LA REGIONE PIEMONTE E IL COMUNE DI TORINO AFFERMANO DI NON DISPORRE DELLE RISORSE NECESSARIE A FAVORE DELLA FASCIA PIÙ DEBOLE DELLA POPOLAZIONE, TUTTAVIA...

...CONTINUANO A FINANZIARE ATTIVITÀ NON INDISPENSABILI...

da “ControCittà
suppl. nn.1-2  2009

"I finanziamenti delle istituzioni pubbliche (Parlamento, Governo, Regioni, Province, Comuni, ecc.) dovrebbero essere destinati in primo luogo (il che non vuol dire in modo esclusivo) a garantire, se necessario con una gradualità definita per quanto concerne la quantità delle risorse e i tempi, condizioni accettabili di vita alle persone in gravi condizioni di disagio e non in grado di provvedere autonomamente alle loro esigenze vitali."

Le allarmanti carenze di Torino e del Piemonte in merito alla cura degli anziani cronici non autosufficienti, dei malati di Alzheimer e delle persone colpite da altre forme di demenza senile

Come risulta dalla documentazione raccolta:
- sono ancora gravemente carenti le prestazioni relative alle cure domiciliari;
- mancano in Piemonte ben 8-10mila posti letto, di cui 2mila nella città di Torino, nonostante che i succitati malati abbiano diritto alle cure sanitarie a seguito della legge 692/1955, diritto confermato dalla legge di riforma sanitaria, nonché dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001 e dall’articolo 54 della legge 289/2002.

È vero che da anni la competenza ad intervenire nei riguardi dei malati cronici è del Servizio sanitario regionale, ma è altrettanto vero che, a seguito dell’estinzione di numerose Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza) al Comune di Torino sono pervenuti beni (interi fabbricati, alloggi, negozi, terreni, ecc.) aventi oggi un valore di oltre un miliardo di euro: una parte consistente di detti patrimoni appartenevano a Ipab che provvedevano al ricovero degli anziani cronici non autosufficienti.

A causa della mancanza a Torino di 2mila posti letto per gli anziani cronici e per i dementi senili, numerosi sono i ricoveri disposti in Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) situate anche a 100 chilometri dal capoluogo del Piemonte.

Ne consegue che ai congiunti viene di fatto impedito di fornire ai malati il costante sostegno materiale e morale che vorrebbero assicurare.

 Inoltre occorre tener conto che non ci sono nella città di Torino case di cura private convenzionate nelle quali sono inviati dagli ospedali gli anziani non autosufficienti ed i dementi senili appena terminata la fase acuta della malattia.

Esse sono situate ad Arignano, Pianezza, San Carlo e San Maurizio Canavese e a Lanzo, creando gravi disagi ai loro congiunti analoghi a quelli descritti in precedenza.

 La mancanza di posti letto provoca anche la creazione di liste di attesa (anche di 2-3 anni), con la conseguenza che, in violazione alle leggi vigenti, i malati sono posti a carico dei parenti, anche per quanto riguarda gli oneri economici.

A volte le inadempienze della Regione Piemonte obbligano i parenti a sborsare anche 50-70 mila euro per le spese di ricovero interamente a loro carico.

Per quanto riguarda le persone con limitata o nulla autonomia, perché colpite da grave insufficienza intellettiva, il Comune di Torino, al quale da oltre cento anni le leggi hanno attribuito l’obbligo di provvedere alla loro assistenza e, se necessario, alla loro accoglienza residenziale, ne ricovera molti lontano dalla città e addirittura in strutture, come quella recente di Pessione, che hanno tutte le caratteristiche dell’istituto emarginante.

Inoltre sono gravemente insufficienti gli interventi per i malati psichiatrici (servizi domiciliari, strutture semiresidenziali, comunità alloggio).

 

Imponenti i finanziamenti del Comune di Torino per attività non indispensabili

Fra gli imponenti finanziamenti decisi dal Comune di Torino per attività non riguardanti la sopravvivenza delle persone in gravi condizioni di disagio, segnaliamo:

·  l’acquisto del cofano di Limoges con l’esborso di circa 1,5 milioni di euro;

·  la spesa di 5 milioni di euro per la ristrutturazione del ristorante di lusso S. Giorgio;

·  l’esborso di 3 milioni 880mila euro per la «bruttura architettonica comparsa davanti all’ingresso principale del cimitero sud di Torino» (come ha scritto scandalizzato un cronista su La Stampa del 5 settembre 2005);

·  il preannunciato deficit di 6-7 milioni di euro derivante dalla gestione degli impianti già destinati alle Olimpiadi anche perché progettati senza averne stabilito l’utilizzo prima della loro predisposizione;

·  l’investimento di 3 milioni e mezzo di euro per l’ecomuseo di via Bossoli;

·  la stipula di un mutuo di 20 milioni di euro per l’acquisto della proprietà del Centro congressi del Lingotto;

·  il costo di 14 milioni di euro della passerella pedonale che collega il villaggio ex olimpico all’Oval.

