Prospettive assistenziali, n. 28, ottobre-dicembre 1974

 

 

NOTIZIE

 

 

CONVEGNO DI GENOVA

 

Il 15 giugno 1974 la sezione ligure dell'Unione italiana per la promozione dei diritti del minore e per la lotta contro l'emarginazione sociale ha organizzato un convegno a Genova per presen­tare il documento «Proposte per l'attuazione del­le unità locali dei servizi socio-sanitari nei quar­tieri» che riproduciamo integralmente.

 

Premessa

Il presente documento costituisce una rapida sintesi delle principali osservazioni critiche che si possono avanzare nei confronti della organiz­zazione «sanitario-assistenziale» così come es­sa è ora strutturata, ed una ipotesi di massima sulle vie da percorrere verso la realizzazione di quella «Unità Locale dei Servizi» che ormai in malti luoghi e da molte persone viene proposta e talvolta sperimentata per superare l'attuale di­sastrosa situazione.

 

1. Attuale situazione dell'Organizzazione sanita­rio-assistenziale

Le considerazioni negative sull'attuale struttu­ra dell'Organizzazione sanitario-assistenziale e sul suo funzionamento sono purtroppo ben note e spesso conseguenza di esperienze vissute di­rettamente da ogni cittadino.

Tuttavia, allo scopo di meglio individuare gli obiettivi che occorre porsi se si vuole superare la situazione attuale, può essere opportuno elen­care alcuni fra i più rilevanti aspetti negativi:

- mancanza di una efficace medicina preven­tiva, in grado di intervenire sia nell'accertamento delle cause ambientali, sia nella diagnosi precoce di malattie (particolarmente importante ad esem­pio per gli audiolesi, per i diabetici, ecc.), sia nell'evitare ricadute;

- insoddisfacente ubicazione dei servizi sa­nitari rispetto agli utenti, in quanto spesso tali servizi tendono ad essere troppo accentrati, con accesso quindi reso difficile all'interessato ed ai suoi familiari; sono frequenti le lunghe code alla «mutua» per visite specialistiche, analisi, ecc.;

- carenza di servizi riabilitativi, ad esempio fisioterapia, logopedia per handicappati, infortu­nati, anziani;

- difficoltà economiche e/o di organizzazione domestica in relazione col ricovero o la malattia di un membro della famiglia;

- difficoltà di reinserimento nella attività pro­duttiva;

- difficoltà di inserimento nella vita scolasti­ca, sociale e lavorativa degli handicappati, invali­di, emigrati, ecc.;

- insufficiente tutela della salute mentale dei cittadini, in quanto le uniche strutture operanti nel settore sono i manicomi (con le loro gravi carenze), e l'Igiene Mentale, che però in pratica si occupa, distribuendo farmaci ma non a domici­lio, soprattutto delle persone dimesse dagli ospe­dali psichiatrici. In definitiva non funziona efficacemente né la prevenzione né la terapia delle ma­lattie mentali;

- mancanza di servizi decentrati per l'assi­stenza agli anziani sotto forma di aiuto domicilia­re: invece di norma gli anziani vengono «tenuti in vita» in grosse strutture accentrate, per co­modità organizzativa, separati dal contesto socia­le nel quale sono vissuti;

- difficoltà economiche per i pensionati;

- mancanza o scarsità di strutture di appog­gio per i bambini che non hanno la famiglia in grado di curarli; in particolare per i bambini che non hanno alcuna famiglia e vengono di norma ricoverati in istituti, le cui carenze sono note a tutti; la mancanza di strutture idonee provoca l'abbandono del minore in istituto anche quando la famiglia esiste;

- mancanza di servizi psicopedagogici dia­gnostici e di strutture di trattamento.

