Prospettive assistenziali, n. 24, ottobre-dicembre 1973

 

 

NOTIZIE

 

 

LAGER CON TRIPLI SERVIZI

 

In questi ultimi anni si è andato intensificando il dibattito politico e culturale sulla emarginazio­ne. Parallelamente sono state avviate iniziative concrete contro il ricovero dei minori negli istitu­ti a carattere di internato.

Fra di esse citiamo l'affidamento familiare, l'a­dozione, le comunità alloggio. Per quanto concer­ne gli handicappati, positivi e spesso insperati risultati si sono avuti con il loro inserimento nel­le normali strutture prescolastiche, scolastiche, di formazione professionale.

L'iniziativa presa dalla sezione di Torino dell'ANFFAS (associazione nazionale famiglie di fanciulli subnormali) per costruire a Rivarolo (30 km. da Torino) un villaggio del subnormale (il nome è già indicativo) di 80 posti deve essere respinta, in quanto destinata a segregare minori e adulti handicappati, con tutte le conseguenze negative ormai ben note dei ghetti assistenziali: deresponsabilizzazione dell'opinione pubblica e delle autorità, isolamento dal contesto sociale, passivizzazione progressiva dei ricoverati. È da aggiungere che l'impostazione dell'ANFFAS di Torino si presenta molto più arretrata delle pur carenti posizioni degli enti pubblici. Ad esempio l'assessore all'assistenza della Provincia di To­rino, Teppati, ha dichiarato che oggi non costrui­rebbe più l'istituto del Mainero (40 posti, un mi­liardo di spesa, 8 km. dal centro di Torino), e che sta predisponendo delibere per la istituzione di 5-6 comunità alloggio di quartiere, ciascuna con capienza massima di 6-8 posti.

La costruzione del villaggio del subnormale può favorire una inversione di tendenza delle at­tuali positive iniziative in corso, iniziative otte­nute dopo anni di dura lotta. Ricordiamo soltan­to che nel 1966 la Provincia di Torino intendeva costruire un istituto per subnormali di ben 500 posti! Ma ciò che preoccupa maggiormente è il fatto che «nel concreto» l'ideologia di fondo che guida la creazione del villaggio del subnormale di Rivarolo è quella che finora ha ispirato l'emar­ginazione di migliaia di persone con tutti i risul­tati deleteri più volte denunciati dalle forze po­litiche popolari, dai sindacati e dalle autentiche forze sociali.

 

 

CONVEGNO DI AOSTA CONTRO LA COSTRUZIO­NE DI UN ISTITUTO MEDICO-PSICO-PEDAGOGICO, DELL'OSPEDALE GERIATRICO E DI UNA CASA DI RIPOSO

 

Organizzato dai Sindacati CGIL, CISL, SAVT, UIL, dall'A.N.M.I.C., dal Movimento di cooperazione educativa e dall'Unione italiana per fa pro­mozione dei diritti del minore si è svolto ad Aosta il 20-21 ottobre 1973 il convegno «Nuove esperienze e prospettive sui servizi sociali».

Numerose sono le iniziative prese dalla Regio­ne della Valle d'Aosta per emarginare minori han­dicappati e anziani: un istituto medico-psico-pe­dagogico per 50 insufficienti mentali a Sarre, un ospedale geriatrico ad Aosta di 400 posti, una ca­sa di riposo a Perloz di 200 posti.

Il dibattito si è incentrato soprattutto sulla leg­ge della Regione Valle d'Aosta 25 del 23 mag­gio 1972 che prevede la costruzione dell'istituto medico-psico pedagogico, legge purtroppo appro­vata da tutti i gruppi politici.

L'istituto, portato avanti dall'assessore regio­nale alla sanità Benzo, è stata appoggiato soprat­tutto dal Prof. Bollea (1).

Esso dovrebbe avere i seguenti campi di atti­vità: diagnosi, ricovero temporaneo e cura, rico­vero permanente, preparazione del personale.

È bene però ricordare che l'istituto è stato proposto nella prospettiva della psichiatrizzazio­ne di tutta la popolazione infantile (2).

Tutte le forze politiche e sociali presenti (ad esclusione di un consigliere del gruppo democra­tico-popolare, presidente della locale sezione dell'A.N.F.Fa.S.) hanno criticamente preso posizio­ne contro le iniziative sopra elencate.

Riportiamo le conclusioni del convegno.

 

Il Comitato organizzatore prende atto con profonda sod­disfazione del pieno successo ottenuto dal Convegno e per la partecipazione diretta ed efficace della cittadinan­za, e per le validissime indicazioni emerse, tanto sul pia­no della elaborazione delle tesi di massima, quanto su quello delle proposte concrete di immediata o più lonta­na attuazione.

Dalla profonda analisi condotta dal Convegno sulle cau­se della emarginazione ad ogni livello, che ben sono sta­te individuate nei mali endemici del profitto, della produt­tività e del consumismo da cui è afflitta l'attuale società, è scaturito il concetto base della assoluta necessità di una politica che abbia al suo centro la persona umana, co­me depositaria di valori ben precisi, indipendentemente dalle sue maggiori o minori capacità di produrre.