 

Il Comune di Torino sottrae ai cittadini più deboli 43 milioni di euro

A queste illogiche iniziative, occorre aggiungere la sottrazione alla fascia più debole dei torinesi di ben 43 milioni di euro disposta dalla Giunta comunale di Torino con la delibera del 14 dicembre 2007 come risulta dall’articolo “Il Comune di Torino incassa 43 milioni di euro dalla vendita di patrimoni vincolati all’assistenza ma non li destina alla creazione di 2mila posti letto mancanti per gli anziani non autosufficienti”.

 

Una inopportuna iniziativa della Regione Piemonte

La Presidente della Regione Piemonte On. Mercedes Bresso (La Stampa del 14 ottobre 2008) ha annunciato la riduzione, a partire dal 1° gennaio 2009, dell’addizionale Irpef «per i cittadini che hanno un reddito compreso fra i 15mila euro e i 22mila euro», con un minor incasso da parte della Regione di 29 milioni di euro all’anno.

Anche in questo caso la Regione Piemonte non solo si è dimenticata dei vecchi malati non autosufficienti, ma anche di tutti coloro che hanno redditi da fame: 255 euro al mese è, com’è noto, la pensione dei soggetti con handicap: l’importo mensile dell’assegno sociale è di 396 euro e quello della pensione minima è di 450, senza contare che altre persone stanno ancora peggio.

Ad esempio le donne casalinghe di età inferiore ai 65 anni che non hanno nemmeno diritto all’assegno sociale.

 

Le spese ingiustificate della Regione Piemonte

Lungo è l’elenco delle spese della Regione Piemonte che non trovano alcuna giustificazione, soprattutto se si tiene conto delle gravissime carenze presenti nel settore degli anziani malati cronici non autosufficienti.

Nel numero 1/2, 2007 di Controcittà sono stati elencati i «rilevanti finanziamenti della Regione Piemonte per iniziative non concernenti la sopravvivenza dei cittadini in gravi condizioni di bisogno», come, ad esempio:

·       l’erogazione di 8 milioni di euro alla Fondazione Centro internazione del cavallo;

·       lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per il Salone del gusto;

·       il versamento di 2,7 milioni di euro per il castello di Rivoli;

·       l’elargizione complessiva di 15 milioni di euro per i teatri Regio e Stabile, per musei e festival;

·       la spesa di 1 milione 723mila di euro per l’assunzione di 53 “portaborse” regionali.

 Alla Fondazione postolimpica la Regione Piemonte ha assegnato 20 milioni di euro, mentre altri 10 sono stati erogati dalla stessa Regione, nonché dal Comune e dalla provincia di Torino.

A parte il rilevante spreco di denaro pubblico derivante dalla costruzione di Atrium e Medals Plaza (in funzione per poche settimane e progettati senza averne individuato la futura destinazione) segnaliamo che per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità nazionale (La Stampa del 14 ottobre 2008) sono previsti i seguenti finanziamenti:

 

Opere

(gli stanziamenti a lato sono in milioni di euro)

Investimenti necessari

Risorse reali

Fondo nazionale

Parco Dora (Torino)

65,5

28,7

36,8

Broletto (Novara)

14,4

8,0

6,4

Reggia di Venaria Reale

38,5

18,5

20,0

Borgo Medievale (Torino)

9,0

2,8

6,2

Palazzo Reale (Torino)

33,5

20,0

11,5

Parco del Valentino (Torino)

15,0

8,0

7,0

Mastio della Cittadella (Torino)

10,0

2,6

7,4

Museo del Risorgimento (Torino)

4,0

2,0

2,0

Venaria Reale (riqualificazione borgo)

12,0

4,8

7,2

Navigabilità del Po

10,0

4,0

6,0

Collegamento stradale Torino-Venaria

25,0

10,0

15,0

Palazzo Carignano (Torino)

10,0

4,0

6,0

Castello del Valentino (Torino)

12,0

7,0

5,0

Parco Stura (Torino)

7,0

2,0

5,0

Science Center (Torino)

30,0

20,0

10,0

 

Nonostante le enormi carenze presenti nei servizi essenziali per i cittadini più deboli, la Regione Piemonte intende spendere ben 190 milioni di euro per la costruzione di un grattacielo e rileviamo che senza alcun motivo la Regione Piemonte arricchisce le case di cura private convenzionate inviandovi pazienti che, molto più opportunamente, per le necessarie prestazioni sanitarie e con una spesa molto inferiore, potrebbero essere curati, predisponendo letti di deospedalizzazione protetta, presso l’istituto di riposo per la vecchiaia e la casa geriatrica Carlo Alberto di Torino.