Tutto quanto esposto può essere riepilogato nei seguenti punti di carattere generale:

a) l'attuale organizzazione sanitario-assisten­ziale non agisce in profondità sino alle cause che impediscano al cittadino di realizzare il suo di­ritto alla salute, «intendendo per salute non la semplice assenza di malattia o di infermità, ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale» (Docum. Regione Toscana); si limita infatti ad intervenire in maniera non sistematica e spesso caotica, in funzione esclusivamente ri­paratrice;

b) l'attuale struttura sanitario-assistenziale è costituita da una congerie di enti e istituti, spes­so mastodontici, centralizzati le burocratizzati, in­capaci di interventi pronti ed efficaci per la lon­tananza dai problemi vissuti, per i conflitti e le sovrapposizioni di competenze, causa di enormi sperperi o di gravi carenze di intervento;

c) il principio e lo spirito che informano gran parte degli interventi nel settore in esame sono ancora quelli assistenziali-caritativi e la gestione non soltanto degli enti centrati ma anche delle loro emanazioni periferiche è effettuata in genere senza un reale controllo democratico da parte dei cittadini utenti.

 

2. Obiettivi per il futuro del settore sanitario-­assistenziale

Il superamento della situazione ora descritta, se radicale, presuppone programmi a lungo termi­ne, non solo in quanto esso richiede provvedi­menti legislativi in sede politica, ma anche per i tempi tecnici necessari alla realizzazione delle strutture di nuovo tipo.

Si possono tuttavia conciliare l'esigenza di in­terventi immediati ed il programma globale di as­setto futuro configurando una serie. di obiettivi differenziati, dal breve al medio ad lungo termi­ne, obiettivi aventi incisività crescente ma pur sempre fra loro congruenti. Per garantire questa congruenza è necessario che tutti gli interventi nel settore dei servizi socio-sanitari siano im­prontati ai seguenti principi generali:

- i servizi devono essere aperti a tutti i citta­dini: ciò significa che anche quelle persane che non appartengono a categorie attualmente assi­stite da enti specifici, devono poter usufruire di quei servizi di cui abbisognano, secondo le loro necessità;

- i servizi devono essere basati sul principio del decentramento democratico: ogni servizio cioè deve essere il più possibile decentrato nei quartieri, in modo da facilitarne la agibilità ed il controllo da parte di tutti gli abitanti del quar­tiere;

- i servizi devono essere non settorializzati ed integrati fra loro, in modo da garantire, da un lato, un efficace coordinamento fra i diversi ser­vizi, e per evitare, dall'altro, di attribuire agli utenti di un particolare servizio una identifica­zione negativa;

- i servizi non devono essere emarginanti: essi devono cioè tendere a reinserire o a non al­lontanare dal contesto sociale chi ne usufruisce;

- si devono quindi istituire i servizi necessa­ri perché gli interessati possano rimanere nella loro famiglia o presso il loro domicilio (presta­zioni economiche, nel caso la persona o il nucleo familiare non abbia mezzi sufficienti; servizi di assistenza domiciliare; asili nido; scuole dell'ob­bligo a tempo pieno). Nel caso in cui non sia possibile risolvere i problemi con i servizi sud­detti si può intervenire con l’affidamento familia­re dei minori o con comunità-alloggio di quartiere in normali condomini, sia per i minori che per gli anziani e per gli handicappati;

- l'organizzazione dei servizi non dovrà esse­re rigida, in modo da poter rispondere soddisfa­centemente al mutare delle esigenze degli utenti.

Per rispondere a queste esigenze, ed in linea con quanto già allo studio o in fase di realizzazio­ne in altre città italiane (Torino, Faenza, Padova, Bologna, regione Toscana), si propone la costitu­zione di Unità Locali di Servizi secondo gli sche­mi seguenti:

a) Obiettivo a lungo termine: in questa pro­spettiva l'unità locale di servizi va configurata come un complesso di strutture, aperto a tutti i cittadini, costituito su base territoriale, gestito da comuni, o da consorzi di comuni, o da artico­lazioni subcomunali con la partecipazione delle forze sociali del territorio, che fornisce diretta­mente alcuni servizi e facilita l'utilizzazione di altre risorse nei settori sanitario, scolastico, abi­tativo, sociale, culturale e ricreativo.