Ne consegue che per affrontare correttamente il pro­blema specifico degli handicappati occorre inserirlo in quel­lo più generale della creazione di un vasto sistema di si­curezza sociale.

Su tale impostazione e sull'urgenza di non procrasti­nare oltre il processo di attuazione della sicurezza socia­le si sono dichiarati d'accordo tutti coloro che hanno una più avanzata sensibilità sindacale, politica, religiosa.

Si impone pertanto come determinante il discorso sul­le riforme sanitaria, previdenziale, assistenziale, scolasti­ca, ecc. Nel frattempo, in attesa che ognuna di esse pos­sa diventare una realtà concreta, emerge la necessità che ogni iniziativa dell'Autorità statale e, per quel che ci riguarda più da vicino, dell'Autorità regionale non sia più frammentaria, disunita, miope; ma si muova all'interno di un disegno organico anticipatore e preparatore delle ri­forme stesse.

Risulta altrettanto evidente che ogni piano di riforma non potrà prescindere da taluni elementi fondamentali e caratterizzanti:

- il decentramento territoriale attraverso la costitu­zione dei servizi territoriali sanitari e sociali, che sono i soli capaci di soddisfare adeguatamente i bisogni del cit­tadino;

- l'autogestione del gruppo sociale facente capo all'istituzione locale di base, attualmente costituita dal Co­mune e dalla Comunità montana.

La gestione di tali servizi, delegata dalla Regione alle comunità di base, dovrà essere effettivamente affidata al­la popolazione dei quartieri, delle zone, dei Comuni, delle Comunità montane, perché soltanto una partecipazione di­retta alla risoluzione dei singoli problemi concreti pub sensibilizzare i cittadini al complesso delle questioni so­ciali.

Se l'istituzionalizzazione e i provvedimenti che portano a forme di netta emarginazione alterano, impoveriscono, interrompono i rapporti tra i portatori di qualche handicap e gli altri, non possiamo certo risolvere questi gravi pro­blemi fermandoci alle conferenze e alle discussioni.

La ricostruzione di legami umanamente più ricchi e va­lidi può avvenire soltanto accettando coraggiosamente l'handicap del singolo come handicap della comunità stes­sa. Il cittadino deve potersi occupare dei problemi del di­soccupato, dell'anziano, della casalinga, del lavoratore in fabbrica, dell'handicappato, nella raggiunta convinzione che, soltanto nel soddisfacimento dei bisogni della col­lettività e nella salvaguardia dei diritti di tutti i suoi com­ponenti compresi i più deboli, egli stesso potrà essere ragionevolmente tutelato nei suoi diritti e riceverà la ri­sposta alle proprie esigenze.

Alla luce dell'impostazione delineata, la cui validità è ampiamente confortata:

- dall'attuale indirizzo del Sindacato unitario (preven­zione dei rischi da lavoro, tutela dell'ambiente di lavoro, inquadramento unico, ecc.);

- dalle politiche avviate in altre regioni d'Italia ove l'avanzato processo di smantellamento delle strutture emarginanti costituisce un significativo esempio;

- dalle iniziative assunte in campo socio-assistenziale da cattolici più coerenti;

appare quanto mai inopportuno il provvedimento di Leg­ge regionale 23-5-1973, 25, che prevede la costruzione di un «Istituto-centro regionale di servizi psico-medico-­pedagogici» in Comune di Sarre.

è sufficiente a giustificarlo la relazione che accompa­gna il testo di legge, ricca di sani concetti innovatori che sono in contraddizione con la creazione dell'Istituto, e priva di dati statistici atti ad illustrare la situazione degli handicappati in Valle d'Aosta.

Si evidenzia pertanto la necessità perentoria di una re­visione del provvedimento da parte del consesso delibe­rante e della riapertura di un dibattito sulle soluzioni date ad alcuni problemi in materia sanitaria e socio-assisten­ziale.

Altrettanto perentoria emerge l'urgenza di una accura­ta e corretta indagine conoscitiva con l'indicazione di pre­cisi dati statistici sulla situazione in Valle d'Aosta degli handicappati (psichici, fisici, sensoriali, caratteriali, ecc.), degli invalidi, degli anziani; indagine da sottoporre alla ve­rifica delle forze sindacali e politico-sociali. La conoscenza della realtà in cui si opera è il presupposto indispensabile per l'attuazione di un qualsiasi programma a contenuto socio-sanitario.

In considerazione del fatto che i provvedimenti che as­sume l'Amministrazione regionale investono direttamente come soggetto destinatario la popolazione valdostana, si ribadisce l'opportunità della partecipazione diretta dei cit­tadini e delle forze sociali alla elaborazione delle decisioni e alla gestione dei servizi.

I fondi stanziati per la costruzione dell'Istituto psico-­medico-pedagogico potranno essere più adeguatamente utilizzati accedendo a soluzioni alternative che prevedono strutture flessibili e decentrate di facile attuazione e di costo notevolmente ridotto.