 

Altri finanziamenti non prioritari

Aggiorniamo l’elenco delle risorse destinate dagli amministratori della Regione, delle Province e dei Comuni del Piemonte ad

comportamenti devono essere condannati sotto tutti i punti di vista, a cominciare dagli aspetti etico-sociali.di capacità e autattività non legate alla sopravvivenza delle persone:

·       la struttura di Rivoli, ribattezzata “Viagra blu”, è costata 2 milioni di euro e finora ne ha fruttati 2 mila (La Stampa del 22 giugno 2008);

·       investiti 2,2 milioni di euro per la ristrutturazione di una cascina del Parco della Mandria da destinare a ricettività turistica con bar e ristoranti (La Stampa del 24 luglio 2008);

·       la Regione Piemonte acquista per 60 milioni di euro la palazzina di caccia di Stupinigi per trasformarla in un museo della moda e per destinare le cascine circostanti ad atelier di stilisti italiani e internazionali (La Stampa del 24 luglio 2007);

·       secondo il gruppo di Alleanza nazionale (Il Giornale del Piemonte del 7 agosto 2008) dall’Amministrazione provinciale di Torino «Associazioni ed enti direttamente o indirettamente riconducibili a una sola persona hanno introitato, fra giugno 2004 e dicembre 2007, 620 mila euro e 170 mila sono stati già stanziati nel 2008». La nuova sede della Provincia di Torino di corso Inghilterra «è costata più di 60 milioni». A sua volta il museo del cinema «raccoglie in 3 anni e mezzo più di un milione e 200 mila euro», e la Fondazione per il libro, la musica e la cultura «dal 2004 al 2007 ha percepito un milione e 692 mila euro». Inoltre (La Stampa del 7 agosto 2007) la Provincia di Torino ha elargito a Eataly 132.400 euro. Sullo stesso giornale il Presidente Antonio Saitta dichiara che, oltre alla partecipazione della Provincia di Torino al Salone del libro, al Museo Egizio e al Museo del cinema «finanziamo 140 bande musicali, 50 soggetti teatrali e 28 ecomusei»;

·       due milioni di euro sono stati stanziati dalla Regione Piemonte per la «ristrutturazione di conventi e santuari» e per «la costruzione di un ostello per pellegrini a Belmonte» (Il Giornale del Piemonte del 12 agosto 2008);

·       per il castello di Moncalieri (La Stampa del 14 agosto 2008) l’Assessore alla cultura della Regione Piemonte, Gianni Oliva, «rilancia il progetto del “Museo della seduzione” tra settecento e ottocento, una panoramica della seduzione articolata su alcuni personaggi noti e meno noti della storia sabauda». Secondo l’Assessore Oliva detto museo «potrebbe raccordarsi al museo dell’amor cortese previsto alla “Castiglia” di Saluzzo»;

·       la Regione Piemonte e la Provincia di Torino hanno concordato finanziamenti per il Forte di Fenestrelle per «un intervento complessivo di 6 milioni con fondi regionali da attuarsi fra il 2008 e il 2011. Tra i progetti anche un parcheggio annesso all’impianto di risalita, l’acquisizione e la messa in sicurezza della ridotta Carlo Alberto e la ristrutturazione delle strade di collegamento tra la strada regionale 23 e il complesso di Pra Catinat, un centro di educazione ambientale da 350 posti letto». Il succitato stanziamento di 6 milioni di euro comprende anche la spesa per la posa di un impianto di risalita nel Forte di Fenestrelle;

·       secondo le dichiarazioni rilasciate da Alberto Vanelli, Direttore della Reggia di Venaria «Regione e Compagnia di S. Paolo offriranno un fondo apposito di alcuni milioni» per nuovi acquisti di opere;

·       nella rubrica di Marco Travaglio de la Repubblica del 14 settembre 2008, è stata pubblicata una lettera di Giuseppe Leonardelli in cui viene rilevato che fra la Compagnia Entertainment e la Regione Piemonte è intervenuto un accordo per la costruzione di una nuova società di produzione cinematografica che «sarebbe dotata inizialmente di un budget pari a 14 milioni di euro con i quali si finanzierà, a partire dal 2009, film indirizzati al mercato internazionale»;