Questa struttura completa dell'unità locale di servizi presuppone l'esistenza di opportune leggi­quadro dello Stato, per consentire l'effettivo pas­saggio delle competenze in materia dagli enti nazionali o dalle province alle regioni ed al co­muni.

Il primo passo può essere compiuto con legge regionale: ved. legge della Regione Toscana 14­12-1973, n. 64, con la quale il territorio è stato ripartito in zone (future unità locali dei servizi socio-sanitari) comprendenti in media 50.000 abi­tanti (minimo 20.000 - massimo 90.000).

b) Obiettivo a medio termine: in questa pro­spettiva l'unità locale dei servizi verrà costituita utilizzando o ristrutturando - ove questo non contrasti con gli obiettivi finali - strutture at­tuali; realizzando nuove strutture per colmare i vuoti ora esistenti in alcuni settori; creando op­portuni collegamenti fra tutte queste strutture per evitare la settorialità di intervento; abolendo quelle istituzioni che sono in contrasto con le li­nee sopra esposte.

Per raggiungere questa struttura media dell'u­nità locale di servizi è necessario promuovere opportune leggi regionali, che consentano di ope­rare in attesa delle leggi-quadro dello Stato. La legge della Regione Liguria dovrà tenere conto dei quartieri esistenti in Genova, confermando le delimitazioni degli stessi. Altra legge regiona­le dovrebbe attribuire tutte le competenze in materia di servizi di base sanitari e sociali ai co­muni, consorzi di comuni e articolazioni sub-co­munali e non ad altri Enti quali: province, ECA, patronati scolastici.

c) Obiettivo di realizzazione immediata: poiché non è pensabile di poter immediatamente realiz­zare una unità locale di servizi articolata in tutti i suoi settori in ogni quartiere, ci si dovrà neces­sariamente avvalere di strutture già esistenti o comunque operanti nei diversi quartieri. In assen­za di leggi-quadro e di leggi regionali, i cittadini dei quartieri e delle delegazioni potranno solleci­tare la realizzazione da parte del Comune di una o più unità locali di servizi sperimentali.

A titolo di esempio valga quanto realizzato a Torino nel quartiere Vanchiglia-Vanchiglietta nel quale sono decentrati alcuni servizi, la cui validi­tà è però da verificare.

Riepilogando, nel quadro degli obiettivi a me­dio e breve termine, gli interventi necessari per costituire le unità locali di servizi potranno es­sere sostanzialmente di quattro tipi:

1) Cessione delle competenze da parte delle strutture convertibili, ed impiego del loro perso­nale (eventualmente riqualificato) e delle loro attrezzature: collaborazione con enti e istituzio­ni, mediante stipula di convenzioni tra il Comune e gli Enti di cui si prevede lo scioglimento (pro­vince, ONMI, ENAOLI, ONPI, ECA, Patronati Sco­lastici). La convenzione deve stabilire che il Co­mune si assuma la gestione dei servizi, oggi svol­ti dagli enti suddetti; gli enti stessi provvederan­no a versare al Comune le somme stanziate per detti servizi. Naturalmente il Comune dovrà svol­gere il servizio con contenuti diversi da quelli attuali.

Analoga convenzione dovrà essere stipulata per il passaggio del personale alle dipendenze operative del comune, ferme restando - fino al­lo scioglimento degli enti - la loro dipendenza amministrativa dagli enti stessi (vedi ad esem­pio la convenzione stipulata fra l'Opera Pia Ospe­dali Psichiatrici e la provincia di Torino).

2) Ristrutturazione da parte del Comune di servizi esistenti e creazione di nuovi servizi per far fronte ad esigenze ora non soddisfatte.

3) Soppressione delle attività e dei servizi non convertibili alla nuova linea d'azione.

4) Il decentramento dei servizi comunali sani­tari e sociali e di tutti gli altri servizi tecnici e amministrativi del comune il cui svolgimento può essere realizzato nel quartiere. Tale decen­tramento non deve essere puramente meccanico, ma deve anche rivolgersi alla modifica dei conte­nuti dei servizi, il che significa che devono esse­re integrati fra di loro. Dovrà inoltre essere cu­rato il coordinamento con gli altri servizi esisten­ti nel quartiere, di cui non si prevede il passaggio alla competenza comunale (per esempio scuola).

