. e F.E.E.M.), l'Unione dei pionieri (U.P.C.), la Federazione delle donne (F.M.C.), i Comitati di difesa della rivoluzione (C.D.R.). Questi ultimi organismi, molto origina­li, che contribuiscono notevolmente a conferire «colore» politico all'isola, sono nati all'inizio degli anni '60, come strutture di vigilanza ed autodifesa popolare ed hanno acquistato via via altre funzioni, da comitati di quartiere. Sono dif­fusi capillarmente, ogni poche case nei villaggi e in ogni isolato o in ogni grande caseggiato in città. Vi aderiscono buona parte delle famiglie cubane ed organizzano la partecipazione di mas­sa relativamente al funzionamento di tutte le strutture sociali oltre a svolgere in proprio, tra­mite il volontariato, attività di pulizia e manuten­zione di case, strade, giardini, di igiene e profi­lassi, di educazione e cultura, ecc. Peraltro a Cu­ba il concetto di partecipazione nel senso di con­corso popolare alla formazione delle decisioni è sempre strettamente associato a quello di con­trollo e stimolo al funzionamento dei servizi ed a quello di disponibilità a svolgere collettive pre­stazioni volontarie. In un popolo intieramente im­pegnato nella riduzione del divario fra lavoro in­tellettuale e lavoro manuale, fra livelli decisio­nali e livelli esecutivi, fra teoria e prassi, non potrebbe essere altrimenti.

 

Strutture sanitarie

La situazione nel '59 (4) era caratterizzata da:

- assenza di un sistema sanitario nazionale, di coordinamento fra i servizi esistenti, di pro­grammazione;

- insufficienza quantitativa dei servizi e loro distribuzione eterogenea lasciando vaste zone scoperte;

- bassa qualità delle prestazioni pubbliche; - assenza di prevenzione: tutti i servizi inter­venivano unicamente in attività curative;

- formazione dei medici unicamente per la professione privata ed in modo slegato dai biso­gni sociali.

Il primo provvedimento è stato l'unificazione di tutti i servizi e le istituzioni sanitarie e assi­stenziali, comprese le branche industriali e com­merciali (farmaci, strumenti), sotto la direzione del Ministero della salute pubblica (MINSAP). È stata stabilita la gratuità di tutte le presta­zioni, esclusi unicamente i medicinali acquistati in farmacia che vengono tuttavia forniti gratuita­mente a chi non ha un reddito superiore al mini­mo salariale (80 pesos al mese).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Dopo il '61 sono state nazionalizzate tutte le strutture del settore socio-sanitario comprese le cliniche ed i laboratori privati, le istituzioni di beneficenza, gli stabilimenti balneari e termali, ecc. Da allora i servizi sono stati indirizzati da una pianificazione dell'intervento sanitario sui seguenti filoni: massima attenzione alla donna e al bambino, interventi per gli adulti, controllo delle malattie contagiose, igiene urbana e rura­le, igiene degli alimenti, medicina del lavoro. I servizi di base operano in tutti questi settori in stretto collegamento, e come filtro dell'utenza, con gli ospedali e le altre strutture di secondo livello.

Il sistema sanitario è stato organizzato se­guendo una serie di criteri:

- distribuzione nel paese dei servizi di vario livello tenendo conto delle condizioni geografi­che, demografiche, epidemiologiche e delle pro­spettive di sviluppo delle comunità;

- gerarchia di responsabilità tecniche ed am­ministrative fra gli apparati di diverso livello; - trasmissione continua ed incrociata dell'in­formazione;

- appoggio scientifico e tecnico delle unità più sviluppate a quelle più arretrate;

- mobilità del personale in servizio ed in for­mazione fra i livelli ed i servizi;

- definizione dell'ambito territoriale dei ser­vizi.

A queste indicazioni si è aggiunta, dopo il '76, la dipendenza dei servizi dal poder popular di li­vello corrispondente.

Su queste basi è stato dato il massimo impul­so alla copertura dei bisogni delle province me­no favorite (quelle orientali) e delle campagne ed è stata istituita una rete nazionale di servizi le cui unità di base sono il poliambulatorio (poli­clinico) nelle città e nelle zone densamente abi­tate e piccoli ospedali nelle campagne (hospital rural).