Tali soluzioni, che presentano inoltre la qualificante ca­ratteristica di inserirsi nel futuro piano delle riforme, so­no contenute nelle seguenti proposte:

- realizzazione dei servizi di assistenza domiciliare (che potranno comprendere aiuti in denaro alle famiglie di handicappati con maggiori difficoltà economiche, dell'or­dine anche di L. 100 mila mensili) agli handicappati, agli invalidi, agli anziani, estensibili a tutto il contesto sociale. Ciò renderà possibile il rientro in famiglia, ove la situa­zione del nucleo familiare lo consenta, dei minori e degli adulti portatori di handicap non particolarmente gravi.

- Affidamenti familiari retribuiti per quei casi in cui il minore, per motivi particolari, non può rimanere nella famiglia di origine.

- La costituzione nei maggiori Centri della Valle (Ao­sta, Morgex, Châtillon, Verres, Pont St. Martin, ecc.) e nelle zone in cui la indagine conoscitiva ne avrà rilevato una particolare esigenza (di qui la necessità di suddividere in zone, sulla base delle Comunità montane, il territorio valdostano), di micro-comunità alloggio, in appartamenti di comune abitazione, per 5-6 handicappati afflitti da for­me anche molto gravi, per i quali non sia effettivamente possibile evitare il ricovero per cause familiari e fisiche. Gli stessi criteri potrebbero essere usati per i dimessi dagli ospedali psichiatrici e da altri istituti nell'ambito di apposite comunità. Alle comunità dovrà essere garantita, oltre alla presenza degli educatori interni alla comunità stessa, l'assistenza di operatori sociali, di personale medi­co e paramedico specializzato.

- L'abolizione delle classi speciali e differenziali.

L'inserimento nella scuola dell'infanzia ed in quella dell'obbligo dei minori handicappati, anche in considerazione dal fatto che ormai un numero crescente di educatori del­la Valle si è dichiarato pienamente disponibile ad accettare gli handicappati nelle proprie classi normali. Tale solu­zione postula necessariamente una adeguata assistenza psico-medico-pedagogica da svolgere nella scuola attra­verso l'azione dell'équipe di base del Comune o della Co­munità montana. Ciò implica l'avvio, almeno in alcuni ples­si scolastici e a titolo sperimentale, della scuola a tempo

pieno con l'impegno di estenderla a tutta la scuola dell'obbligo.

- Il reperimento di personale medico e paramedico specializzato, sia con soluzioni esterne alla Valle che at­traverso borse di studio per studenti e operatori sanitari valdostani. Per il personale scolastico si può puntare sulla formazione polivalente sul piano didattico e di specializ­zazione, e incoraggiando la partecipazione a corsi e stages specifici per esempio presso l'istituto Mainero di Torino e la Scuola di Formazione degli Educatori Specializzati (S.F.E.S.) di Torino.

L'attuazione delle proposte formulate prevede quale condizione determinante la responsabilizzazione dei Co­muni e delle costituende Comunità montane, attraverso il decentramento a quel livello della direzione e gestione de­mocratica dei servizi sociali, sanitari e assistenziali, con particolare riguardo a quelli concernenti gli handicappati (micro-comunità, assistenza sanitaria domiciliare e sco­lastica, ecc.), con l'assunzione da parte della Regione degli oneri relativi.

Dare l'avvio alle soluzioni prospettate vuol dire, fra l'altro, porre le prime basi per la «zonizzazione» della Valle d'Aosta; formare il personale specializzato necessa­rio alla Unità locale dei servizi socio-sanitari, ai distretti, alle Unità di base; vuol dire responsabilizzare i cittadini e cioè prepararsi alla realizzazione delle riforme.

Considerata la validità delle conclusioni scaturite dal Convegno, il Comitato organizzatore ritiene doveroso sot­toporle alla attenzione degli Amministratori ed alla verifi­ca dell'intera Comunità della Valle. Si rivolge alle forze politiche, sindacali, sociali e religiose, perché su questa base, si muovano costruttivamente per la realizzazione in tempi brevi di un piano organico di servizi sociali, sanitari e assistenziali.

 

IL COMITATO ORGANIZZATORE

 

- per il Movimento di Cooperazione Educativa: Sergio BOSONETTO

- per l'Unione Italiana per la promozione dei Diritti del Minore: Caterina VIGNA FRASSY

- per l'Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili del­la Valle d'Aosta: Francesco SACCAGNO

- per la Federazione valdostana CISL-CGIL-SAVT-UIL: Carlo POLLIOTTI e Ersilia TIERI.

 

 

(1) Vedasi al riguardo G. BOLLEA, Le strutture portanti ed operative di base per una organizzazione della neuropsi­chiatria infantile a livello regionale, in Neuropsichiatria infantile, 129, gennaio 1972, pag. 76 e segg. Relazione tenuta al Convegno di Aosta del 27-3-1971 indetto dall'Assessorato regionale alla sanità.

(2) Vedasi l'editoriale di questo numero.

 

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