5) Tutti i servizi operanti nel quartiere dovran­no essere soggetti al controllo democratico di comitati composti dai cittadini del quartiere.

 

 

COMUNICATO DEL CENTRO SPASTICI DI GE­NOVA

 

I documenti che riportiamo indicano chiara­mente che solo con lotte unitarie e non corpora­tive è possibile ottenere risultati concreti.

Tuttavia il consiglio di gestione previsto dovrebbe, a nostro avviso, operare per il supera­mento del centro spastici mediante l'inserimento dei ragazzi nelle scuole comuni e l'intervento del servizio comunale di medicina scolastica per le prestazioni specialistiche (fisioterapia, logo­pedia, ecc.) che dovrebbero essere assicurate al­l'interno degli asili nido e delle scuole materne e dell'obbligo e non in ambulatori esterni.

 

Il comitato di lavoro del centro spastici (ex A.I.A.S.) è lieto di comunicare che la lotta intra­presa dall'ottobre '72 ha conseguito una seconda vittoria con la delibera della Giunta Comunale dell'11-7 u.s. Essa infatti sancisce il raggiungi­mento di due obiettivi fondamentali come quello della pubblicizzazione già realizzato dal 1° gennaio '74 con il passaggio del Centro al Co­mune, e precisamente:

1) costituzione di un consiglio per la gestione sociale del centro spastici;

2) diritto per i genitori, i dipendenti e l'A.I.A.S. di riunirsi, senza richiedere autorizzazione, nei locali del centro in libere assemblee.

Questa delibera rappresenta una vittoria non solo delle forze che unitariamente hanno condot­to la lotta fin dall'inizio (genitori, dipendenti, con­siglieri AIAS, Comitato Unitario Handicappati), ma anche del movimento dei lavoratori nel suo complesso.

Sappiamo di poter dire questo per vari motivi:

a) perché questa delibera, stabilendo la parte­cipazione degli utenti e delle forze sindacali e so­ciali alla gestione del centro spastici, costituisce un fatto significativo ed esemplare nell'organizza­zione dei servizi socio-sanitari ed assistenziali nella realtà ligure.

Qualcosa che prefigura il metodo di lavoro nuovo che si dovrà adottare nella Unità Sanitaria Locale e che, pertanto, costituisce un presuppo­sto fondamentale per una reale riforma sanitaria.

b) perché abbiamo ottenuto sia la pubblicizza­zione sia la gestione sociale a seguito anche dell'impegno attivo di varie forze sindacali e sociali cittadine che si sono aggregate a noi per il rag­giungimento di un obiettivo comune;

c) perché l'assunzione del Centro Spastici (dapprima a gestione privata) da parte dell'ente pubblico, unitamente alla creazione di un consi­glio per la sua gestione sociale, è il presupposto per garantire l'assistenza a tutti coloro che ne hanno bisogno, e rappresenta quindi un reale vantaggio per tutta la collettività.

Riteniamo di massima importanza richiamare l'attenzione di tutti sulle caratteristiche della vertenza Centro Spastici - Comune, e precisa­mente:

A) per quanto riguarda il metodo che si è se­guito e che si è dimostrato valido:

1) c'è stata una lotta di quasi 2 anni, costan­te, dura e condotta unitariamente dalle compo­nenti interne (consiglieri A.I.A.S., genitori, di­pendenti) insieme al Comitato Unitario Handi­cappati, in alleanza e con il sostegno attivo di al­tre associazioni di handicappati, della Federazio­ne CGIL-CISL-UIL, degli organismi sindacali a va­ri livelli, dei Consigli di quartiere e di altre for­ze sociali. Cioè c'è stata un'apertura ed estensio­ne della lotta.