·       nel terreno della Villa della Regina di Torino sono stati piantati una trentina di filari di vite (2.725 “barbatelle” di vitigni vari) su iniziativa (e relativi costi) del Ministero dei beni culturali, della Regione Piemonte e della Provincia di Torino. Si presume la produzione di 6.000 bottiglie di vino. Per la vendemmia del 2008 il vino prodotto non è destinato al commercio, ma ad analisi per accertare «quale tipo di freisa può produrre Villa della Regina: quella ferma, vivace o da invecchiamento» (La Stampa del 18 settembre 2008);

·       “Assalto alla gita degli over sessanta. Prezzi da 11 a 60 euro per due giorni a Venezia”. È questo il titolo riportato da La Stampa dell’8 ottobre 2008 per viaggi «a un prezzo che è un regalo». Infatti, l’iniziativa decisa dalla 3ª Circoscrizione, comprende «il trasporto in bus gran turismo per tutti i trasferimenti, la presenza di un accompagnatore-guida durante le visite, un rinfresco e un aperitivo in un locale tipico, un pranzo in trattoria o ristorante, ingresso a musei, battelli e quanto previsto nel programma, un’assicurazione»;

·       secondo La Stampa del 9 ottobre 2008 «il bilancio di Expo 2000 si è chiuso in passivo». L’importo «è considerevole: 600 mila euro»;

·       di fronte alla spesa prevista in 17 milioni di euro, sono stati incassati dai visitatori della Reggia di Venaria e delle altre attrattive 7 milioni di euro (La Stampa del 10 ottobre 2008);

·       non tenendo conto che prima ci sono le necessità vitali (abitazione, alimentazione, vestiario, ecc.) e poi c’è l’arte, l’assessore alla cultura del Comune di Torino, Fiorenzo Alfieri, ha dichiarato a La Stampa del 14 ottobre 2008 i seguenti eventi riguardanti l’arte contemporanea: «venerdì 30 ottobre alla Fondazione Merz verrà inaugurata la più importante personale che mai sia stata organizzata in Europa dall’artista multimediale Mattew Barney; sabato 31 ottobre in via Giordano Bruno si inaugurerà il Parco di arte vivente, due ettari di verde nei quali, su progetto dell’artista Piero Gilardi, i cittadini potranno sperimentare in laboratori a loro dedicati non un’arte contemporanea qualsiasi ma quel genere di arte che può aiutarli a ricostruire il rapporto quanto mai lacerato che esiste oggi in occidente tra le persone e la natura».

·       l’Assessore alla cultura della Regione Piemonte, Gianni Oliva, nel presentare l’organizzazione di spettacoli e concerti nell’ospedale Molinette rivolti ai pazienti ivi ricoverati, ha affermato che «la cultura è benessere» (La Stampa del 17 ottobre 2008). Lo segnaliamo alle migliaia di famiglie i cui congiunti anziani malati cronici non sono curati dalla Regione Piemonte ma messi in illegali liste di attesa anche per 2-3 anni;

·       giace in uno dei depositi del Caat (Centro agro alimentare Torino) di Grugliasco, smontato e imballato, un altro esempio delle spese assurde sostenute per le Olimpiadi. Si tratta della famosa “Medals Plaza” che, dopo aver troneggiato in piazza Castello, nessuno sa che cosa farne. Evidentemente era troppo difficile progettare la struttura per essere usata dopo le olimpiadi, prevedendo gli opportuni adattamenti per il breve periodo delle premiazioni. Il costo non è stato indifferente: ben 3 milioni 560mila euro, a cui occorre aggiungere ben 56mila euro per lo smontaggio e quelli che non conosciamo per la progettazione e, attualmente, per il deposito dei pezzi smontati (La Stampa del 20 ottobre 2008);

·       il Centro restauri, istituito con una assordante campagna pubblicitaria, situato presso le ex scuderie della Reggia di Venaria, recuperate con una spesa di 13 milioni di euro e inaugurato il 21 marzo 2005 «che doveva rappresentare un fiore all’occhiello della rinascita dell’area sulla base del rinnovato splendore della Reggia di Venaria» (la Repubblica e La Stampa del 30 ottobre 2008) presenta un passivo di 700mila euro, passivo che emerge nonostante gli stanziamenti “ordinari”: 500mila euro versati dalla Regione Piemonte e dalla Compagnia di S. Paolo e 250mila euro dalla Fondazione Crt;