L'ambito territoriale fondamentale è l'«area sanitaria» che contiene una popolazione con un ordine di grandezza di 30.000 abitanti.

Il «settore» è un'articolazione funzionale dell'area sanitaria di base; in città è affidato in ge­nere ad una assistente sanitaria o ad un infer­miere che opera in stretta connessione col vo­lontariato espresso dalle forze associative; se l'organico del policlinico lo consente, il settore viene seguito anche da un medico. Il settore rap­presenta l'ambito nel quale espletare il control­lo permanente della salute dei cittadini, la vigi­lanza igienica, la profilassi, l'educazione sanita­ria. Nelle campagne il settore ha una struttura propria, il centro medico rurale, con almeno un medico. Se le condizioni geografiche ed epide­miologiche del luogo lo richiedono, nel settore rurale possono essere dislocati anche un denti­sta, un'ostetrica, un tecnico ausiliario di labora­torio, infermieri generici ed alcuni posti letto per osservazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ospedali, laboratori di igiene e microbiologia, banche del sangue, sedi di formazione del perso­nale paramedico, cliniche odontostomatologiche, erano collocati a livello provinciale o regionale; con la ristrutturazione della ripartizione ammini­strativa del paese le attribuzioni territoriali del­le istituzioni sanitarie sono soggette a revisione.

In ogni unità di servizio, sia di primo che di secondo livello, vengono curate la ricerca scien­tifica, la raccolta delle informazioni e l'attività statistica, la formazione e l'aggiornamento del personale.

I servizi di alto livello e di ricerca sono costi­tuiti dal Consiglio nazionale delle ricerche sani­tarie (CONIS) e da una serie di istituti nazionali specializzati, posti alle dirette dipendenze del Ministero, che si occupano di specifici problemi operanti sia attraverso ospedali specializzati, sia in collegamento con gli ospedali abilitati alla for­mazione dei medici (hospitales docentes), con le facoltà universitarie, con le aree di salute. Per esempio l'istituto nazionale di oncologia e radio­logia, che è l'organismo che coordina la lotta contro il cancro, opera in cinque ospedali spe­cializzati e in alcuni reparti presso ospedali co­muni e tiene un registro nazionale del cancro che riceve le segnalazioni da tutto il paese (6). I ser­vizi di base, in collegamento con l'istituto, hanno effettuato, nel '76, prove citologiche a mezzo mi­lione di donne.

Questi istituti centrali e la branca apposita del MINSAP raccolgono le statistiche sanitarie con dati che, attraverso una rete capillare di sezioni statistiche a livello provinciale e di area, ven­gono raccolti in tutta l'isola. Prima della rivolu­zione non esistevano statistiche sulla salute, non erano rilevati neppure i dati più semplici o più importanti; oggi l'informazione è molto curata ed almeno un tecnico statistico è aggregato ad ogni équipe di area. La biostatistica costituisce anche una possibilità di specializzazione post-universi­taria per medici e stomatologi.

A Cuba viene dato un rilievo particolare all'as­sistenza odontostomatologica che è anch'essa completamente gratuita ed è praticata nelle aree ed in cliniche apposite. L'ampiezza del bisogno è dovuta alla scarsità di fluoro nelle acque dell'isola alla quale si cerca ora di ovviare parzial­mente con la fluorizzazione degli acquedotti.

Una delle principali priorità date al servizio sanitario è quella della salute materna e infan­tile. In questo campo lo sforzo è intenso: nel '74 il 96,6% dei parti è avvenuto in ospedale e vi sono state mediamente 9 visite mediche pre­parto e 6,2 consultazioni pediatriche per i bam­bini minori di un anno; la mortalità infantile è stata ridotta al 29,3%.

Non esistono programmi generalizzati di con­trollo delle nascite ma i servizi di base fornisco­no l'informazione sessuale e gli anticoncezionali; l'aborto è libero e assistito su decisione della donna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Servizi assistenziali

I servizi assistenziali hanno un peso specifico relativamente basso nel sistema di sicurezza so­ciale cubano poiché le occasioni di ricorso ad essi sembrano essere rare. Esistono la piena oc­cupazione, previdenza sociale per malattia, inva­lidità, vecchiaia, il salario agli studenti e ai car­cerati; la disgregazione familiare, nonostante la facilità del divorzio, appare piuttosto contenuta.