2) Si è portata avanti una trattativa tra il Co­mune di Genova e le forze di base direttamente interessate (genitori, dipendenti, ecc.), in altre parole il Comune è stato costretto a confrontarsi con esse e a riconoscere come effettivamente rappresentativo ed unico interlocutore valido un organismo quale è il Comitato di lavoro A.I.A.S.

Risultato

Con ciò si è giunti all'incontro tra Comitato di lavoro e Sindaco per apporre alla sua personale proposta di delibera delle modifiche sostanziali (v. nostro documento dell'8-7 u.s.) che ha por­tato alla delibera qui allegata che, pur essendo il frutto di una mediazione e quindi non completa­mente rispondente alle nostre aspettative, rap­presenta senz'altro un fatto innovatore.

B) per quanto riguarda il contenuto sottolineia­mo che:

1) nel consiglio di gestione la presenza degli utenti e delle forze sindacali e sociali, anche se minoritaria, è pur sempre significativa e stabili­sce nei fatti il principio del controllo da parte de­gli utenti dei servizi socio-sanitari e degli organismi dei lavoratori sulla gestione dei servizi stessi, tramite l'espressione di un loro parere preventivo sugli atti dell'Amministrazione.

2) viene così ad essere istituzionalizzata una «trattativa» costante, perché chiaramente il con­siglio per la gestione sociale è il punto di con­fronto e di scontro tra gli interessi degli ammi­nistrati e quelli degli amministratori.

3) viene sancito il riconoscimento dell'agibi­lità agli utenti e dipendenti, affinché effettiva­mente possano esprimere la loro volontà. Anche se riguardo a ciò rileviamo che la delibera è am­bigua e tenta ancora d'imbrigliare le forze vive rappresentate dall'Assemblea Sanitaria genitori­-dipendenti.

È chiaro comunque che la creazione di un con­siglio di gestione sociale di per sé può anche non cambiare nella sostanza il tipo di servizio offer­to alla collettività; tutto dipende dal rapporto di forza che ci siamo conquistati in passato e che, d'ora innanzi dobbiamo essere in grado di mante­nere.

Dopo la lotta per ottenere qualcosa (contratto di lavoro o delibera) si apre quella, più difficile, per saperlo applicare, per non svuotarlo di con­tenuto nella sua realizzazione pratica.

A questo fine evidenziamo che è necessario, oltre all’impegno continuo delle componenti in­terne, mantenere vivo il collegamento oggi esi­stente con le forze sindacali, con le altre asso­ciazioni di handicappati, con i Consigli di Quar­tiere e con le altre forze sociali.

Solo questo garantisce che il nostro movimen­to non cada in settorialismi e che si operi una ricerca continua e comune di tutte queste forze al fine di adeguare sempre più il servizio alle esi­genze della collettività.

Questo collegamento è indispensabile se si af­fronta la problematica della prevenzione, cura e riabilitazione con la ferma volontà di riformare realmente le strutture e l'organizzazione sanita­ria, scolastica e assistenziale.

Nel caso concreto dell'assistenza agli handicappati il collegamento è ancor più indispensa­bile per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

1) potenziamento e decentramento del servi­zio riabilitativo in ambulatori di quartiere,;

2) inserimento dei soggetti handicappati nel­la scuola pubblica normale;

3) creazione di un Centro Regionale di forma­zione e aggiornamento degli operatori sanitari e sociali (terapisti della riabilitazione, personale infermieristico-ausiliario, pedagogisti, Assisten­ti Sociali ecc.);

4) inserimento dei soggetti handicappati nel mondo del lavoro.