·       secondo le notizie apparse su La voce del popolo del 9 novembre 2008 «sta per essere trasferita a imprenditori privati la gestione degli impianti post-olimpici di Torino 2006, insieme alla possibilità di gestire un budget imponente – 18 milioni di euro – stanziati a suo tempo dagli enti pubblici per il riutilizzo delle strutture che ospitarono i giochi invernali». La decisione è stata assunta in quanto il bilancio dei primi due anni di gestione ha comportato una perdita di 12 milioni di euro a carico degli enti pubblici (Comune, Provincia di Torino e Regione Piemonte);

·       il costo mensile dell’Oval, la struttura in cui si sono svolti incontri di pattinaggio durante le olimpiadi, è di 200mila euro. Ne deriva, come precisa La Stampa del 10 novembre 2008 che «è impossibile che qualcuno sia disposto a sobbarcarsi una spesa così»;

·       per «un allestimento più grande, più moderno e completamente rinnovato» del Museo Egizio di Torino è previsto un costo di «50 milioni di euro a carico della Regione Piemonte (7 milioni), Provincia (3), Comune (10), Compagnia di S. Paolo (25), Fondazione Crt (5)». Altri 41 milioni di euro sono stati preventivati per il trasferimento della Galleria Sabauda nella manica nuova di Palazzo Reale;

·       la Regione Piemonte ha approvato una legge (La Stampa del 27 novembre 2008) per l’erogazione di 700mila euro. Nella relazione redatta da Marco Bellion (Pd) e da Giampiero Leo (Forza Italia) la somma è stata stanziata per «tutelare il ricco patrimonio regionale costituito dalle meridiane disegnate sui muri delle vecchie case, orologi solari superati dall’avvento dell’orologio meccanico che dovrebbero continuare a vivere come occasione per mantenere l’uomo in contatto con le proprie radici»;

·       secondo le dichiarazioni di Vincenzo Chieppa (La Stampa del 3 dicembre 2008) nel bilancio predisposto dalla Regione Piemonte per il 2009 «si prevede di impegnare ben 7,5 milioni per realizzare un impianto di risalita e un fuoripista nel comprensorio sciistico del Monte Rosa».

 

L’illogica e pericolosa proposta della Presidente della Regione Piemonte volta a imporre il pagamento da parte dei cittadini di una assicurazione privata per coprire le spese riguardanti le cure sanitarie e socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti

Assodato che non è assolutamente vero quel che viene affermato dalla Presidente della Regione Piemonte circa la mancanza di risorse economiche (il vero problema è quello di ridurre le spese non indispensabili), ricordiamo ancora una volta all’on. Mercedes Bresso che gli anziani malati cronici non autosufficienti sono soggetti malati che, in quanto tali, hanno diritto ad essere curati dalla sanità.

Si tratta di un principio elementare il cui mancato rispetto costituisce una gravissima violazione del diritto fondamentale alle cure sanitarie e della stessa dignità della persona.

 

È assolutamente inaccettabile la proposta dell’on. Bresso di relegare detto diritto al pagamento da parte dei cittadini di una assicurazione privata

Le oltre 23 mila firme raccolte in merito alla petizione popolare presentata da molte decine di organizzazioni sociali di base e appoggiata dagli ordini del giorno della Provincia di Torino, di Comuni e di Circoscrizioni dimostrano che occorre che la Regione Piemonte assuma con la massima sollecitudine possibile iniziative volte a risolvere le drammatiche condizioni della fascia più debole della popolazione piemontese (anziani cronici non autosufficienti, soggetti con handicap intellettivo e limitata o nulla autonomia, persone colpite dal morbo di Alzheimer e da altre forme di demenza senile, malati psichiatrici).

 

Una netta presa di posizione

Riportiamo l’articolo “La cultura della mosca cocchiera” di Ettore Boffano, pubblicato su la Repubblica dell’11 gennaio 2009.

«Un carrozzone tirato da sei cavalli saliva su per una via erta, rotta, sabbiosa. I viaggiatori erano scesi e facevano a piedi il tratto di strada per alleggerire ai cavalli il peso e la fatica; tuttavia gli animali sudavano e soffiavano. Sopraggiunse una mosca. “Per fortuna sono arrivata io!”, esclamò». (“La mosca cocchiera”, Jean de La Fontaine).

Le favole, così come i proverbi e i modi di dire, non valgono sempre per tutte le stagioni. O, per meglio dire, non si adattano tutte e nello stesso momento, a ciascuna fase della vita e della storia umana.

Se proprio, infatti, fosse davvero così necessario trovare un proverbio consono alla gestione pubblica della cultura torinese, allora forse sarebbe inevitabile sconfinare nella vicina Lombardia e ripetere senza sosta: «Ofelè, fa el to mestè» («Pasticcere, fai il tuo mestiere»).