Ciò che in altri paesi ha logorato o sciolto drammaticamente il rapporto fra le generazioni e cioè il superamento repentino delle forme pa­triarcali, avviene a Cuba nella tensione costrut­tiva di più ampi vincoli sociali che recuperano anche i legami familiari e di parentela tradizio­nali, soprattutto in assenza di ostacoli di classe, in un rapporto vecchio-nuovo che caratterizza tut­ti i fatti sociali a cominciare dall'impronta di continuità data alla storiografia rivoluzionaria. In altri termini l'anziano ha spazio e funzioni

dignitose nella compagine familiare e sociale. Un livello di alimentazione e di accesso ai consumi di base ormai soddisfacente è assicurato dal si­stema distributivo imperniato sulle carte anno­narie.

La riforma agraria ha eliminato le conseguen­ze di miseria e disgregazione che accompagna­vano in passato le migrazioni stagionali di cen­tinaia di migliaia di braccianti privi di tutto. La coesione sociale fa si che tutta una serie di pro­blemi, che in altre situazioni assumono un rilie­vo assistenziale, trovino soluzione spontanea a livello di vicinato o comunque nella solidarietà comunitaria.

I servizi esistenti di tipo assistenziale hanno caratteristiche tradizionali e tradizionali sembra­no essere anche le linee di sviluppo. Esistono specifiche istituzioni per anziani e per invalidi privi di sostegno familiare ed anche, con carat­tere educativo e riabilitativo, per bambini han­dicappati. Si tratta di istituti, in genere di pic­cole dimensioni, chiamati focolari (hogar). I bam­bini handicappati, qualora presentino difficoltà scolari rilevanti (quindi quasi tutti gli handicap­pati psichici e sensoriali e più raramente gli han­dicappati fisici), vengono avviati alle scuole spe­ciali, molte delle quali ad internato o seminter­nato. L'iniziativa in questo senso viene presa dallo psicologo su segnalazione degli insegnanti o della famiglia e le decisioni devono essere co­munque concordate fra scuola, tecnico, famiglia e comunità.

Il sistema scolastico ha tecnici propri (in ge­nere solo psicologi e sociologi) che non dipen­dono dai servizi sanitari. Vi è la tendenza all'in­cremento delle strutture speciali per handicap­pati.

Gli ospedali psichiatrici operano in modo «aperto» e nella prassi riabilitativa si punta molto sullo sport, sulla formazione o riqualifica­zione professionale e su varie attività di socia­lizzazione.

Un'istituzione assistenziale molto peculiare è l'hogar de recuperación nutricional che, pur es­sendo generalmente collegata agli ospedali rura­li, ha funzioni riabilitative ed educative. Vi ven­gono ricoverati i bambini che presentano caren­ze nutritive per il periodo strettamente necessa­rio al loro recupero e, col sistema della « madre accompagnante », consentono di istruire la ma­dre circa la razionale alimentazione dei bambini e sull'igiene e la puericultura in generale, attra­verso attività dimostrative. Sempre presso gli ospedali rurali funziona l'hogar materno che ri­covera, anche quattro settimane prima del parto, le donne che potrebbero avere difficoltà a recar­si tempestivamente in ospedale a causa delle distanze o della mancanza di comunicazioni. Anche in queste istituzioni vengono forniti alla ma­dre elementi di educazione sanitaria e di pueri­cultura.

 

Personale, orientamenti del servizio, partecipazione

Nel '59 poco più di 1.000 medici e 23 dentisti operavano nei servizi pubblici; l'esercizio della medicina significava essenzialmente professione privata con prestazioni inaccessibili alla massa della popolazione. Negli anni '60 più di 3.000 me­dici contrari alla rivoluzione abbandonarono il paese. Ai «vecchi» medici o dentisti rimasti (così come ad altri professionisti) è stato con­cesso di continuare la libera professione e l'im­piego a tempo parziale nel servizio pubblico.