 

Delibera del Comune di Genova

 

Costituzione del Consiglio del Centro di Educa­zione Motoria - Via Parini, 27

Su proposta del Sindaco;

Vista la deliberazione del Consiglio Comunale n. 1233 del 23 luglio 1973, esecutiva ai sensi del combinato disposto dell'art. 5 della legge 9 giu­gno 1947, n. 530 e dell'art. 60 della legge 10 feb­braio 1953, n. 62 concernente gli interventi del Comune per il Centro Educazione Motoria gestito dall'A.I.A.S. di Via Parini, 27;

Visto l'Ordine del Giorno votato all'unanimità dal Consiglio Comunale in data 20-11-1972, che auspica la partecipazione diretta degli utenti e delle forze sociali organizzate nel territorio alla gestione del Centro in parola, in analogia con i criteri stabiliti dalla legislazione sugli asili nido;

Viste le deliberazioni della Giunta Municipale n. 3080, 3081, 3082 e successive integrazioni, con le quali è stata data esecuzione alla citata deli­berazione del Consiglio Comunale n. 1233 del 1973 rispettivamente in ordine alla rilevazione effettiva della gestione comunale del Centro di Educazione Motoria ed alla assunzione alle di­pendenze del Comune del personale già addetto­vi a decorrere dall'1-1-1974;

Considerato che in applicazione di quanto sta­bilito al punto sub (2) della citata deliberazione della Giunta Municipale n. 3080 del 27 dicembre 1973, regolarmente esecutivo, occorre istituire un organo collegiale cui affidare la gestione de­mocratica del Centro, analogamente a quanto pre­visto per gli asili nido dalla legge della Regione Liguria 19 febbraio 1973, n. 4;

Sentito l'Ufficiale Sanitario;

Sentito il Segretario Generale;

1) L'Amministrazione Comunale assicura la gestione democratica del Centro di Educazione Motoria di Via Parini 27 per il conseguimento delle realizzazioni assistenziali e sociali che rientrano nelle proprie finalità programmatiche;

2) A tal fine istituisce un apposito Consiglio così composto:

- Sindaco o suo Delegato - Presidente;

- Ufficiale Sanitario o altro Funzionario medico da Lui delegato - componente;

- Ragioniere Capo o altro Funzionario da Lui delegato;

- Capo Ripartizione Medico-Scolastica - com­ponente;

- Sanitario comunale preposto alla direzione del Centro Medico Psico-pedagogico del Co­mune - componente;

- Capo Ripartizione Istruzione Pubblica o suo delegato - componente;

- Capo Ripartizione Assistenza o suo Delega­to - componente;

- n. 3 Consiglieri Comunali, dei quali uno in rap­presentanza della minoranza - componenti;

- n. 4 rappresentanti degli Utenti, per essi in­tendendosi i genitori degli assistiti e gli stes­si utenti maggiorenni - componenti;

- n. 1 rappresentante della Federazione Sinda­cale CGIL-CISL-UIL - componente;

- n. 1 rappresentante dell'A.I.A.S.

I rappresentanti delle famiglie degli utenti ven­gono eletti dall'Assemblea dei Genitori e degli utenti maggiorenni.

La Segreteria del Consiglio è attribuita a un funzionario amministrativo del Reparto Igiene e Sanità;

3) Al Consiglio del Centro compete:

a) seguire la realizzazione delle linee pro­grammatiche deliberate dal Consiglio Comunale e dalla Giunta Comunale nell'ambito delle rispet­tive competenze;

b) studiare e promuovere le iniziative atte ad adeguare il servizio alle esigenze medico-assi­stenziali e sociali degli Utenti;

c) formulare proposte per lo stanziamento dei fondi nel bilancio del Comune;

d) inoltrare alla Civica Amministrazione le eventuali proposte approvate in sede di assem­blee di cui al successivo punto 6 esprimendo sulle stesse il proprio punto di vista;

e) esprimere parere preventivo in merito a provvedimenti relativi all’organizzazione dei ser­vizi ed all'attuazione degli indirizzi assistenziali.

Il Presidente comunicherà alla Giunta le even­tuali proposte e relazioni sia di maggioranza che di minoranza;

4) Il Consiglio del Centro è convocato dal Pre­sidente:

a) in seduta ordinaria ogni tre mesi;

b) in seduta straordinaria entro sette giorni su richiesta presentata dalla Giunta o almeno da 4 componenti del Consiglio, nonché su iniziativa del Presidente stesso;

La Convocazione deve essere fatta con un preavviso di almeno 5 giorni.