Quanto alle favole, quale mai potrebbe essere più attuale di quella della “Mosca cocchiera” per chi (assessore comunale, operatore culturale a cachet pubblico, giornalista in palese conflitto d’interessi tra la propria professione e gli ingenti finanziamenti ricevuti dalla cultura pubblica, artista sovvenzionato e dai ristretti confini torinesi) da anni vaneggia sul proprio ruolo salvifico nei confronti di Torino, dimenticando l’avvocato Agnelli (chi ci “regalò” sul serio le Olimpiadi invernali?), Cantarella e Fresco (chi stipulò l’“opzione Put” con la General Motors?) e persino l’attualissimo e contemporaneo Marchionne.

Ma la realtà, serva della verità a differenza dei sogni e degli incubi, fa giustizia in queste ore di queste autoincensazioni volgari e mendaci. Anche gli impiegati della Fiat, infatti, finiscono in cassa integrazione per due settimane, mentre davanti alle mense dei poveri della carità cattolica si allungano sui marciapiedi invasi dalla neve le file di chi ha bisogno, e mentre l’Assessore Gianguido Passoni (un cognome che ha scritto, con la coerenza e con gli ideali mai rinnegati, la storia della sinistra torinese) è costretto a far quadrare i bilanci di Palazzo di Città intaccando, prima ancora dei fondi per la cultura, addirittura le risorse del welfare. E non esiste più, forse, una Torino di “chi fa fatica” e che la cultura non se la può permettere (o è sparita con le giunte Novelli)?

Eppure gli strilli di chi, per anni, ha dragato (grazie ai derivati e a trasferimenti futuri della spesa) i conti pubblici, rincorrendo gigantismi e megalomanie, si levano alti ripetendo i tormentoni dei “tagli canaglia” per la cultura e dei “posti di lavoro” che quel settore rischia di perdere e che «non sono meno importanti di quelli dell’industria». Il tutto condito con una falsità assoluta: nella cultura cittadina o regionale «non ci sono mai stati sprechi».

Esaminiamo allora, una per una, queste menzogne. Sono davvero i “tagli” nazionali e locali sulla cultura il frutto di un disegno occulto dell’antica “Fodria” (le “Forze oscurantiste della reazione in agguato”) o non si spiegano invece con una congiuntura internazionale, nazionale e locale immensa e assai prevedibile se solo si fosse dato ascolto non tanto al “nemico” Tremonti, ma anche solo ai compagni di partito Visco e Bersani o magari alle analisi subalpine di Giuseppe Berta? Ma sono poi “tagli” effettivi i mancati finanziamenti per opere faraoniche come la Biblioteca del Bellini o per i progetti esagerati di “Italia 2011” nei quali sono già stati sperperati anticipi milionari che non torneranno mai più nelle casse pubbliche? E che cosa dovrebbero mai tagliare coloro che hanno il dovere di garantire prima di tutto i servizi essenziali per i cittadini? Riguardo a tutto questo, poi, non può certo consolarci, per dare una qualunque risposta a questi interrogativi, prendersela con il ministro berlusconiano Bondi (vero, Assessore Gianni Oliva?).

Veniamo ora ai “posti di lavoro”. Di quanto sono davvero aumentati in questi anni gli organici delle strutture pubbliche della cultura torinese (gli unici “posti di lavoro” stabili, strutturali e degni di questo nome)? Parliamo del Regio, dello Stabile, della Galleria d’Arte Moderna e della Biblioteca Civica. Perché confondere alcune “clientele” (gestite per ragioni di partito, per rapporti amicali, per evidenti compromissioni familiari) coni “posti di lavoro”? Lasciando perdere (per favore e per decenza) le citazioni del Museo del Cinema: infatti, che cosa pensava e scriveva dieci anni fa, riguardo a Ugo Perone e alla sua straordinaria intuizione, chi oggi lo magnifica? E magari anche il Museo Egizio: da che parte stava infatti, chi oggi lo esalta, quando autorevoli esponenti dell’industria torinese proponevano di trasferirlo a Venaria?