L'emigrazione politica e la carenza di perso­nale paramedico hanno fatto porre l'accento sul problema della formazione. Le facoltà di medi­cina sono passate da una a quattro, distribuite in diverse zone dell'isola; le scuole per infer­mieri professionali hanno subito un incremento da 6 a 34. Fra il '59 ed il '74 sono stati formati 8.000 medici e 50.500 infermieri e tecnici para­medici specializzati o ausiliari. Oggi la media del rapporto medico-abitanti è 1 a 1.500 (all'Ava­na 1 a 800) e per gli stomatologi di 1 a 4.300.

Gli studenti di medicina, come tutti gli studen­ti cubani, ricevono un salario che all'ultimo anno corrisponde al salario minimo dei lavoratori e, a partire dal terzo anno di università, partecipano per certi periodi al lavoro produttivo nell'agricol­tura, soprattutto alla zafra della canna da zuc­chero, dove badano anche alla diffusione delle norme igieniche ed assicurano interventi di pron­to soccorso. Dopo il sesto anno il neo-laureato deve realizzare per tre anni la pratica come me­dico o stomatologo rurale.

Come si è visto, ogni centro di base assicura l'assistenza medica generica, pediatrica, ostetri­co-ginecologica, odontostomatologica; in relazio­ne a queste prestazioni viene strutturato l'orga­nico. In un policlinico, che svolga anche funzioni di formazione, si ritengono congrui i seguenti in­dici: 1 pediatra ogni 1.000 bambini, 1 medico ge­nerico ogni 2.000 adulti, 1 ginecologo ogni 2.000 donne. Altri specialisti (per esempio psicologi e psichiatri) possono operare in più aree a tempo parziale.

L'organico standard di un ospedale rurale com­prende da 2 a 4 medici, 1 dentista, 1 tecnico far­macista, 1 ostetrica, 8 0 10 infermieri ausiliari, 1 tecnico Rx, 1 assistente sanitario, 1 tecnico statistico, 1 tecnico di laboratorio, 1 amministra­tivo, una dozzina fra ausiliari generici, autisti, cuochi, meccanici, ecc.

 

Sistema scolastico e formazione del personale sanitario

 

 

circulo irnfantil

 

 

 

pre-escolar

anni 1

 

 

enseñansa primaria

6

 

 

secundaria

4

a. 1: auxiliar de inferm.

Instituto tecnolo­logico, pedagogico,

ecc.; esc. de enfermeras, ecc. (7)

pre-universitario

3

 

 

esc. de medicina

5

 

 

internado

1

 

 

servicio medico rural

3

 

 

especializazion

3

 

 

La formula basilare che impronta l'espletamen­to dei servizi sanitari è quella della «medicina della comunità». «La medicina nella comunità è l'insieme delle attività pianificate di attenzione medica integrale, che nella nostra società socia­lista ha l'obiettivo di conseguire un livello mag­giore di salute nell'individuo e nella collettività, mediante l'applicazione della metodologia scien­tifica marxista-leninista, con la piena utilizzazio­ne delle risorse disponibili e la partecipazione attiva delle masse organizzate. Il processo salu­te-malattia è condizionato dall'interazione dell'uomo come essere bio-psico-sociale con l'am­biente in cui vive» (8).

Quindi il primo compito delle unità sanitarie é quello di studiare e migliorare le condizioni della comunità, prendendo in considerazione, nell'attività preventiva - curativa - riabilitativa, gli aspetti determinanti del rapporto individuo-am­biente. È ciò che viene chiamato «attenzione medica integrale».

Altri principi su cui è basato il lavoro sanita­rio sono: la «territorialità» dei servizi di 1° co­me di 2° livello; la «continuità» dell'attenzione degli operatori di base verso gli utenti ovunque siano (casa, scuola, lavoro) ed anche dopo che sono presi in carico dai servizi di livello supe­riore; «lavoro di équipe» orizzontale interdisci­plinare e pluriprofessionale fra tutti gli operatori del medesimo servizio e lavoro di équipe in sen­so verticale per specializzazione professionale o branca di attività (esempio: collegamento del gi­necologo dell'area con quelli dell'ospedale); rile­vamento statistico, memorizzazione ed attenzio­ni specifiche e periodiche agli utenti suddivisi per fattori di rischio o per malattie croniche (dispensarización); coinvolgimento delle masse organizzate del territorio. Quest'ultimo aspetto ha una concreta rilevanza ed ogni grande orga­nismo popolare ha nei suoi programmi degli spe­cifici obiettivi di partecipazione al lavoro sani­tario.