Al Consiglio partecipa il Sanitario Responsabi­le del Centro, il quale si farà assistere da perso­nale sanitario o tecnico richiesto dai singoli pro­blemi all'o.d.g.;

5) I rappresentanti degli utenti nel Consiglio vengono eletti dall'Assemblea degli Utenti stes­si, con votazione segreta e possono essere revo­cati con le medesime modalità; la prima assem­blea volta ad eleggere detti rappresentanti sarà convocata dal Sindaco o dall'Assessore da lui delegato entro 30 giorni dall'esecutività del pre­sente provvedimento.

6) Nell'ambito dei locali del Centro, potranno essere tenute libere assemblee sia degli utenti, sia dei dipendenti, sia dell'A.I.A.S. o anche con­giuntamente.

I dipendenti potranno tenere le loro assemblee alle stesse condizioni e con le stesse modalità vigenti in generale per i dipendenti comunali.

Le Assemblee congiunte hanno lo scopo di di­scutere i problemi organizzativi e sanitari di co­mune interesse e di stabilire rapporti con il Con­siglio del Centro.

Le Assemblee degli utenti, dell'A.I.A.S. e quel­le congiunte saranno preventivamente comunica­te alla Civica Amministrazione e, salvo casi ec­cezionali, saranno tenute in ore non comprese nel normale orario di servizio.

7) Il Consiglio, entro 30 giorni dal suo inse­diamento, elaborerà un regolamento che dovrà essere sottoposto al Consiglio Comunale.

 

Documento del Comitato di Lavoro A.I.A.S.

Il Comitato di lavoro A.I.A.S. informa tutti i Consiglieri Comunali che da sei mesi chiede continuamente - senza ottenerlo - un incon­tro con il Sindaco e con la Giunta per trattare sul Consiglio di Gestione del Centro Spastici.

Denuncia l'atteggiamento antidemocratico del Sindaco che - previo accordo con i Capi Gruppo del Consiglio Comunale - ci aveva fissato un incontro per giovedì 4 u.s. e che, all'ultimo mo­mento, ha delegato un funzionario che ignorava completamente il problema, dimostrando così di valer trasferire la trattativa dal piano politico a quello amministrativo.

Denuncia la mancanza di volontà del Sindaco di confrontarsi con gli utenti e con le forze sinda­cali e sociali interessate alla realizzazione della gestione sociale, e la sua scelta di scavalcarle completamente portando la sua personale propo­sta sulla composizione e sui compiti del consiglio di gestione direttamente alla giunta.

Ribadisce la necessità di un miglioramento, po­tenziamento e decentramento del servizio per assicurare l'assistenza a tutti i bambini oggi esclusi.

Riafferma che unica garanzia per ottenere un continuo adeguamento del servizio ai bisogni del­la popolazione è la costituzione di un consiglio di gestione che abbia le seguenti caratteristiche:

- presenza non minoritaria dei rappresentanti degli utenti e delle forze sociali e sindacali ri­spetto ai rappresentanti della civica amministra­zione:

- all'intermo dei rappresentanti della civica amministrazione preminenza dei politici rispetto agli amministrativi;

- consultazione preventiva ed obbligatoria del consiglio di gestione da parte della civica amministrazione per ogni iniziativa inerente la programmazione e l'organizzazione del servizio, unica garanzia affinché gli utenti e le forze sociali svolgano realmente una funzione di stimolo e di promozione;

- diritto per gli utenti, genitori, dipendenti ed A.I.A.S. di riunirsi in libere assemblee, anche con­giunte e/o aperte, nei locali del centro.

Poiché - a suo avviso - la proposta presen­tata dal Sindaco non tiene conto di questi criteri fondamentali, ritiene indispensabile aprire una trattativa con il Sindaco e la Giunta al fine di per­venire ad una definitiva soluzione del problema.

Genova, 8 luglio 1974

Il Comitato dl lavoro A.I.A.S.

- Consiglio direttivo A.I.A.S.

- Unione del genitori

- Dipendenti C.E.M.

- Comitato unitario handicappati

 

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