Ultima, ma non meno importante, ecco infine la questione degli “sprechi”. Quanto è davvero costato, per le “Olimpiadi della Cultura”, il “Domani” di Ronconi: 10 milioni di euro o ancora di più? Quale fu il reale esborso per le prebende della gestione di Le Moli? E quante stagioni dello Stabile si sarebbero potute finanziare con tutto quel denaro? E chi ci ridarà i soldi investiti per la progettazione milionaria, secondo le norme della Ue, della Biblioteca del Bellini realizzabile solo al patto di trovare accordi con personaggi del calibro di Totò Ligresti? Non sarebbe stato più giusto usare quelle somme per le biblioteche dei quartieri di periferia? E quanto spendiamo per far allestire ogni anno le ripetitive “Luci d’artista” o il mega stand del Comune (che notoriamente non svolge attività editoriali) per la Fiera del Libro? Infine, tenuto conto della difficile situazione della Fondazione Musei (che gestisce molti posti di lavoro” culturali e deve pagare ogni mese stipendi e salari), perché aprire a tutti i costi, entro il 2008 e con il difficile 2009 che ci attende, il nuovo Museo di Arte Orientale (un dubbio che attraversa i pensieri persino della presidente della Fondazione)? E tutto ciò non sarebbe stato evitato se solo si avesse avuto la contezza delle proprie dimensioni, del proprio ruolo, delle proprie possibilità, di uno «sviluppo culturale compatibile» e della congruità di una spesa per tutti e non solo per le élites? Che senso ha, infine, parlare di cultura come se fosse un vero settore produttivo, dimenticandosi però programmazione, capacità di previsione finanziaria e congiunturale, realismo imprenditoriale, ma invocando invece, nei momenti di crisi, l’alterità della stessa cultura rispetto a qualsiasi valutazione economica?

Ogni cosa però ha una spiegazione: la megalomania cronica. Che è una malattia della mente e che, a diversità di tante altre affezioni del corpo umano (l’embolia, ad esempio), non si può nemmeno curare e che, purtroppo, può condurci sino al delirio di gridare: «Per fortuna, sono arrivato io!».

 

Tre pareri

in relazione alla campagna pubblicitaria relativa alla manifestazione “Artissima”, riportiamo la lettera di Carlo Ferreri, pubblicata su la Repubblica del 16 novembre 2008: «Dopo aver letto che gli enti locali – Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte – e le fondazioni bancarie – Compagnia di S. Paolo e Fondazione Crt – hanno finanziato Artissima con quasi un milione di euro, ho pensato di controllare personalmente se la spesa fosse giustificata. Al termine della visita (durata circa tre ore), ho trovato una sola parola che esprimesse in modo appropriato quanto ho visto: sconcertante! Escludendo alcune opere che denotavano una certa originalità e un effettivo lavoro da parte degli autori, mi è sembrata una rassegna delle cose più assurde e ridicole. Mi chiedo se, con la grave crisi economica che stiamo attraversando e la necessità, più volte ribadita, di ridurre gli sprechi, non si potessero utilizzare in modo proficuo per la collettività le risorse che sono state destinate a questa fiera. Spero che qualcuno non risponda che simili iniziative sono utili per avvicinare i cittadini all’arte contemporanea, dato che il biglietto d’ingresso costava ben 13 euro. Aggiungo solo che la Regione Piemonte – attraverso il Frac (Fondo regionale per l’arte contemporanea) – il Comune di Torino – tramite la Fondazione Torino Musei – e la Fondazione Crt hanno acquistato una ventina di opere».

Di analogo contenuto la lettera “Aiutatemi a capire l’arte” pubblicata su La Stampa del 5 dicembre 2008: «Domenica 8 dicembre mi sono recato al Castello di Rivoli per visitare il Museo d’arte contemporanea in occasione della T2 Torino Triennale 50 lune di Saturno. Devo premettere con tutta onestà di non essere un esperto in questa disciplina della cultura e dell’arte ma comunque abbastanza aperto ad ogni manifestazione artistica anche la più estrema. La mia premessa giustificherà il parere negativo che ne ho ricevuto, con tutto il rispetto per i grandi artisti invitati alla rassegna, sorpreso più che mai dalla banalità, dalla incoerenza, dalla irriverenza e dalla nullità di certe opere. Per una persona di media cultura e con i piedi a terra come mi ritengo, mi sono sentito preso in giro o meglio ancora ho dovuto mantenere forzatamente un contegno serio e interessato per non svelare i veri sentimenti che provavo.

«Tra l’altro mi sono sorpreso a osservare le molte persone presenti alla mostra, leggendo negli occhi di molti le medesime mal celate espressioni di smarrimento e confusione. nella brochure che fa da commento alle opere dei vari artisti si parla tra l’altro di “digestioni culturali” e questa espressione stigmatizza realisticamente il contenuto delle opere. la presentazione fatta nel pieghevole è non solo estremamente enfatizzata ma sicuramente poco comprensibile a quel mondo di persone normali a cui penso di appartenere».