I sindacati sviluppano un'intensa attività per l'umanizzazione delle condizioni di lavoro e per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Fra i tanti diplomi, riconoscimenti, targhe, attestati, incentivi morali per le più sva­riate attività e primati produttivi o sociali, uno dei più ambiti è la targa conferita alle officine nelle quali in un anno non si sono verificati in­fortuni.

 

Tasso per 100.000 abitanti di alcune malattie a dichiarazione obbligatoria

 

Malattie

1970

1971

1972

1973

1974

febbre tifoidea

4,9

4,8

5,1

3,5

3,8

tubercolosi

30,8

17,8

14,5

15,7

15,6

meningite tubercolare

0,0

0,0

0,0

0,0

0,0

lebbra

3,9

3,7

3,6

2,9

3,4

difterite

0,1

-

0,0

-

-

tosferina

14,1

4,2

14,5

24,1

18,2

tetano

2,6

2,0

1,7

1,2

1,0

tetano neonatale

0,0

0,0

0,0

-

-

sarampion

105,2

130,2

60,7

79,3

152,6

rabbia umana

0,0

0,0

0,0

0,0

0,0

paludismo (9)

0,0

0,1

0,4

0,1

0,4

meningite menococcica

0,5

0,4

0,5

0,3

0,5

blenorragia

2,8

4,3

8,0

9,8

35,6

lue

7,3

11,2

24,6

49,5

51,1

poliomielite

0,0

0,0

0,0

0,0

-

 

La Federazione delle donne, l'Associazione dei piccoli agricoltori, i CDR, oltre ad organizzare la popolazione per la partecipazione attiva al pro­cesso di formazione delle decisioni nella gestio­ne dei servizi, concorrono con propri responsa­bili e attivisti sanitari ad assolvere direttamente vari compiti: vaccinazioni (per esempio l'antipo­lio), pulizia e igiene dell'ambiente, controllo del­la periodicità degli esami di salute, reintegrazio­ne sociale dei dimessi da lunghe degenze e delle persone con difficoltà fisiche o psichiche, inizia­tive promozionali di educazione all'igiene e alla salute. Vengono dalle organizzazioni di massa anche i volontari della Croce rossa che collabo­rano strettamente e regolarmente coi servizi.

I maggiori obiettivi tramite la partecipazione sono stati: l'elevazione del livello di educazione sanitaria, l'adesione della popolazione ai pro­grammi sanitari (vaccinazioni, donazione del san­gue, esami di controllo), lo sviluppo di buone re­lazioni e di rapporti di fiducia fra gli operatori e la collettività ed una generale appropriazione da parte delle masse popolari del controllo sulla propria salute.

 

 

 

(1) F. CASTRO, La historia me absolverà, Inst. Cubano del Libro, La Habana, 1973, p. 73.

(2) Cfr. Tesis y resolución, Sobre el pleno ejercicio de la igualidad de la muyer, 1er Congreso del PCC, La Habana, 1976.

(3) Cfr. Resolución sobre los organos del Poder Popular, 1er Congreso del P.C.C., La Habana, 1976.

(4) Salvo diversa indicazione tutte le informazioni che seguono sono desunte dalla pubblicazione curata dal Ministe­rio de salud pública, Cuba: la salud en la revolución, ICL, La Habana, 1975, altre che da notizie attinte in loco.

(6) Juventud tecnica, n. 120, pp. 10-23.

(7) I filoni di formazione del personale paramedico sono: assistente dentista, tecnico di stomatologia (odontotecni­co), tecnico di laboratorio, tecnico Rx, ass. sanitario, ass. sociale, tecnico di farmacia, statistico della salute, ecc. L'iter formativo di tre anni prevede possibilità di svolgimento dei soli primo o secondo anno, nel qual caso la qualificazione rimane al livello ausiliario (per esempio: tecnico Rx ausiliario).

(8) Op. cit. nota 5, p. 42.

(9) Casi importati. Non si registrano casi autoctoni dal 1967.

 

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