 Riportiamo la lettera di Antonino Salerno[1]: «L’Assessore Fiorenzo Alfieri, con la sua ultima lettera alla vostra rubrica, fa sapere senza giri di parole che le risorse per la cultura, già in caduta da un paio d’anni, avranno un tracollo in conseguenza della recessione alle porte. S’impongono delle scelte. Sicuramente non si può proporre a chi perde il lavoro di approfittare del tempo libero per visitare finalmente i nostri musei o a chi non riesce più a pagare il mutuo di non pensarci consolandosi con un buon concerto, perché si rischierebbe di uscirne, meritatamente, con le ossa rotte.

«Prima il pane, dunque. Si tratta allora di vedere come utilizzare le poche risorse che rimangono per il companatico.

«in questi anni la vita culturale di Torino si è arricchita e una parte del merito va data ai nostri amministratori che hanno saputo approfittare di una serie di circostanze felici, in testa le Olimpiadi, per investire significativamente anche nella cultura. C’è però un punto su cui mi sento di dissentire con l’analisi dell’Assessore ed è quando pone l’alternativa fra la desertificazione culturale del territorio e il salvataggio di alcune iniziative che portano turisti e attenzione internazionale, optando senza dubbio per queste ultime. Del vestito si sacrifica il tessuto, “la città della cultura”, per salvare la spilla di diamante. Credendo far bene.

«Le crisi, si sa, insieme alle difficoltà offrono anche l’occasione di rivedere abitudini pigre, credenze sbagliate e certezze immotivate che sembravano naturali e inamovibili fin che le cose andavano bene. Questa potrebbe essere l’occasione giusta per rivedere le finalità del nostro intervento pubblico nella cultura che è un po’ come dire l’occasione per avere anche in Italia una politica culturale. Faccio una proposta.

«non sarebbe più opportuno che in presenza di una riduzione dei finanziamenti, le limitate risorse destinate alla cultura tornino all’originale vocazione di stimolo alla crescita culturale del territorio? Qualcuno direbbe: che ci azzecca che siano invece utilizzate per stimolare il turismo o per marketing del territorio? Scopi nobilissimi, per carità. Bene per le sinergie, però devono essere tali, cioè sviluppare le parti che lo compongono, non essere a somma zero, non levate da una parte per metterle dall’altra. Se recuperiamo questa stella polare, non solo i grandi eventi devono essere promossi quando e nella misura in cui contribuiscono alla crescita culturale della nostra società, ma anche i più “democratici” interventi cosiddetti a pioggia devono rispondere al medesimo criterio perché non sempre accade.

«è necessario quindi che le politiche settoriali siano orientate a conciliare la qualità con la continuità dell’offerta, l’equilibrio e il radicamento territoriali, il rapporto costi-benefici in termini di fruizione, la capacità di raggiungere le fasce socialmente svantaggiate, la formazione professionale e amatoriale, la promozione delle produzioni locali e l’occupazione creata. Non meno importanti sono la massima trasparenza sull’utilizzo delle risorse, la pubblicità sui risultati e il rispetto della legalità e dei diritti degli artisti che, viene spesso dimenticato, insieme agli altri lavoratori rappresentano la risorsa più importante del settore. Troppo? Si farà quello che le risorse consentono ma nella direzione giusta. Forse per questa via potremo arginare la desertificazione socio-culturale del territorio di cui parla l’Assessore: perché oltre una certa soglia non si recupera più, poi non basta irrigare. Allora, prima il pane, subito dopo la cultura che risponde a bisogni diversi ma altrettanto importanti: riempire la propria esistenza di significato, sviluppare le proprie facoltà intellettuali, saper guardare oltre l’esistente, riappropriarsi del proprio futuro, trovare nella ragione del logos, ma anche nelle emozioni dell’arte, il senso del nostro stare insieme e, perché no, scoprire nuovi piaceri.


 

[1] Segretario generale del Sindacato lavoratori della comunicazione Cgil. La lettera è stata pubblicata su La Stampa del 12 dicembre 2008.

 

"Se i genitori indirizzassero le loro risorse alle attività culturali, ricreative e sportive dei loro figli dotati di capacità e lasciassero nella miseria i loro nati privi di autosufficienza perché malati o colpiti da handicap, tutti direbbero – e a ragione – che si tratta di persone indegne, i cui comportamenti devono essere condannati sotto tutti i punti di vista, a cominciare dagli aspetti etico-sociali.

Questo giudizio vale o non vale anche per gli amministratori che non utilizzano i finanziamenti ad essi affidati per assicurare in primo luogo condizioni accettabili di vita e adeguate cure sanitarie e assistenziali alla fascia più debole della popolazione?"